Capodogli ripresi mentre si colpiscono testa contro testa: le riprese con i droni confermano vecchie leggende marinare
I capodogli che si colpiscono con la testa non erano mai stati filmati prima d’ora, eppure i marinai del diciannovesimo secolo lo raccontavano da sempre. Riprese effettuate con i droni hanno finalmente confermato quello che per decenni era rimasto nel territorio delle ipotesi e delle storie da porto: questi enormi cetacei praticano davvero il headbutting, ovvero si scontrano frontalmente usando il cranio come un ariete. E la cosa più sorprendente? Non sono i maschi adulti a farlo, come tutti si aspettavano, ma i giovani.
Un gruppo di ricercatori della Università di St Andrews, in collaborazione con l’Università delle Azzorre e l’associazione Tursiops (un’organizzazione con sede nelle isole Baleari), ha documentato questo comportamento durante campagne di osservazione condotte tra il 2020 e il 2022 nelle Azzorre e nelle Baleari. I risultati sono stati pubblicati il 23 marzo 2026 sulla rivista Marine Mammal Science. Grazie alla prospettiva aerea dei droni, il team è riuscito a catturare i capodogli nell’atto di collidere testa contro testa, osservando anche le dinamiche sociali che circondavano questi scontri vicino alla superficie dell’oceano.
Perché lo fanno proprio i giovani capodogli?
Ecco il punto che ha lasciato tutti un po’ spiazzati. Lo studio ha rivelato che sono i capodogli sub adulti a praticare l’headbutting, non i grandi maschi che competono per l’accoppiamento. Questo ribalta parecchie assunzioni fatte finora. Il dottor Alec Burslem, primo autore della ricerca, ha dichiarato di essere rimasto colpito nel vedere finalmente documentato un comportamento ipotizzato per così tanto tempo ma mai descritto in modo sistematico.
La domanda che adesso si pongono gli scienziati è piuttosto diretta: perché? Potrebbe trattarsi di gioco, di una sorta di allenamento, oppure di vera competizione sociale tra individui giovani. Alcuni esperti sollevano anche una preoccupazione interessante: usare la testa come arma potrebbe essere rischioso, dato che proprio nel cranio dei capodogli si trovano strutture fondamentali per l’ecolocalizzazione e la comunicazione sonora.
Dalle leggende di mare alla scienza moderna
Le storie di capodogli capaci di affondare navi esistono da secoli. Il caso più celebre resta quello della baleniera Essex, un veliero di 27 metri affondato nel 1820 al largo delle Galapagos dopo essere stato colpito due volte da un grande maschio di capodoglio. Owen Chase, primo ufficiale a bordo, descrisse la scena con parole che mettono i brividi: il cetaceo avanzava a velocità doppia rispetto al normale, con la testa mezza fuori dall’acqua, in una furia che sembrava incontenibile. Quell’episodio ispirò poi Herman Melville nella scrittura di Moby Dick.
Altri resoconti simili riguardano le navi Ann Alexander e Kathleen, entrambe affondate in circostanze analoghe. Per molto tempo queste testimonianze sono state considerate esagerazioni tipiche dei racconti marinari. Adesso, con le riprese aeree dei droni, quella che sembrava folklore si rivela realtà scientifica.
Il dottor Burslem, oggi in forza all’Università delle Hawaii, ha sottolineato come la tecnologia stia trasformando lo studio della biologia marina. La prospettiva dall’alto offerta dai droni permette di osservare comportamenti vicino alla superficie che fino a poco tempo fa restavano praticamente invisibili. E ha lanciato un appello: chiunque abbia filmato qualcosa di simile è invitato a farsi avanti, perché ogni nuova osservazione potrebbe aiutare a capire a cosa serva davvero questo comportamento tra i capodogli. Qualcosa ci dice che le sorprese non sono finite qui.


