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	<title>elettrici Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Cobalto, la catena globale può crollare per un singolo evento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 17:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[approvvigionamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La catena di approvvigionamento del cobalto è più fragile di quanto si pensi Uno studio recente ha rivelato qualcosa di piuttosto inquietante: la catena di approvvigionamento del cobalto globale potrebbe crollare come un castello di carte a causa di un singolo evento destabilizzante. Non si parla...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/cobalto-la-catena-globale-puo-crollare-per-un-singolo-evento/">Cobalto, la catena globale può crollare per un singolo evento</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La catena di approvvigionamento del cobalto è più fragile di quanto si pensi</h2>
<p>Uno studio recente ha rivelato qualcosa di piuttosto inquietante: la <strong>catena di approvvigionamento del cobalto</strong> globale potrebbe crollare come un castello di carte a causa di un singolo evento destabilizzante. Non si parla di scenari apocalittici, ma di dinamiche reali e documentate che riguardano da vicino il futuro delle <strong>batterie per veicoli elettrici</strong> e dei sistemi di accumulo energetico.</p>
<p>Il cobalto è un ingrediente fondamentale nelle <strong>batterie agli ioni di litio</strong>, quelle che alimentano auto elettriche, smartphone e impianti di stoccaggio su larga scala. Eppure, nonostante la sua importanza strategica, la rete globale che lo porta dalle miniere ai prodotti finiti è molto più vulnerabile di quanto le analisi tradizionali abbiano mai suggerito. Lo dice una ricerca pubblicata su Environmental Science and Ecotechnology, condotta da un team internazionale che include ricercatori dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze, dell&#8217;Università di Pechino e dell&#8217;Università della Danimarca Meridionale.</p>
<p>Il gruppo di lavoro ha costruito un modello a più livelli della <strong>supply chain del cobalto</strong>, collegando 230 Paesi attraverso sei fasi produttive: estrazione, raffinazione, manifattura, utilizzo e riciclo. Poi ha simulato cosa succede quando un punto della rete subisce uno shock. Il risultato? Le interruzioni si propagano attraverso percorsi diretti e indiretti, spesso in modi imprevedibili, creando reazioni a catena che nessuna valutazione Paese per Paese riesce a intercettare.</p>
<h2>Il paradosso di un sistema robusto ma fragilissimo</h2>
<p>Ecco il punto che fa riflettere davvero: la rete di potenziali guasti emersa dalle simulazioni è circa quattro volte più densa rispetto alla rete fisica degli scambi commerciali reali. Questo significa che esistono <strong>interdipendenze nascoste</strong> enormi, invisibili se ci si limita a guardare i flussi di materiale tra un Paese e l&#8217;altro.</p>
<p>Cina e Stati Uniti, per esempio, mostrano livelli particolarmente elevati di fragilità sistemica. Ma anche nazioni con volumi produttivi modesti risultano esposte a rischi significativi, spesso senza avere la capacità di rispondervi in modo adeguato.</p>
<p>Gli autori descrivono la <strong>catena di approvvigionamento del cobalto</strong> come una struttura &#8220;robusta ma fragile&#8221;. Regge bene di fronte a piccole perturbazioni casuali, ma basta colpire un nodo critico, magari nella fase di <strong>raffinazione</strong> o nella manifattura, e l&#8217;effetto domino travolge tutto. Le interruzioni più gravi non nascono necessariamente dove il cobalto viene estratto: spesso si amplificano nei passaggi intermedi, là dove le connessioni tra fasi produttive sono più dense.</p>
<h2>Cosa significa tutto questo per la transizione energetica</h2>
<p>Il messaggio dello studio è chiaro: programmi di <strong>stoccaggio nazionale</strong> o tentativi di riportare la produzione entro i confini di un singolo Paese possono ridurre il rischio locale, ma rischiano di spostarlo altrove nella rete. Non lo eliminano. E in certi casi, possono peggiorare l&#8217;instabilità complessiva del sistema.</p>
<p>Per rafforzare la <strong>sicurezza energetica</strong>, servono strategie coordinate a livello internazionale. Programmi di scorte condivise, diversificazione della capacità di raffinazione e una valutazione più attenta degli effetti a catena di restrizioni commerciali o politiche di disaccoppiamento economico. Nessun Paese può pensare di risolvere il problema da solo.</p>
<p>La cosa interessante è che lo stesso approccio analitico potrebbe essere applicato ad altri <strong>minerali critici</strong> essenziali per le tecnologie pulite. Il cobalto, insomma, è solo il caso di studio più urgente di un problema molto più ampio: il successo della transizione verso le energie rinnovabili dipende anche dalla capacità di comprendere e governare le reti globali attraverso cui scorrono le risorse fondamentali. E al momento, quella comprensione è ancora pericolosamente incompleta.</p>
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		<title>Litio dalle salamoie: la tecnica S3E potrebbe cambiare tutto</title>
		<link>https://tecnoapple.it/litio-dalle-salamoie-la-tecnica-s3e-potrebbe-cambiare-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 19:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
		<category><![CDATA[elettrici]]></category>
		<category><![CDATA[estrazione]]></category>
		<category><![CDATA[litio]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova tecnica per l'estrazione del litio potrebbe cambiare le regole del gioco Produrre litio in modo più rapido, più pulito e soprattutto più scalabile: è questo l'obiettivo centrato da un gruppo di ricercatori della Columbia Engineering, che ha messo a punto un metodo di estrazione del litio...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/litio-dalle-salamoie-la-tecnica-s3e-potrebbe-cambiare-tutto/">Litio dalle salamoie: la tecnica S3E potrebbe cambiare tutto</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una nuova tecnica per l&#8217;estrazione del litio potrebbe cambiare le regole del gioco</h2>
<p>Produrre <strong>litio</strong> in modo più rapido, più pulito e soprattutto più scalabile: è questo l&#8217;obiettivo centrato da un gruppo di ricercatori della <strong>Columbia Engineering</strong>, che ha messo a punto un metodo di <strong>estrazione del litio</strong> potenzialmente rivoluzionario per il futuro delle <strong>batterie per veicoli elettrici</strong>. La tecnica, descritta sulla rivista scientifica Joule e resa nota il 23 maggio 2026, si chiama S3E, acronimo di switchable solvent selective extraction, e funziona in modo radicalmente diverso rispetto ai sistemi tradizionali.</p>
<p>Il punto di partenza è semplice: la domanda globale di litio sta esplodendo. Le case automobilistiche accelerano sulla produzione di <strong>veicoli elettrici</strong>, le aziende energetiche costruiscono sistemi di accumulo sempre più grandi per supportare eolico e solare. Eppure, ottenere litio resta un processo lento, costoso e tutt&#8217;altro che ecologico. La maggior parte della produzione mondiale dipende ancora da enormi vasche di evaporazione solare, piazzate in zone desertiche, che richiedono mesi o addirittura anni per funzionare, consumando nel frattempo quantità impressionanti di acqua e territorio.</p>
<p>Ed è proprio qui che entra in scena S3E. Il sistema utilizza un <strong>solvente sensibile alla temperatura</strong> per estrarre il litio direttamente da salamoie sotterranee salate, anche quando la concentrazione è bassa o quando sono presenti minerali difficili da separare. A temperatura ambiente, il solvente assorbe litio e acqua dalla salamoia. Una volta riscaldato, rilascia litio purificato e rigenera il solvente, che può essere riutilizzato più volte. Niente sostanze chimiche speciali, niente enormi impianti di post trattamento.</p>
<h2>Risultati promettenti e il potenziale del Salton Sea</h2>
<p>Durante i test, la selettività del metodo ha colpito: il sistema ha estratto litio a un tasso fino a 10 volte superiore rispetto al sodio e 12 volte superiore rispetto al potassio. Anche il magnesio, uno dei contaminanti più comuni nelle salamoie, viene rimosso attraverso un passaggio di precipitazione chimica. Parliamo di prestazioni notevoli per una tecnologia ancora in fase di <strong>proof of concept</strong>.</p>
<p>Per le prove, i ricercatori hanno utilizzato salamoie sintetiche che replicano le condizioni del <strong>Salton Sea</strong>, in California, una regione geotermica che secondo le stime contiene litio sufficiente per alimentare oltre 375 milioni di batterie per veicoli elettrici. Dopo quattro cicli di estrazione con lo stesso lotto di solvente, il team ha recuperato quasi il 40% del litio presente. Un risultato che lascia intravedere la possibilità di operazioni su larga scala in futuro.</p>
<p>Come ha spiegato Ngai Yin Yip, professore di ingegneria ambientale alla Columbia University, l&#8217;evaporazione solare da sola non potrà mai tenere il passo con la domanda futura. E ci sono giacimenti promettenti, come proprio quelli del Salton Sea, dove quel metodo non è nemmeno applicabile.</p>
<h2>Perché serve un litio più sostenibile</h2>
<p>Circa il 40% della fornitura mondiale di <strong>litio</strong> proviene da salamoie sotterranee situate in regioni desertiche. Il processo di evaporazione funziona solo in climi secchi, su terreni pianeggianti e con enormi estensioni di suolo disponibile. Luoghi come il deserto di Atacama in Cile o alcune zone del Nevada. Ma si tratta di aree già sotto stress idrico, e questo rende il modello attuale sempre meno sostenibile man mano che la domanda cresce.</p>
<p>La tecnologia S3E, invece, potrebbe essere alimentata con <strong>calore di scarto</strong> proveniente da processi industriali o da collettori solari termici. Questo la rende potenzialmente molto più versatile e adattabile a contesti diversi. Il team di ricerca ha sottolineato che il lavoro non è ancora ottimizzato per l&#8217;efficienza massima, ma le basi ci sono tutte perché diventi un&#8217;alternativa concreta sia alle vasche di evaporazione sia all&#8217;estrazione da roccia dura, che oggi dominano la produzione globale di litio nonostante il loro impatto ambientale.</p>
<p>Parlare di energia verde senza affrontare il problema delle catene di approvvigionamento sporche non ha molto senso. Se la <strong>transizione energetica</strong> vuole essere davvero sostenibile, servono modi più puliti per ottenere i materiali su cui si fonda. Questo metodo di estrazione del litio potrebbe essere esattamente uno di quei passi avanti necessari.</p>
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