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	<title>fotone Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Fotoni tagliati a metà: un modello svela cosa nasce dal nulla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 16:52:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tagliare un fotone a metà? Un modello matematico dice che ne nascerebbero di nuovi dal nulla Cosa succede quando si prova a spezzare una particella fondamentale di luce? La risposta, secondo un nuovo modello matematico, è tanto semplice quanto sconcertante: dal tentativo di separare un fotone non...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Tagliare un fotone a metà? Un modello matematico dice che ne nascerebbero di nuovi dal nulla</h2>
<p>Cosa succede quando si prova a spezzare una <strong>particella fondamentale di luce</strong>? La risposta, secondo un nuovo <strong>modello matematico</strong>, è tanto semplice quanto sconcertante: dal tentativo di separare un <strong>fotone</strong> non si otterrebbero due mezzi fotoni, ma nuovi fotoni che emergono letteralmente dal vuoto. Un risultato che sembra uscito da un romanzo di fantascienza, eppure poggia su basi fisiche solide e su calcoli che diversi gruppi di ricerca stanno già analizzando con grande interesse.</p>
<h2>Perché un fotone non si può dividere</h2>
<p>Per capire la portata di questa scoperta teorica bisogna fare un passo indietro. Un fotone è il <strong>quanto di luce</strong>, ovvero la quantità minima di energia elettromagnetica che esiste in natura. Non ha massa, viaggia alla velocità della luce e, soprattutto, è indivisibile. Almeno, così recita il manuale classico della <strong>fisica quantistica</strong>. Nessun esperimento ha mai prodotto mezzo fotone, e c&#8217;è un motivo profondo: la luce è quantizzata, il che significa che esiste solo in pacchetti interi di energia, mai in frazioni.</p>
<p>Il modello matematico appena proposto non mette in discussione questo principio. Anzi, lo conferma in modo spettacolare. Quando si tenta di applicare energia sufficiente per &#8220;tagliare&#8221; un fotone, quell&#8217;energia non distrugge la particella originale spaccandola in due pezzi. Quello che accade, invece, è che l&#8217;energia immessa nel sistema viene convertita in <strong>nuove particelle di luce</strong>. Il vuoto quantistico, che in realtà non è mai davvero vuoto ma pullula di fluttuazioni, risponde generando fotoni aggiuntivi. Più si spinge, più se ne creano.</p>
<h2>Le implicazioni per la fisica e la tecnologia</h2>
<p>Questo scenario ricorda molto un fenomeno già noto: la <strong>produzione di coppie particella e antiparticella</strong> dal vuoto, prevista dalla teoria quantistica dei campi e osservata sperimentalmente in contesti ad altissima energia. Il modello matematico relativo ai fotoni si inserisce nello stesso filone, ma con una eleganza tutta sua: dimostra che la natura protegge l&#8217;indivisibilità della luce attraverso un meccanismo creativo piuttosto che distruttivo.</p>
<p>Le ricadute potenziali non sono trascurabili. Se confermato sperimentalmente, questo modello potrebbe aprire strade nuove nella comprensione della <strong>elettrodinamica quantistica</strong> e, sul piano pratico, offrire spunti per tecnologie che sfruttano la generazione controllata di fotoni. Si pensi alle comunicazioni quantistiche, ai sensori di nuova generazione o ai futuri computer ottici, tutti ambiti dove la capacità di produrre fotoni in modo preciso e prevedibile rappresenta un vantaggio enorme.</p>
<p>Resta ovviamente il passaggio più difficile: portare tutto questo dalla carta al laboratorio. Ma il fatto che un modello matematico riesca a descrivere con tale chiarezza un comportamento così controintuitivo della luce è già di per sé un risultato notevole. La natura, ancora una volta, preferisce creare piuttosto che spezzare. E il fotone resta lì, intero, mentre dal nulla spuntano i suoi fratelli.</p>
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		<title>Teletrasporto quantistico: un fotone viaggia 270 metri, internet cambia per sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[fotone]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[nanofabbricazione]]></category>
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		<category><![CDATA[polarizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Teletrasporto quantistico: un fotone viaggia per 270 metri e avvicina la rete internet del futuro Il teletrasporto quantistico non è più solo roba da film di fantascienza. Un team internazionale di ricercatori, con un ruolo centrale dell'Università di Paderborn, è riuscito per la prima volta a...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Teletrasporto quantistico: un fotone viaggia per 270 metri e avvicina la rete internet del futuro</h2>
<p>Il <strong>teletrasporto quantistico</strong> non è più solo roba da film di fantascienza. Un team internazionale di ricercatori, con un ruolo centrale dell&#8217;Università di Paderborn, è riuscito per la prima volta a trasferire lo stato di polarizzazione di un <strong>fotone</strong> da un <strong>quantum dot</strong> a un altro, fisicamente separato, attraverso un collegamento ottico in aria aperta lungo 270 metri. Tradotto in parole semplici: le proprietà di un fotone sono state &#8220;copiate&#8221; su un altro fotone distante, senza che nessun segnale fisico abbia percorso quella distanza nel modo tradizionale. I risultati, pubblicati sulla rivista <strong>Nature Communications</strong>, rappresentano un passo concreto verso la costruzione di una <strong>rete internet quantistica</strong> sicura e funzionale.</p>
<p>La cosa notevole è che questa impresa arriva dopo circa dieci anni di lavoro congiunto tra il gruppo del professor Klaus Jöns a Paderborn e quello del professor Rinaldo Trotta alla Sapienza di Roma. Non si tratta di un colpo di fortuna, ma del frutto di una strategia a lungo termine che ha combinato scienza dei materiali, nanofabbricazione e tecnologia ottica quantistica. In passato, esperimenti simili avevano sempre utilizzato fotoni provenienti dalla stessa sorgente. Qui, per la prima volta, si è riusciti a far funzionare il <strong>teletrasporto quantistico</strong> tra due emettitori indipendenti: un dettaglio che cambia tutto, perché è esattamente quello che serve per costruire dei &#8220;ripetitori quantistici&#8221; tra nodi diversi di una futura rete.</p>
<h2>Come funziona e perché conta davvero</h2>
<p>L&#8217;esperimento si è svolto presso la Sapienza di Roma, collegando due edifici separati con un link ottico di 270 metri all&#8217;aperto. Il sistema ha sfruttato sincronizzazione assistita da GPS, rilevatori di singoli fotoni ultrarapidi e metodi di stabilizzazione per contrastare la turbolenza atmosferica. La fedeltà dello stato teletrasportato ha raggiunto l&#8217;82%, superando il limite classico di oltre 10 deviazioni standard. Numeri che, per chi lavora nel settore, significano che il processo funziona in modo affidabile e non per caso.</p>
<p>Ma perché tutto questo è così importante? La risposta sta nell&#8217;<strong>entanglement</strong>, quel fenomeno per cui due particelle quantistiche restano legate tra loro indipendentemente dalla distanza. Sfruttare l&#8217;entanglement tra fotoni generati da sorgenti diverse apre la strada alla <strong>comunicazione quantistica</strong> su larga scala, con livelli di sicurezza impossibili da ottenere con le tecnologie attuali. È la base su cui poggia l&#8217;idea stessa di un internet quantistico.</p>
<h2>Il prossimo obiettivo e il contributo europeo</h2>
<p>Il traguardo raggiunto non è un punto di arrivo. Il prossimo passo sarà dimostrare il cosiddetto &#8220;entanglement swapping&#8221; tra due quantum dot, creando così il primo vero ripetitore quantistico basato su sorgenti deterministiche di coppie di <strong>fotoni entangled</strong>. Le sorgenti deterministiche sono capaci di produrre singoli fotoni praticamente su richiesta, una sfida tecnica enorme che i ricercatori stanno affrontando da anni.</p>
<p>Vale la pena sottolineare che questo risultato è stato possibile grazie a una collaborazione europea ampia: i quantum dot sono stati ingegnerizzati alla Johannes Kepler University di Linz, la nanofabbricazione dei risonatori è avvenuta all&#8217;Università di Würzburg, e gli esperimenti di <strong>teletrasporto</strong> si sono svolti a Roma. Quasi in contemporanea, un altro gruppo tra Stoccarda e Saarbrücken ha ottenuto risultati simili usando la conversione di frequenza, segno che la ricerca quantistica europea sta accelerando in modo significativo. La rete internet quantistica, insomma, non è più un concetto astratto. Sta prendendo forma, un fotone alla volta.</p>
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