Sardis entra nel patrimonio UNESCO dopo 70 anni di scavi

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Sardis entra nel patrimonio UNESCO dopo quasi 70 anni di scavi

L’antica città di Sardis, situata nella Turchia occidentale, è stata ufficialmente inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO. Un traguardo che arriva dopo quasi sette decenni di scavi ininterrotti, portati avanti dal progetto congiunto Harvard Cornell Exploration of Ancient Sardis, uno dei programmi di scavo istituzionale più longevi al mondo. E non è un caso che ci sia voluto tutto questo tempo: le scoperte archeologiche davvero significative non nascono da una singola stagione di lavoro, ma dall’accumularsi paziente di dati, anno dopo anno.

Benjamin Anderson, professore associato di storia dell’arte e studi visivi alla Cornell University, ha spiegato che la continuità istituzionale del progetto è stata fondamentale. Chi lavora oggi a Sardis è stato formato da chi scavava nella generazione precedente, e questa catena ha prodotto una massa critica di informazioni che pochi altri siti nella regione possono vantare. Anderson negli ultimi anni si è concentrato sull’acropoli di Sardis, diventata un centro importante durante il periodo bizantino, documentandone mura ed edifici con un lavoro certosino.

Il riconoscimento UNESCO non celebra solo la ricchezza archeologica del sito, ma anche la capacità del progetto di comunicare i risultati al pubblico, ai turisti, alla comunità locale. Non è un dettaglio da poco.

Una città che attraversa millenni di storia

Sardis fu la capitale del regno di Lidia nell’Età del Ferro, posizionata strategicamente tra il Mediterraneo e l’altopiano anatolico. Secondo Annetta Alexandridis, professoressa associata di storia dell’arte e studi classici, il sito rappresentava un punto di incontro culturale tra Oriente e Occidente. I Lidi sono considerati gli inventori della moneta coniata, e il loro re Creso divenne leggendario per la sua ricchezza. Poi arrivò Alessandro Magno, poi Roma, poi Bisanzio, poi gli Ottomani.

La cosa straordinaria è che Sardis non è stata sepolta sotto una città moderna. Sopra ci sta solo un piccolo villaggio, il che significa che gli strati archeologici vanno dall’Età del Bronzo praticamente fino a oggi. Alexandridis, che è anche vicedirettrice degli scavi, studia la cultura funeraria romana e sta guidando un’indagine sui cimiteri di Sardis, molti dei quali sono stati trascurati rispetto al celebre sito di Bin Tepe, che ospita alcuni dei tumuli funerari più grandi mai registrati.

Le prime campagne di scavo moderne, condotte nei primi anni del Novecento, portarono alla luce il Tempio di Artemide e la necropoli, ma con metodi discutibili. Molti reperti finirono negli Stati Uniti in modi poco trasparenti, compresa una colonna monumentale ancora esposta al Metropolitan Museum of Art di New York. Sardis è diventata anche uno dei primi casi di dibattito sulla restituzione di antichità esportate illegalmente.

Il futuro degli scavi e la protezione del sito

Oggi il progetto coinvolge ricercatori turchi, studenti americani e specialisti di diverse università. Gli studenti della Cornell passano dieci settimane ogni estate sul campo, catalogando ceramiche o supervisionando trincee di scavo che, dato il terreno alluvionale, possono arrivare fino a dodici metri di profondità. Leyla Uğurer, dottoranda cresciuta proprio vicino a Sardis, ha raccontato di aver ammirato gli archeologi fin da bambina e crede che il riconoscimento UNESCO porterà più fondi, più turisti e soprattutto più protezione a un’area che ne ha un bisogno disperato.

Perché il paesaggio di Sardis è fragile. L’erosione naturale, l’agricoltura e il saccheggio sistematico minacciano continuamente il sito. Alexandridis ha descritto operazioni di scavo clandestino su scala quasi industriale, con esplosivi e mezzi pesanti usati per violare i tumuli. Anche dopo quasi settant’anni di lavoro continuo, Sardis ha ancora moltissimo da rivelare. Come ha detto Anderson, il lavoro di una sola stagione raramente produce risultati eclatanti. Ma dieci anni dopo, trovando qualcos’altro poco più in là, i pezzi cominciano a tornare insieme. Ed è proprio questo che rende Sardis un sito così speciale.

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