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	<title>Cornell Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Sardis entra nel patrimonio UNESCO dopo 70 anni di scavi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 16:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sardis entra nel patrimonio UNESCO dopo quasi 70 anni di scavi L'antica città di Sardis, situata nella Turchia occidentale, è stata ufficialmente inserita nella lista dei Patrimoni dell'Umanità UNESCO. Un traguardo che arriva dopo quasi sette decenni di scavi ininterrotti, portati avanti dal...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Sardis entra nel patrimonio UNESCO dopo quasi 70 anni di scavi</h2>
<p>L&#8217;antica città di <strong>Sardis</strong>, situata nella Turchia occidentale, è stata ufficialmente inserita nella lista dei <strong>Patrimoni dell&#8217;Umanità UNESCO</strong>. Un traguardo che arriva dopo quasi sette decenni di scavi ininterrotti, portati avanti dal progetto congiunto <strong>Harvard Cornell Exploration of Ancient Sardis</strong>, uno dei programmi di scavo istituzionale più longevi al mondo. E non è un caso che ci sia voluto tutto questo tempo: le scoperte archeologiche davvero significative non nascono da una singola stagione di lavoro, ma dall&#8217;accumularsi paziente di dati, anno dopo anno.</p>
<p>Benjamin Anderson, professore associato di storia dell&#8217;arte e studi visivi alla <strong>Cornell University</strong>, ha spiegato che la continuità istituzionale del progetto è stata fondamentale. Chi lavora oggi a Sardis è stato formato da chi scavava nella generazione precedente, e questa catena ha prodotto una massa critica di informazioni che pochi altri siti nella regione possono vantare. Anderson negli ultimi anni si è concentrato sull&#8217;<strong>acropoli di Sardis</strong>, diventata un centro importante durante il periodo bizantino, documentandone mura ed edifici con un lavoro certosino.</p>
<p>Il riconoscimento UNESCO non celebra solo la ricchezza archeologica del sito, ma anche la capacità del progetto di comunicare i risultati al pubblico, ai turisti, alla comunità locale. Non è un dettaglio da poco.</p>
<h2>Una città che attraversa millenni di storia</h2>
<p>Sardis fu la capitale del regno di <strong>Lidia</strong> nell&#8217;Età del Ferro, posizionata strategicamente tra il Mediterraneo e l&#8217;altopiano anatolico. Secondo Annetta Alexandridis, professoressa associata di storia dell&#8217;arte e studi classici, il sito rappresentava un punto di incontro culturale tra Oriente e Occidente. I Lidi sono considerati gli inventori della <strong>moneta coniata</strong>, e il loro re Creso divenne leggendario per la sua ricchezza. Poi arrivò Alessandro Magno, poi Roma, poi Bisanzio, poi gli Ottomani.</p>
<p>La cosa straordinaria è che Sardis non è stata sepolta sotto una città moderna. Sopra ci sta solo un piccolo villaggio, il che significa che gli strati archeologici vanno dall&#8217;Età del Bronzo praticamente fino a oggi. Alexandridis, che è anche vicedirettrice degli scavi, studia la <strong>cultura funeraria romana</strong> e sta guidando un&#8217;indagine sui cimiteri di Sardis, molti dei quali sono stati trascurati rispetto al celebre sito di <strong>Bin Tepe</strong>, che ospita alcuni dei tumuli funerari più grandi mai registrati.</p>
<p>Le prime campagne di scavo moderne, condotte nei primi anni del Novecento, portarono alla luce il <strong>Tempio di Artemide</strong> e la necropoli, ma con metodi discutibili. Molti reperti finirono negli Stati Uniti in modi poco trasparenti, compresa una colonna monumentale ancora esposta al Metropolitan Museum of Art di New York. Sardis è diventata anche uno dei primi casi di dibattito sulla restituzione di antichità esportate illegalmente.</p>
<h2>Il futuro degli scavi e la protezione del sito</h2>
<p>Oggi il progetto coinvolge ricercatori turchi, studenti americani e specialisti di diverse università. Gli studenti della Cornell passano dieci settimane ogni estate sul campo, catalogando ceramiche o supervisionando trincee di scavo che, dato il terreno alluvionale, possono arrivare fino a dodici metri di profondità. Leyla Uğurer, dottoranda cresciuta proprio vicino a Sardis, ha raccontato di aver ammirato gli archeologi fin da bambina e crede che il <strong>riconoscimento UNESCO</strong> porterà più fondi, più turisti e soprattutto più protezione a un&#8217;area che ne ha un bisogno disperato.</p>
<p>Perché il paesaggio di Sardis è fragile. L&#8217;erosione naturale, l&#8217;agricoltura e il saccheggio sistematico minacciano continuamente il sito. Alexandridis ha descritto operazioni di scavo clandestino su scala quasi industriale, con esplosivi e mezzi pesanti usati per violare i tumuli. Anche dopo quasi settant&#8217;anni di lavoro continuo, Sardis ha ancora moltissimo da rivelare. Come ha detto Anderson, il lavoro di una sola stagione raramente produce risultati eclatanti. Ma dieci anni dopo, trovando qualcos&#8217;altro poco più in là, i pezzi cominciano a tornare insieme. Ed è proprio questo che rende <strong>Sardis</strong> un sito così speciale.</p>
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		<title>Impianto neurale grande quanto un granello di sale: legge il cervello per un anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 04:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cerebrale]]></category>
		<category><![CDATA[Cornell]]></category>
		<category><![CDATA[impianto]]></category>
		<category><![CDATA[microchip]]></category>
		<category><![CDATA[MOTE]]></category>
		<category><![CDATA[neurale]]></category>
		<category><![CDATA[optoelettronico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un impianto neurale grande quanto un granello di sale può leggere l'attività cerebrale Un impianto neurale talmente piccolo da poter stare su un granello di sale. Non è fantascienza, non è il trailer di una serie distopica su Netflix. È quello che un gruppo di ricercatori della Cornell University...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un impianto neurale grande quanto un granello di sale può leggere l&#8217;attività cerebrale</h2>
<p>Un <strong>impianto neurale</strong> talmente piccolo da poter stare su un granello di sale. Non è fantascienza, non è il trailer di una serie distopica su Netflix. È quello che un gruppo di ricercatori della <strong>Cornell University</strong> ha effettivamente realizzato, e i risultati sono stati pubblicati su <strong>Nature Electronics</strong>. Il dispositivo, lungo circa 300 micron e largo 70, è in grado di trasmettere dati sull&#8217;attività cerebrale in modalità wireless per oltre un anno. Senza fili, senza batterie tradizionali, senza nulla che assomigli lontanamente alla tecnologia invasiva che conosciamo oggi.</p>
<p>Il progetto è stato guidato dal professor Alyosha Molnar, della School of Electrical and Computer Engineering di Cornell, insieme a Sunwoo Lee, ora assistente alla Nanyang Technological University. Lee aveva iniziato a lavorare sul dispositivo proprio nel laboratorio di Molnar, durante il suo periodo da ricercatore post dottorato. E quello che ne è venuto fuori ha dell&#8217;incredibile, anche per chi mastica queste cose da anni.</p>
<h2>Come funziona il dispositivo MOTE e perché è così rivoluzionario</h2>
<p>Il nome tecnico è <strong>MOTE</strong>, acronimo che sta per microscale optoelectronic tetherless electrode. Tradotto in parole più digeribili: un elettrodo microscopico, senza fili, che funziona grazie alla luce. Il cuore del sistema è un diodo semiconduttore in arseniuro di alluminio e gallio, che fa due cose contemporaneamente. Da un lato cattura la luce laser rossa e infrarossa che attraversa in sicurezza il tessuto cerebrale, e da questa ricava l&#8217;energia per alimentarsi. Dall&#8217;altro emette impulsi di <strong>luce infrarossa</strong> che codificano i segnali elettrici del cervello e li trasmettono verso l&#8217;esterno.</p>
<p>C&#8217;è anche un amplificatore a basso rumore e un encoder ottico integrati nel dispositivo, costruiti con la stessa tecnologia dei microchip che si trovano praticamente ovunque, dai telefoni ai computer. Lo stesso Molnar ha dichiarato che, per quanto ne sappia il suo team, questo è il più piccolo <strong>impianto neurale</strong> capace di misurare l&#8217;attività elettrica cerebrale e trasmetterla senza fili. Il sistema utilizza la modulazione della posizione degli impulsi, lo stesso tipo di codifica usato nelle comunicazioni ottiche satellitari, il che consente di consumare pochissima energia mantenendo una trasmissione dati affidabile.</p>
<h2>Prospettive future per il monitoraggio cerebrale e non solo</h2>
<p>La vera portata di questa tecnologia va oltre il singolo esperimento sui topi. Secondo Molnar, i materiali utilizzati nel MOTE potrebbero permettere di registrare l&#8217;attività cerebrale durante una <strong>risonanza magnetica</strong>, cosa che oggi è praticamente impossibile con gli impianti esistenti. E questo cambierebbe parecchio le carte in tavola nella ricerca neurologica.</p>
<p>Ma le applicazioni potenziali non si fermano al cervello. Il dispositivo potrebbe essere adattato per monitorare altre zone del corpo, come il <strong>midollo spinale</strong>, e in futuro potrebbe essere combinato con innovazioni come l&#8217;optoelettronica integrata in placche craniche artificiali. Parliamo di uno scenario in cui il <strong>monitoraggio biologico</strong> diventa qualcosa di quasi invisibile, integrato nel corpo senza interventi invasivi o cablaggi complessi.</p>
<p>Quello che rende questa storia davvero notevole non è solo la miniaturizzazione estrema. È il fatto che un impianto neurale così piccolo riesca a funzionare in modo stabile per più di dodici mesi dentro un organismo vivente. Significa che la strada verso dispositivi medici sempre meno invasivi e sempre più efficaci non è solo tracciata, ma qualcuno ci sta già correndo sopra a velocità impressionante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/impianto-neurale-grande-quanto-un-granello-di-sale-legge-il-cervello-per-un-anno/">Impianto neurale grande quanto un granello di sale: legge il cervello per un anno</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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