Meteo estremo e pulcini: 60 anni di dati rivelano un dato allarmante

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Il meteo estremo mette a rischio i pulcini: 60 anni di dati lo confermano

Le ondate di freddo e le piogge intense stanno avendo un impatto significativo sulla sopravvivenza dei pulcini di cinciallegra, una delle specie più studiate al mondo. Questo è quanto emerge da una ricerca dell’Università di Oxford, pubblicata l’11 marzo 2026, che ha analizzato un arco temporale impressionante: sessanta anni di dati raccolti nella foresta di Wytham Woods, nel Regno Unito. Oltre 80.000 esemplari selvatici monitorati, incrociati con registrazioni meteorologiche giornaliere, per capire come il meteo estremo influenzi la crescita e le probabilità di sopravvivenza dei piccoli nati nei nidi.

Il risultato più preoccupante riguarda proprio le fasi iniziali della vita. I pulcini appena nati, ancora privi di piume, non riescono a regolare la propria temperatura corporea. Quando arriva un’improvvisa ondata di gelo nella prima settimana dopo la schiusa, tutta l’energia viene spesa per restare in vita, non per crescere. Man mano che i giorni passano, è la pioggia intensa a diventare il nemico principale: riduce le uscite dei genitori in cerca di cibo e fa cadere i bruchi dalle piante, cioè la fonte alimentare più importante per i piccoli in fase di sviluppo. In certi casi, la combinazione di caldo e precipitazioni forti ha provocato una riduzione del peso alla fase di involo fino al 27%.

Riprodursi prima come strategia di difesa

C’è però anche una notizia meno cupa. Le cinciallegre che iniziano a nidificare prima nella stagione primaverile sembrano cavarsela meglio. Anticipando la deposizione delle uova, queste coppie riescono a sincronizzarsi con il picco di disponibilità di bruchi e a evitare le condizioni meteorologiche più dure che colpiscono le nidiate tardive. I pulcini nati più tardi, infatti, risultano mediamente un terzo più leggeri al momento dell’involo, anche a parità di temperature massime registrate.

Un dato che ha sorpreso i ricercatori è che le giornate più calde, almeno nel contesto climatico britannico, possono avere effetti positivi. Temperature elevate, ma ancora moderate rispetto a quelle del Mediterraneo, stimolano l’attività degli insetti e rendono i bruchi più facili da trovare. In sostanza, un po’ di caldo in più permette ai genitori di nutrire meglio la prole, mentre i piccoli spendono meno energia per mantenere il corpo caldo. Situazione ben diversa da quella che si verifica nel sud Europa, dove le stesse ondate possono superare i 35°C e diventare letali.

Cosa significa tutto questo per la conservazione

Il quadro che emerge da questa ricerca è sfumato e complesso. Il cambiamento climatico non colpisce in modo uniforme: le stesse condizioni meteorologiche possono essere vantaggiose o devastanti a seconda del momento, del luogo e della fase di sviluppo dei pulcini. Per questo gli scienziati sottolineano l’importanza di monitorare anche le condizioni ambientali su scala molto piccola, come i microclimi all’interno dei boschi, e di adattare le strategie di conservazione. Ad esempio, il posizionamento delle cassette nido e la gestione delle aree boschive potrebbero fare la differenza per proteggere le nidiate nei momenti più vulnerabili.

Il team di ricerca continuerà a seguire la popolazione di cinciallegre a Wytham Woods, con una domanda che resta aperta e un po’ inquietante: le ondate di calore che oggi aiutano i pulcini britannici a crescere meglio, in futuro potrebbero diventare troppo intense anche per loro? È una corsa contro il tempo, e non è detto che la strategia di anticipare la nidificazione basti per sempre.

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