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	<title>innalzamento Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Ghiacciaio Thwaites: la spedizione che potrebbe cambiare tutto</title>
		<link>https://tecnoapple.it/ghiacciaio-thwaites-la-spedizione-che-potrebbe-cambiare-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 18:53:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una spedizione ambiziosa per capire quando il clima potrebbe cambiare per sempre La spedizione al ghiacciaio Thwaites rappresenta uno degli sforzi scientifici più importanti degli ultimi decenni. L'obiettivo è tanto semplice da spiegare quanto complesso da realizzare: raccogliere dati nel punto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una spedizione ambiziosa per capire quando il clima potrebbe cambiare per sempre</h2>
<p>La <strong>spedizione al ghiacciaio Thwaites</strong> rappresenta uno degli sforzi scientifici più importanti degli ultimi decenni. L&#8217;obiettivo è tanto semplice da spiegare quanto complesso da realizzare: raccogliere dati nel punto esatto in cui il ghiaccio incontra l&#8217;oceano, quella zona di confine che potrebbe dirci molto su quando il pianeta rischia di entrare in un <strong>regime climatico catastrofico</strong> senza possibilità di ritorno.</p>
<p>Il problema, fino ad oggi, è che proprio quella zona resta una delle meno studiate al mondo. Parliamo di un&#8217;area remota, pericolosa, dove le condizioni operative sono estreme e le tecnologie disponibili faticano a operare. Eppure è lì che si gioca una partita fondamentale per il futuro del <strong>livello dei mari</strong> e, di conseguenza, per centinaia di milioni di persone che vivono lungo le coste di tutto il mondo.</p>
<h2>Il ghiacciaio Thwaites e le lacune nei dati scientifici</h2>
<p>Il <strong>ghiacciaio Thwaites</strong>, situato nell&#8217;Antartide occidentale, viene spesso chiamato &#8220;il ghiacciaio dell&#8217;apocalisse&#8221; e non per fare sensazionalismo. Le sue dimensioni sono paragonabili a quelle della Gran Bretagna e, se dovesse collassare completamente, il livello globale dei mari potrebbe salire di oltre mezzo metro. Una cifra che, tradotta in conseguenze reali, significa città sommerse, infrastrutture distrutte e migrazioni di massa.</p>
<p>Il punto critico è proprio il <strong>confine tra ghiacciaio e oceano</strong>, quella linea di ancoraggio dove il ghiaccio poggia sul fondale marino prima di galleggiare. Le acque calde che si insinuano sotto la piattaforma glaciale stanno erodendo questa base dal basso, ma con quale velocità? E soprattutto, esiste un <strong>punto di non ritorno</strong> oltre il quale il processo diventa irreversibile? Sono domande a cui la comunità scientifica non sa ancora rispondere con precisione, proprio perché mancano misurazioni dirette in quella zona.</p>
<h2>Perché questa spedizione potrebbe cambiare tutto</h2>
<p>La <strong>spedizione</strong> punta a colmare queste lacune con strumenti avanzati, sensori subacquei e tecnologie robotiche capaci di operare in condizioni proibitive. Non si tratta solo di ricerca accademica fine a sé stessa. I dati raccolti al confine tra ghiaccio e mare serviranno ad aggiornare i <strong>modelli climatici</strong> utilizzati dai governi di tutto il mondo per pianificare le proprie strategie di adattamento e mitigazione.</p>
<p>Quello che rende questa missione diversa dalle precedenti è proprio la sua ambizione nel voler accedere fisicamente alle aree più inaccessibili del ghiacciaio Thwaites. Fino ad ora, gran parte delle previsioni si basava su dati satellitari e simulazioni al computer. Utili, certo, ma insufficienti per capire davvero cosa sta succedendo sotto la superficie.</p>
<p>La posta in gioco è altissima. Se i risultati dovessero confermare gli scenari peggiori, il mondo potrebbe trovarsi a dover rivedere drasticamente le proprie tempistiche di azione. Se invece emergeranno segnali più rassicuranti, almeno la comunità scientifica potrà lavorare con <strong>previsioni più affidabili</strong>. In entrambi i casi, sapere è meglio che restare al buio. E questa spedizione al ghiacciaio Thwaites potrebbe finalmente accendere la luce nel posto giusto.</p>
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		<title>Antartide, scoperta una minaccia nascosta sotto i ghiacci</title>
		<link>https://tecnoapple.it/antartide-scoperta-una-minaccia-nascosta-sotto-i-ghiacci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 07:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una minaccia nascosta sotto i ghiacci dell'Antartide potrebbe accelerare l'innalzamento del livello del mare Il livello del mare potrebbe salire molto più velocemente di quanto previsto finora. Un gruppo di scienziati ha scoperto qualcosa di preoccupante nascosto sotto le piattaforme di ghiaccio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una minaccia nascosta sotto i ghiacci dell&#8217;Antartide potrebbe accelerare l&#8217;innalzamento del livello del mare</h2>
<p>Il <strong>livello del mare</strong> potrebbe salire molto più velocemente di quanto previsto finora. Un gruppo di scienziati ha scoperto qualcosa di preoccupante nascosto sotto le <strong>piattaforme di ghiaccio dell&#8217;Antartide</strong>: canali profondi scavati nella parte inferiore del ghiaccio che intrappolano acqua oceanica più calda, accelerando in modo drastico lo scioglimento dal basso. Una scoperta che cambia parecchio le carte in tavola, perché suggerisce che anche zone considerate relativamente stabili potrebbero essere molto più fragili di quanto chiunque immaginasse.</p>
<p>Il punto è questo. Per anni, una buona parte della comunità scientifica ha trattato l&#8217;<strong>Antartide orientale</strong> come una sorta di gigante addormentato. Le attenzioni erano concentrate soprattutto sulla parte occidentale del continente, dove il ghiaccio si sta già ritirando a ritmi allarmanti. Ma ora emerge che anche quella porzione orientale, enorme e apparentemente solida, nasconde vulnerabilità serie. I canali sub-glaciali funzionano come una specie di trappola termica: l&#8217;acqua calda entra, resta intrappolata e continua a erodere il ghiaccio dall&#8217;interno, in un processo che si autoalimenta. Non è esattamente una bella notizia.</p>
<h2>I modelli climatici attuali potrebbero sottostimare il rischio</h2>
<p>Quello che rende la faccenda ancora più urgente è che i <strong>modelli climatici</strong> utilizzati attualmente per prevedere l&#8217;innalzamento del <strong>livello del mare</strong> non tengono conto di questo meccanismo. Significa, in parole povere, che le proiezioni su cui si basano governi e organizzazioni internazionali potrebbero essere troppo ottimistiche. Lo <strong>scioglimento dei ghiacci antartici</strong> potrebbe procedere a un ritmo ben superiore rispetto a quello stimato, con conseguenze dirette per le comunità costiere di tutto il pianeta.</p>
<p>Non si parla di scenari lontanissimi nel tempo. Le piattaforme di ghiaccio dell&#8217;Antartide svolgono un ruolo fondamentale nel trattenere i ghiacciai continentali, impedendo loro di scivolare nell&#8217;oceano. Se queste piattaforme si indeboliscono più rapidamente del previsto a causa del <strong>riscaldamento oceanico</strong> intrappolato nei canali, l&#8217;effetto domino potrebbe essere significativo. E quando si parla di innalzamento del livello del mare, anche pochi centimetri in più fanno una differenza enorme per milioni di persone che vivono lungo le coste.</p>
<h2>Perché questa scoperta cambia la prospettiva</h2>
<p>La ricerca evidenzia un problema strutturale nel modo in cui viene valutato il rischio legato ai <strong>ghiacci antartici</strong>. Non basta osservare cosa succede in superficie. I processi più pericolosi avvengono sotto, dove nessuno guarda con sufficiente attenzione. Gli scienziati coinvolti nello studio sottolineano la necessità di aggiornare i modelli previsionali per includere questi meccanismi di fusione nascosti, così da avere stime più realistiche su cosa aspettarsi nei prossimi decenni.</p>
<p>Questa scoperta non è un dettaglio tecnico riservato agli addetti ai lavori. Riguarda chiunque viva su un pianeta dove il <strong>livello del mare</strong> sta cambiando. E riguarda soprattutto la capacità collettiva di prepararsi a quello che potrebbe arrivare, senza farsi trovare impreparati.</p>
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		<title>Antartide, una massa di calore oceanico avanza sotto i ghiacci: cosa sta succedendo</title>
		<link>https://tecnoapple.it/antartide-una-massa-di-calore-oceanico-avanza-sotto-i-ghiacci-cosa-sta-succedendo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 10:23:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Calore oceanico nascosto avanza verso l'Antartide: cosa sappiamo Una massa di calore oceanico si sta muovendo silenziosamente verso le coste dell'Antartide, e per la prima volta gli scienziati hanno le prove concrete di quello che fino a poco tempo fa era solo una previsione teorica. Uno studio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Calore oceanico nascosto avanza verso l&#8217;Antartide: cosa sappiamo</h2>
<p>Una massa di <strong>calore oceanico</strong> si sta muovendo silenziosamente verso le coste dell&#8217;<strong>Antartide</strong>, e per la prima volta gli scienziati hanno le prove concrete di quello che fino a poco tempo fa era solo una previsione teorica. Uno studio pubblicato sulla rivista Communications Earth, guidato dall&#8217;Università di Cambridge, ha messo insieme quarant&#8217;anni di dati raccolti da navi di ricerca, sensori robotici e tecniche di <strong>machine learning</strong> per ricostruire un quadro che, francamente, non è rassicurante. Il risultato? Un enorme bacino di acqua calda profonda, noto come <strong>circumpolar deep water</strong>, si è espanso e spostato sempre più vicino alla piattaforma continentale antartica negli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p>La cosa che colpisce di più è che questa non è una proiezione futura. Sta già succedendo. Joshua Lanham, primo autore dello studio, lo ha detto in modo piuttosto diretto: quest&#8217;acqua calda può scorrere sotto le <strong>piattaforme di ghiaccio</strong> dell&#8217;Antartide, sciogliendole dal basso e destabilizzandole. E quelle piattaforme non sono un dettaglio, perché funzionano come barriere naturali che trattengono i ghiacciai interni del continente. Ghiacciai che, tutti insieme, contengono abbastanza acqua da innalzare il livello dei mari di circa 58 metri.</p>
<h2>Come sono stati raccolti i dati</h2>
<p>Fino a poco tempo fa, il problema principale era proprio la mancanza di dati continui. Le spedizioni oceanografiche nell&#8217;<strong>Oceano Meridionale</strong> venivano condotte più o meno ogni dieci anni: fotografie dettagliate, certo, ma con intervalli troppo lunghi per cogliere tendenze graduali. Il team di ricerca ha colmato queste lacune integrando le misurazioni storiche delle navi con quelle dei cosiddetti Argo floats, strumenti autonomi che galleggiano negli oceani raccogliendo dati su temperatura, salinità e altri parametri. Combinando tutto attraverso algoritmi di machine learning, è stato possibile ricostruire un record mensile delle condizioni oceaniche su quattro decenni. E il segnale che ne è emerso è chiaro: le acque calde avanzano.</p>
<p>La professoressa Sarah Purkey, dell&#8217;Istituto di Oceanografia Scripps, ha usato un&#8217;immagine efficace: in passato le calotte glaciali erano protette da una sorta di bagno freddo che impediva lo scioglimento. Adesso è come se qualcuno avesse aperto il rubinetto dell&#8217;acqua calda, e la vasca si stia riscaldando.</p>
<h2>Le conseguenze globali oltre il ghiaccio antartico</h2>
<p>Ma le implicazioni vanno ben oltre lo scioglimento dei ghiacci dell&#8217;Antartide. L&#8217;Oceano Meridionale gioca un ruolo fondamentale nella regolazione del <strong>clima globale</strong>, perché assorbe una quota significativa del calore in eccesso prodotto dal riscaldamento del pianeta. Oltre il 90% di quel calore finisce negli oceani, e una fetta importante viene assorbita proprio dalle acque che circondano il continente antartico.</p>
<p>Vicino ai poli, l&#8217;acqua estremamente fredda e densa sprofonda nelle profondità oceaniche, trascinando con sé calore, carbonio e nutrienti. Questo meccanismo alimenta un sistema di <strong>correnti oceaniche globali</strong> che include anche la circolazione atlantica meridionale (AMOC). I modelli climatici, compresi quelli utilizzati dall&#8217;IPCC, suggeriscono che temperature atmosferiche più alte e l&#8217;aumento di acqua dolce dallo scioglimento dei ghiacci stiano già riducendo la formazione di queste masse d&#8217;acqua dense. Il che potrebbe indebolire l&#8217;intero sistema.</p>
<p>E qui sta il punto cruciale: quello che i modelli avevano previsto, ora si vede nei dati reali. Meno acqua fredda e densa si forma intorno all&#8217;Antartide, più spazio resta per le acque calde profonde che si avvicinano al continente. Non è uno scenario ipotetico. È un cambiamento già in corso, con ricadute potenziali sulla <strong>distribuzione di calore e carbonio</strong> nell&#8217;intero sistema oceanico del pianeta.</p>
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		<item>
		<title>Groenlandia, pennacchi giganti nascosti sotto il ghiaccio: la scoperta</title>
		<link>https://tecnoapple.it/groenlandia-pennacchi-giganti-nascosti-sotto-il-ghiaccio-la-scoperta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 13:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pennacchi giganti nascosti sotto la calotta della Groenlandia: la scoperta che cambia tutto Strutture enormi e vorticose, sepolte sotto chilometri di ghiaccio, sono rimaste un enigma per oltre dieci anni. Ora un gruppo di scienziati sembra aver finalmente capito cosa sono quei misteriosi pennacchi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Pennacchi giganti nascosti sotto la calotta della Groenlandia: la scoperta che cambia tutto</h2>
<p>Strutture enormi e vorticose, sepolte sotto chilometri di ghiaccio, sono rimaste un enigma per oltre dieci anni. Ora un gruppo di scienziati sembra aver finalmente capito cosa sono quei misteriosi <strong>pennacchi nella calotta glaciale della Groenlandia</strong>, e la risposta è tanto semplice quanto sorprendente: si tratta di <strong>convezione termica</strong>, lo stesso principio fisico che fa muovere il materiale rovente nel mantello terrestre. Solo che qui parliamo di ghiaccio, non di roccia fusa.</p>
<p>La ricerca, condotta dall&#8217;Università di Bergen in collaborazione con la NASA, l&#8217;Università di Oxford e il Politecnico di Zurigo, è stata pubblicata sulla rivista <strong>The Cryosphere</strong>, dove gli editori l&#8217;hanno selezionata come articolo di rilievo. E a ragione: quello che emerge dallo studio potrebbe cambiare il modo in cui vengono calcolate le <strong>proiezioni sull&#8217;innalzamento del livello del mare</strong>.</p>
<p>In parole povere, il ghiaccio profondo sotto la <strong>Groenlandia</strong> si comporta un po&#8217; come una pentola d&#8217;acqua che bolle. Le differenze di temperatura tra gli strati più profondi e quelli più superficiali generano movimenti lenti e circolari, creando queste strutture a forma di pennacchio che erano state rilevate ma mai spiegate in modo convincente. Andreas Born, professore al Bjerknes Centre for Climate Research, studia le <strong>calotte glaciali dell&#8217;emisfero nord</strong> da oltre quindici anni e ammette candidamente che l&#8217;idea del ghiaccio che si muove come pasta in ebollizione è &#8220;tanto folle quanto affascinante&#8221;.</p>
<h2>Ghiaccio dieci volte più morbido del previsto</h2>
<p>La parte davvero interessante riguarda le proprietà fisiche del ghiaccio. Secondo lo studio, il ghiaccio nelle profondità della Groenlandia settentrionale potrebbe essere circa <strong>dieci volte più morbido</strong> di quanto si pensasse finora. Robert Law, glaciologo e primo autore della ricerca, spiega che il ghiaccio è almeno un milione di volte più morbido del mantello terrestre, e questo rende la fisica della convezione perfettamente plausibile anche in un contesto glaciale. &#8220;È come un affascinante scherzo della natura&#8221;, dice Law.</p>
<p>Però attenzione: ghiaccio più morbido non significa automaticamente scioglimento più rapido. Law tiene a precisare che comprendere meglio la <strong>fisica del ghiaccio</strong> è fondamentale per fare previsioni più accurate, ma che servono ulteriori studi per capire se e come questa scoperta influenzi concretamente la velocità con cui la calotta si riduce.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>La Groenlandia finisce spesso nei titoli dei giornali per questioni legate a geopolitica, risorse minerarie e cambiamento climatico. Questa ricerca non prevede scenari catastrofici imminenti, ma aggiunge un tassello cruciale alla comprensione di quanto sia <strong>complessa e dinamica</strong> la calotta glaciale. Born sottolinea che la scoperta potrebbe essere la chiave per ridurre le incertezze nei modelli che stimano il bilancio di massa futuro della calotta e, di conseguenza, l&#8217;<strong>innalzamento del livello del mare</strong>.</p>
<p>Law chiude con una riflessione che vale la pena riportare: la calotta glaciale della Groenlandia ha più di mille anni, ed è l&#8217;unica al mondo ad avere una cultura e una popolazione permanente ai suoi margini. Più cose si scoprono sui processi nascosti dentro quel ghiaccio, meglio ci si potrà preparare ai cambiamenti che arriveranno lungo le coste di tutto il pianeta. E francamente, dopo questa scoperta, la lista delle cose da capire si è fatta ancora più lunga e interessante.</p>
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		<title>Innalzamento del mare: un errore decennale ha falsato tutti i calcoli</title>
		<link>https://tecnoapple.it/innalzamento-del-mare-un-errore-decennale-ha-falsato-tutti-i-calcoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 23:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[costiere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'innalzamento del livello del mare potrebbe essere più grave del previsto Un errore nei calcoli che va avanti da decenni. Sembra assurdo, eppure è esattamente quello che emerge da una scoperta recente: il metodo più utilizzato per misurare l'innalzamento del livello del mare potrebbe aver...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;innalzamento del livello del mare potrebbe essere più grave del previsto</h2>
<p>Un errore nei calcoli che va avanti da decenni. Sembra assurdo, eppure è esattamente quello che emerge da una scoperta recente: il metodo più utilizzato per misurare l&#8217;<strong>innalzamento del livello del mare</strong> potrebbe aver sottostimato fino a un secolo di cambiamenti. E questo, tradotto in termini concreti, significa che i rischi per milioni di persone nelle zone costiere potrebbero manifestarsi molto prima di quanto chiunque avesse previsto.</p>
<p>La questione non è banale. Parliamo di un parametro fondamentale per la <strong>pianificazione urbana</strong>, per le politiche di protezione civile, per le decisioni economiche di intere nazioni. Se il punto di partenza dei calcoli è sbagliato, tutto ciò che ne deriva, dalle proiezioni climatiche alle mappe del rischio inondazione, va rivisto. E non di poco.</p>
<h2>Cosa è andato storto nelle misurazioni</h2>
<p>Il problema sta nel modo in cui gli scienziati hanno ricostruito i livelli del mare nel passato. I <strong>modelli climatici</strong> tradizionali si basano su una combinazione di dati provenienti da mareografi, registrazioni storiche e, più recentemente, misurazioni satellitari. Tuttavia, le registrazioni più vecchie presentano lacune enormi, soprattutto per quanto riguarda il periodo tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento. Proprio lì, in quel buco temporale, si nasconde il pezzo mancante.</p>
<p>Alcuni ricercatori hanno scoperto che il metodo standard di interpolazione dei dati, quello che riempie i vuoti tra una misurazione e l&#8217;altra, tendeva a smussare troppo le variazioni reali. In pratica, l&#8217;innalzamento del livello del mare durante quel periodo era già in corso con un ritmo significativo, ma i numeri lo facevano sembrare più lento e graduale di quanto fosse nella realtà. Un errore sistematico che si è trascinato per generazioni di studi.</p>
<p>La conseguenza è che le <strong>proiezioni future</strong> basate su quei dati risultano ottimistiche. Non nel senso buono del termine. Significa che gli scenari peggiori, quelli che sembravano lontani nel tempo, potrebbero essere molto più vicini.</p>
<h2>Milioni di persone a rischio prima del previsto</h2>
<p>Quando si parla di innalzamento del livello del mare, si parla di numeri che fanno impressione. Secondo le stime attuali, circa 900 milioni di persone vivono in <strong>aree costiere a bassa quota</strong>. Città come Mumbai, Shanghai, Miami, Jakarta e anche diverse zone del Mediterraneo sono direttamente esposte. Se le nuove valutazioni dovessero confermare che i tempi si accorciano in modo significativo, le finestre per adattarsi si restringono drammaticamente.</p>
<p>Non si tratta solo di acqua che sale. L&#8217;innalzamento del livello del mare porta con sé <strong>erosione costiera</strong>, intrusione di acqua salata nelle falde acquifere, danni alle infrastrutture portuali, perdita di terreni agricoli. È una catena di effetti che colpisce l&#8217;economia, la salute pubblica, la sicurezza alimentare. E colpisce in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili, quelle che hanno meno risorse per proteggersi o trasferirsi altrove.</p>
<p>Il punto centrale è questo: la scienza del <strong>cambiamento climatico</strong> non è statica. Si aggiorna, si corregge, a volte scopre di aver sottovalutato qualcosa. Quando succede, la reazione giusta non è il panico, ma nemmeno l&#8217;indifferenza. È rivedere i piani, aggiornare le strategie, accelerare gli interventi.</p>
<p>Per l&#8217;Italia, paese con oltre 7.000 chilometri di coste, la questione è particolarmente urgente. Venezia è il caso emblematico che tutti conoscono, ma il problema riguarda anche il delta del Po, ampie porzioni della <strong>costa adriatica</strong>, le zone basse della Sardegna e della Sicilia. Ignorare queste nuove evidenze sarebbe un lusso che nessuno può permettersi.</p>
<p>Quello che questa scoperta ci dice, in fondo, è semplice: il mare sta salendo, lo fa da più tempo di quanto si pensasse, e probabilmente lo farà più in fretta di quanto i vecchi modelli suggerissero. Il tempo per agire non è finito, ma si è accorciato parecchio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/innalzamento-del-mare-un-errore-decennale-ha-falsato-tutti-i-calcoli/">Innalzamento del mare: un errore decennale ha falsato tutti i calcoli</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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