La mosca delle nevi: l’insetto che produce calore per sopravvivere al gelo
Esiste un insetto capace di generare calore corporeo come un mammifero e produrre proteine antigelo simili a quelle dei pesci artici. Si chiama mosca delle nevi (Chionea alexandriana), ed è al centro di una scoperta pubblicata il 24 marzo 2026 sulla rivista Current Biology da un gruppo di ricercatori della Northwestern University. Un piccolo insetto privo di ali, che si muove sulla superficie della neve per accoppiarsi e deporre le uova, capace di restare attivo fino a meno 6 gradi Celsius. Mentre la maggior parte degli insetti cerca riparo e va in letargo quando le temperature scendono sotto lo zero, la mosca delle nevi fa esattamente l’opposto: preferisce il freddo glaciale e si nasconde quando arriva il caldo.
Il team guidato da Marco Gallio, professore di neurobiologia alla Weinberg College of Arts and Sciences, insieme a Marcus Stensmyr dell’Università di Lund in Svezia, ha scoperto che questa specie usa una combinazione di strategie biologiche mai osservata prima in un insetto. Parliamo di termogenesi cellulare, proteine che bloccano la formazione del ghiaccio e una sensibilità al dolore da freddo drasticamente ridotta. Tutto insieme, nello stesso organismo.
Geni unici e proteine che fermano il ghiaccio
Per capire come la mosca delle nevi riesca a sopravvivere, i ricercatori hanno sequenziato per la prima volta il suo genoma. E qui le sorprese non sono mancate. Buona parte dei geni identificati non aveva corrispondenze in nessun database conosciuto. Gallio stesso ha ammesso di aver pensato inizialmente di aver sequenziato una specie aliena. In realtà, quei geni così particolari codificano proprio le proteine antigelo, strutturalmente simili a quelle dei pesci artici. Queste proteine si attaccano ai cristalli di ghiaccio e ne impediscono la crescita, proteggendo le cellule dal danno. Per verificarne l’efficacia, i ricercatori hanno modificato geneticamente dei moscerini della frutta inserendo una di queste proteine: il tasso di sopravvivenza al gelo è aumentato in modo significativo.
Ma la mosca delle nevi non si limita a resistere al freddo. Produce anche calore. Le analisi genetiche hanno rivelato geni associati alla termogenesi mitocondriale, lo stesso meccanismo che nei mammiferi come marmotte e orsi polari brucia il grasso bruno per generare calore. Durante gli esperimenti, la temperatura interna delle mosche delle nevi risultava costantemente superiore di un paio di gradi rispetto a quella di altri insetti esposti alle stesse condizioni. Niente brividi muscolari, come fanno api e falene: il calore viene prodotto direttamente a livello cellulare, un po’ come accade in alcuni mammiferi e perfino in certe piante.
Meno dolore, più resistenza al freddo estremo
C’è poi un altro aspetto affascinante. La mosca delle nevi sembra percepire molto meno il dolore da freddo rispetto ad altri insetti. Un recettore sensoriale chiave, coinvolto nel rilevamento degli stimoli nocivi, risulta circa 30 volte meno sensibile rispetto a quello di zanzare e moscerini della frutta. Questo significa che la mosca delle nevi può tollerare livelli di stress da freddo che paralizzerebbero qualsiasi altra specie comparabile.
Anche pochi gradi in più di temperatura corporea, combinati con la capacità di bloccare la formazione del ghiaccio e una ridotta percezione del dolore, possono fare la differenza tra la vita e la morte in ambienti estremi. Questa breve finestra di calore potrebbe dare alla mosca delle nevi il tempo necessario per trovare un riparo quando le temperature crollano all’improvviso.
I prossimi passi della ricerca prevedono uno studio più approfondito dei meccanismi di produzione di calore a livello cellulare e la mappatura completa delle proteine antigelo prodotte da questa specie. Risultati che potrebbero aprire strade nuove anche nella conservazione di cellule, tessuti e materiali biologici esposti al freddo. Piccola, senza ali, apparentemente insignificante: eppure la mosca delle nevi ha trovato soluzioni che ricordano quelle degli orsi polari e dei pesci dell’Artico. L’evoluzione, quando vuole, sa essere incredibilmente creativa.


