Chip in vetro contro i computer quantistici: la scoperta italiana che cambia tutto

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Un chip di vetro che protegge i dati dai computer quantistici

La comunicazione quantistica potrebbe presto fare un salto enorme grazie a un materiale che nessuno si aspettava: il vetro. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, del Politecnico di Milano e dell’Istituto CNR per la Fotonica e le Nanotecnologie ha dimostrato che un semplice chip in vetro borosilicato, inciso con un laser a femtosecondi, può funzionare come un dispositivo di sicurezza quantistica ad alte prestazioni. Lo studio, pubblicato sulla rivista Advanced Photonics nel marzo 2026, apre scenari piuttosto concreti per chi si preoccupa della vulnerabilità dei sistemi crittografici attuali di fronte alla crescita dei computer quantistici.

Il punto è questo: man mano che i computer quantistici diventano più potenti, i metodi di crittografia tradizionali rischiano di diventare carta straccia. La crittografia quantistica rappresenta una delle risposte più solide a questo problema, perché si basa sulle leggi della fisica e non sulla complessità matematica. Ma finora servivano dispositivi complicati, costosi e poco pratici. Ed è qui che entra in gioco il vetro.

Perché il vetro batte il silicio nella fotonica quantistica

La maggior parte dei ricevitori integrati per la comunicazione quantistica è realizzata in silicio. Funziona, certo, ma il silicio ha dei limiti: è sensibile alla polarizzazione della luce e tende ad avere perdite ottiche più elevate. Due problemi che, quando si lavora con segnali quantistici debolissimi, diventano ostacoli seri.

Il vetro borosilicato, al contrario, è naturalmente insensibile alla polarizzazione, molto stabile e consente di scrivere guide d’onda tridimensionali con perdite minime. Usando la tecnica della scrittura laser a femtosecondi, il team ha creato un circuito fotonico direttamente dentro il materiale. Niente processi di fabbricazione da semiconduttore, niente costi esorbitanti. Il risultato è un ricevitore eterodina completamente accordabile che include divisori di fascio fissi e regolabili, sfasatori termo ottici per il controllo elettrico di precisione, incroci tridimensionali delle guide d’onda e accoppiatori direzionali indipendenti dalla polarizzazione.

Le prestazioni parlano chiaro: perdita di inserzione bassissima (circa 1 dB), funzionamento stabile per oltre 8 ore, rapporto di reiezione del modo comune superiore a 73 dB. Numeri che eguagliano o superano quelli dei migliori ricevitori fotonici in silicio.

Un solo chip, due tecnologie quantistiche da record

La cosa davvero notevole è che questo singolo chip in vetro riesce a gestire due applicazioni diverse senza bisogno di hardware separato. Come generatore quantistico di numeri casuali (QRNG), il dispositivo ha raggiunto una velocità di generazione sicura di 42,7 Gbit/s, un record per questa categoria di sistemi. Lo stesso chip è stato poi utilizzato per un protocollo di distribuzione quantistica delle chiavi (QKD) basato su modulazione QPSK, raggiungendo un tasso di chiave segreta di 3,2 Mbit/s su un collegamento in fibra simulato di 9,3 chilometri.

Oltre ai numeri, quello che conta è la prospettiva. Il vetro è economico, resistente alle variazioni di temperatura e agli stress meccanici, e si accoppia facilmente con le fibre ottiche standard delle telecomunicazioni. Tutte caratteristiche che lo rendono adatto non solo ai laboratori ma anche a infrastrutture reali, comprese potenziali applicazioni nello spazio. La comunicazione quantistica su scala globale richiede esattamente questo tipo di piattaforma: robusta, versatile e scalabile. E a quanto pare, la risposta era sotto gli occhi di tutti, nascosta dentro un pezzo di vetro.

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