﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>interstellare Archivi - Tecnoapple</title>
	<atom:link href="https://tecnoapple.it/tag/interstellare/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://tecnoapple.it/tag/interstellare/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Jun 2026 19:25:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>3I/ATLAS, 74 milioni di segnali analizzati: nessuna traccia aliena</title>
		<link>https://tecnoapple.it/3i-atlas-74-milioni-di-segnali-analizzati-nessuna-traccia-aliena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 19:25:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[aliena]]></category>
		<category><![CDATA[extraterrestre]]></category>
		<category><![CDATA[frequenze]]></category>
		<category><![CDATA[interstellare]]></category>
		<category><![CDATA[osservazioni]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[SETI]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/3i-atlas-74-milioni-di-segnali-analizzati-nessuna-traccia-aliena/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un visitatore interstellare ha messo in moto la ricerca di tecnologia aliena Quando un oggetto arriva da un altro sistema stellare, la tentazione di cercarne l'origine è irresistibile. Ed è esattamente quello che è successo con 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare mai osservato nel nostro...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/3i-atlas-74-milioni-di-segnali-analizzati-nessuna-traccia-aliena/">3I/ATLAS, 74 milioni di segnali analizzati: nessuna traccia aliena</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un visitatore interstellare ha messo in moto la ricerca di tecnologia aliena</h2>
<p>Quando un oggetto arriva da un altro sistema stellare, la tentazione di cercarne l&#8217;origine è irresistibile. Ed è esattamente quello che è successo con <strong>3I/ATLAS</strong>, il terzo oggetto interstellare mai osservato nel nostro Sistema Solare, che ha spinto gli scienziati del <strong>SETI Institute</strong> a puntare le antenne e andare a caccia di segnali radio di natura tecnologica. Il risultato? Nessuna traccia di <strong>tecnologia extraterrestre</strong>. Ma la storia non finisce qui, anzi: è proprio da queste osservazioni &#8220;negative&#8221; che emergono le informazioni più interessanti.</p>
<p>Il team di ricerca ha utilizzato l&#8217;<strong>Allen Telescope Array</strong> (ATA), situato presso l&#8217;Hat Creek Radio Observatory nella California settentrionale, per analizzare un ampio spettro di frequenze radio, da 1 a 9 gigahertz. Si tratta di una banda perfetta per intercettare trasmissioni a banda stretta, quel tipo di segnali che in natura non si producono e che, se rilevati, rappresenterebbero una prova concreta di tecnologia. Le osservazioni di <strong>3I/ATLAS</strong> sono durate oltre sette ore e sono partite in meno di 24 ore dall&#8217;annuncio della scoperta dell&#8217;oggetto. Una reattività impressionante.</p>
<h2>74 milioni di segnali passati al setaccio</h2>
<p>Numeri alla mano, durante la campagna osservativa sono stati rilevati quasi <strong>74 milioni di segnali a banda stretta</strong>. Una cifra che fa girare la testa, ma che va messa in prospettiva: la stragrande maggioranza era riconducibile a interferenze prodotte dalla tecnologia terrestre. Satelliti, dispositivi elettronici, infrastrutture di comunicazione. Dopo aver scartato tutto ciò che aveva un&#8217;origine chiaramente umana e aver filtrato solo i segnali coerenti con il moto dell&#8217;oggetto, ne sono rimasti circa 200. E anche quelli, dopo un&#8217;analisi approfondita, si sono rivelati di origine terrestre. Zero anomalie. Zero <strong>tecnosegnali</strong>.</p>
<p>Eppure, questo tipo di risultato ha un valore enorme. Ha permesso di stabilire nuovi limiti sulla potenza di un eventuale trasmettitore presente sull&#8217;oggetto o nelle sue vicinanze: qualsiasi segnale più forte di 10 fino a 110 watt sarebbe stato rilevato. Per dare un&#8217;idea, parliamo della potenza di un comune elettrodomestico. Insomma, se 3I/ATLAS avesse avuto a bordo qualcosa che trasmetteva, con ogni probabilità lo avremmo captato.</p>
<h2>Perché continuare a cercare ha senso</h2>
<p>3I/ATLAS è stato identificato per la prima volta nel luglio 2025 e segue le orme di <strong>1I/&#8217;Oumuamua</strong> e 2I/Borisov, gli unici altri oggetti interstellari confermati. Ciascuno di questi visitatori cosmici offre un&#8217;opportunità unica per studiare materiale formatosi attorno ad altre stelle, e quindi per capire meglio come nascono e si evolvono i sistemi planetari lontani dal nostro.</p>
<p>Come ha sottolineato la dottoressa <strong>Sofia Sheikh</strong>, autrice principale dello studio pubblicato su The Astronomical Journal, un giorno anche le sonde Voyager saranno artefatti extraterrestri in sistemi stellari altrui. Capire la distribuzione naturale di questi oggetti è fondamentale per riconoscere eventuali anomalie che potrebbero, un domani, tradire un&#8217;origine artificiale. La co-autrice Valeria Garcia Lopez ha poi aggiunto un punto chiave: con la tecnologia attuale sarebbe davvero realistico intercettare un segnale, motivo per cui vale la pena continuare a cercare <strong>segnali di vita intelligente</strong> anche dove non ce li si aspetta.</p>
<p>Ogni nuovo oggetto interstellare che attraversa il Sistema Solare è, di fatto, un&#8217;altra possibilità. E la capacità dell&#8217;Allen Telescope Array di attivarsi rapidamente rende questo tipo di indagini sempre più praticabili. La prossima volta, chissà, la risposta potrebbe essere diversa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/3i-atlas-74-milioni-di-segnali-analizzati-nessuna-traccia-aliena/">3I/ATLAS, 74 milioni di segnali analizzati: nessuna traccia aliena</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>3I/ATLAS, la cometa interstellare con una chimica mai vista prima</title>
		<link>https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-una-chimica-mai-vista-prima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 11:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Atlas]]></category>
		<category><![CDATA[chimica]]></category>
		<category><![CDATA[cometa]]></category>
		<category><![CDATA[infrarosso]]></category>
		<category><![CDATA[interstellare]]></category>
		<category><![CDATA[metano]]></category>
		<category><![CDATA[Webb]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-una-chimica-mai-vista-prima/</guid>

					<description><![CDATA[<p>La cometa interstellare 3I/ATLAS rivela metano e una chimica mai vista prima La cometa interstellare 3I/ATLAS ha riservato una sorpresa che nessuno si aspettava davvero. Il telescopio spaziale James Webb della NASA è riuscito a catturare per la prima volta la firma chimica nel medio infrarosso di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-una-chimica-mai-vista-prima/">3I/ATLAS, la cometa interstellare con una chimica mai vista prima</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La cometa interstellare 3I/ATLAS rivela metano e una chimica mai vista prima</h2>
<p>La <strong>cometa interstellare 3I/ATLAS</strong> ha riservato una sorpresa che nessuno si aspettava davvero. Il <strong>telescopio spaziale James Webb</strong> della NASA è riuscito a catturare per la prima volta la firma chimica nel medio infrarosso di un oggetto proveniente da un altro sistema stellare, e quello che ha trovato ha lasciato gli astronomi a bocca aperta. Parliamo di <strong>metano</strong> nascosto sotto la superficie e livelli di <strong>anidride carbonica</strong> fuori scala rispetto a qualsiasi cometa nata nel nostro vicinato cosmico.</p>
<p>I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal Letters, arrivano da due sessioni di osservazione condotte con lo strumento <strong>MIRI</strong> (Mid-Infrared Instrument) del Webb. La prima risale al 15 e 16 dicembre, quando 3I/ATLAS si trovava a circa 329 milioni di chilometri dal Sole. La seconda, il 27 dicembre, con la cometa ormai a 379 milioni di chilometri di distanza. Ed è proprio in questa fase, mentre la cometa si allontanava, che le cose si sono fatte interessanti.</p>
<h2>Metano sepolto e una composizione chimica anomala</h2>
<p>Ecco il punto chiave: il metano è una sostanza estremamente volatile. Passa dallo stato solido a quello gassoso con una facilità impressionante. Eppure sulla <strong>cometa 3I/ATLAS</strong> è comparso solo dopo il passaggio ravvicinato al Sole, non prima. Questo dettaglio racconta una storia precisa. Il metano era intrappolato negli strati più profondi del ghiaccio, protetto dalla crosta superficiale, e solo quando il calore solare è riuscito a penetrare abbastanza in profondità, il gas è finalmente emerso.</p>
<p>La quantità di metano rispetto all&#8217;acqua è risultata molto più alta di quanto si osservi normalmente nelle comete del sistema solare. Solo una manciata di oggetti conosciuti mostra rapporti simili. E poi c&#8217;è l&#8217;anidride carbonica, presente in quantità eccezionali rispetto all&#8217;acqua, ben oltre i livelli tipici delle comete di casa nostra.</p>
<p>Messi insieme, questi dati raccontano qualcosa di fondamentale: la <strong>cometa interstellare</strong> si è formata in un ambiente chimico radicalmente diverso da quello in cui sono nate le comete del nostro sistema solare. Prima di iniziare il suo viaggio attraverso lo spazio interstellare, 3I/ATLAS ha avuto una storia tutta sua.</p>
<h2>Come il Webb ha letto la chimica della cometa</h2>
<p>Le osservazioni hanno anche mostrato un calo netto nella produzione di gas man mano che la cometa si allontanava dal Sole. L&#8217;acqua ha registrato la diminuzione più rapida, il che ha senso: essendo meno volatile rispetto al metano e all&#8217;anidride carbonica, la sua evaporazione si interrompe prima quando le temperature scendono.</p>
<p>Per ottenere questi risultati, il team scientifico ha utilizzato lo <strong>spettrometro a media risoluzione</strong> di MIRI, uno strumento capace di scomporre la luce infrarossa nelle singole lunghezze d&#8217;onda. Analizzando quelle lunghezze d&#8217;onda, i ricercatori riescono a identificare con precisione quali gas sono presenti. Lo strumento funziona anche come unità a campo integrale, il che significa che permette di ottenere uno spettro in ogni punto di una piccola porzione di cielo. Grazie a questa capacità, non è stato possibile solo identificare i gas attorno al nucleo della cometa, ma anche mappare come si distribuivano nello spazio circostante.</p>
<p>Il <strong>telescopio James Webb</strong> continua a dimostrare di essere uno strumento senza pari per questo tipo di indagini. E la cometa 3I/ATLAS, con la sua chimica esotica, ha appena aggiunto un tassello prezioso alla comprensione di come si formano i corpi celesti al di fuori del nostro angolo di universo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-una-chimica-mai-vista-prima/">3I/ATLAS, la cometa interstellare con una chimica mai vista prima</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Polvere radioattiva dallo spazio sta cadendo sulla Terra da migliaia di anni</title>
		<link>https://tecnoapple.it/polvere-radioattiva-dallo-spazio-sta-cadendo-sulla-terra-da-migliaia-di-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 05:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[antartico]]></category>
		<category><![CDATA[cosmica]]></category>
		<category><![CDATA[ferro-60]]></category>
		<category><![CDATA[ghiaccio]]></category>
		<category><![CDATA[interstellare]]></category>
		<category><![CDATA[polvere]]></category>
		<category><![CDATA[radioattiva]]></category>
		<category><![CDATA[supernova]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/polvere-radioattiva-dallo-spazio-sta-cadendo-sulla-terra-da-migliaia-di-anni/</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Terra sta raccogliendo polvere radioattiva da un'antica esplosione stellare La polvere radioattiva cosmica sta cadendo silenziosamente sulla Terra. Non è fantascienza, ma il risultato di una scoperta affascinante che arriva dall'analisi di campioni di ghiaccio antartico vecchi fino a 80.000...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/polvere-radioattiva-dallo-spazio-sta-cadendo-sulla-terra-da-migliaia-di-anni/">Polvere radioattiva dallo spazio sta cadendo sulla Terra da migliaia di anni</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La Terra sta raccogliendo polvere radioattiva da un&#8217;antica esplosione stellare</h2>
<p>La <strong>polvere radioattiva cosmica</strong> sta cadendo silenziosamente sulla Terra. Non è fantascienza, ma il risultato di una scoperta affascinante che arriva dall&#8217;analisi di campioni di ghiaccio antartico vecchi fino a 80.000 anni. Il nostro Sistema Solare, nel suo viaggio attraverso la galassia, sta attraversando una gigantesca nube di gas e polveri interstellari, e lungo il percorso raccoglie detriti che raccontano una storia antichissima: quella di una <strong>stella esplosa</strong> milioni di anni fa.</p>
<p>Un gruppo di scienziati ha individuato nel ghiaccio antartico tracce di <strong>ferro-60</strong>, un isotopo raro che non si forma naturalmente sulla Terra. La sua origine è esclusivamente cosmica. Viene prodotto durante le <strong>esplosioni di supernova</strong>, quegli eventi catastrofici in cui una stella massiccia arriva alla fine del suo ciclo vitale e collassa su se stessa, scagliando materia nello spazio a velocità inimmaginabili. Trovare ferro-60 nel ghiaccio terrestre significa, in pratica, avere tra le mani la cenere di una stella morta.</p>
<h2>Cosa ci dice la Nube Interstellare Locale</h2>
<p>La cosa davvero interessante è che questa polvere radioattiva cosmica non arriva da un singolo evento recente. Le analisi mostrano che il ferro-60 è stato depositato in modo costante nel corso di decine di migliaia di anni. Questo suggerisce che la <strong>Nube Interstellare Locale</strong>, quella enorme bolla di gas e particelle in cui il Sistema Solare è attualmente immerso, contiene al suo interno i resti di quell&#8217;antica esplosione. In altre parole, la nube stessa potrebbe essere stata modellata, almeno in parte, dall&#8217;onda d&#8217;urto di una supernova avvenuta in un passato remoto.</p>
<p>È un po&#8217; come trovare cenere vulcanica a centinaia di chilometri da un vulcano ormai spento: la polvere è ancora lì, sospesa, e racconta di un evento potentissimo che ha ridisegnato il paesaggio. Solo che in questo caso il paesaggio è lo <strong>spazio interstellare</strong> e il vulcano era una stella.</p>
<h2>Una finestra sul nostro vicinato galattico</h2>
<p>Questa scoperta apre prospettive notevoli per chi studia il cosmo. Il <strong>ferro-60</strong> rinvenuto nei ghiacci antartici funziona come una sorta di registro naturale, un archivio che permette di ricostruire la storia del nostro <strong>vicinato galattico</strong> senza dover mandare sonde nello spazio profondo. Basta, per così dire, guardare sotto i piedi. O meglio, sotto il ghiaccio.</p>
<p>Il fatto che la Terra continui a raccogliere questa polvere radioattiva cosmica mentre si muove attraverso la nube offre ai ricercatori uno strumento nuovo per mappare la composizione e l&#8217;origine delle strutture gassose che ci circondano. Ogni granello di ferro-60 è un messaggero silenzioso che porta con sé informazioni su eventi stellari lontanissimi nel tempo e nello spazio. E il bello è che la raccolta è ancora in corso, proprio adesso, mentre il <strong>Sistema Solare</strong> prosegue il suo lento viaggio galattico attraverso quella che, a tutti gli effetti, è la cenere di una stella che non esiste più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/polvere-radioattiva-dallo-spazio-sta-cadendo-sulla-terra-da-migliaia-di-anni/">Polvere radioattiva dallo spazio sta cadendo sulla Terra da migliaia di anni</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>3I/ATLAS, la cometa interstellare con acqua &#8220;aliena&#8221; mai vista prima</title>
		<link>https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-acqua-aliena-mai-vista-prima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 06:53:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Atlas]]></category>
		<category><![CDATA[cometa]]></category>
		<category><![CDATA[deuterio]]></category>
		<category><![CDATA[galassia]]></category>
		<category><![CDATA[interstellare]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-acqua-aliena-mai-vista-prima/</guid>

					<description><![CDATA[<p>La cometa interstellare 3I/ATLAS e la sua acqua "aliena" La cometa interstellare 3I/ATLAS sta regalando agli astronomi una di quelle sorprese che capitano poche volte in una carriera. Questo oggetto celeste, arrivato da ben oltre i confini del nostro sistema solare, contiene un tipo di acqua mai...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-acqua-aliena-mai-vista-prima/">3I/ATLAS, la cometa interstellare con acqua &#8220;aliena&#8221; mai vista prima</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La cometa interstellare 3I/ATLAS e la sua acqua &#8220;aliena&#8221;</h2>
<p>La <strong>cometa interstellare 3I/ATLAS</strong> sta regalando agli astronomi una di quelle sorprese che capitano poche volte in una carriera. Questo oggetto celeste, arrivato da ben oltre i confini del nostro sistema solare, contiene un tipo di acqua mai osservato prima nelle nostre vicinanze cosmiche. E la cosa, va detto, ha lasciato parecchi ricercatori a bocca aperta.</p>
<p>Uno studio guidato dall&#8217;Università del Michigan, pubblicato sulla rivista <strong>Nature Astronomy</strong> l&#8217;8 maggio 2026, ha rivelato che la <strong>3I/ATLAS</strong> possiede livelli straordinariamente elevati di <strong>acqua pesante</strong>, ovvero molecole d&#8217;acqua che contengono <strong>deuterio</strong> al posto del normale idrogeno. Il deuterio è una variante dell&#8217;idrogeno che ha un neutrone in più nel nucleo. Di per sé non è una novità: tracce di acqua pesante si trovano anche sulla Terra e nelle comete del nostro sistema solare. Il punto è che nella 3I/ATLAS ce n&#8217;è una quantità fuori scala. Circa 30 volte superiore rispetto alle comete di casa nostra e quasi 40 volte più alta del rapporto misurato negli oceani terrestri.</p>
<p>Numeri che fanno riflettere. Luis Salazar Manzano, dottorando in astronomia all&#8217;Università del Michigan e primo autore dello studio, ha spiegato che queste osservazioni dimostrano come le condizioni che hanno dato forma al nostro <strong>sistema solare</strong> siano molto diverse da quelle presenti in altre parti della galassia. Un concetto che sembra banale, eppure servono prove concrete per affermarlo con certezza scientifica.</p>
<h2>Un luogo di nascita gelido e remoto</h2>
<p>Il rapporto tra deuterio e idrogeno funziona come una specie di <strong>impronta chimica</strong>. Analizzandolo, gli scienziati riescono a ricostruire le condizioni ambientali in cui un oggetto celeste si è formato. Nel caso della cometa 3I/ATLAS, il quadro che emerge è quello di una regione estremamente fredda e con bassissimi livelli di radiazione. Molto più fredda e oscura, insomma, rispetto alla nebulosa solare da cui sono nati i pianeti che conosciamo.</p>
<p>Teresa Paneque Carreño, co-responsabile dello studio e professoressa di astronomia all&#8217;Università del Michigan, lo ha detto in modo piuttosto diretto: questa è la prova che le condizioni alla base del nostro sistema solare non si ripetono automaticamente ovunque nello spazio. Sembra ovvio, certo, ma è una di quelle cose che nella scienza vanno dimostrate.</p>
<h2>Come è stato possibile studiarla</h2>
<p>Il merito va anche alla tempistica. La <strong>3I/ATLAS</strong> è stata individuata abbastanza presto da permettere osservazioni approfondite. Il team ha prima utilizzato l&#8217;Osservatorio MDM in Arizona per rilevare le prime emissioni gassose della cometa. Poi è entrato in gioco l&#8217;<strong>ALMA</strong>, il grande radiotelescopio situato in Cile, capace di distinguere l&#8217;acqua deuterata da quella ordinaria con una precisione notevole. È la prima volta in assoluto che questo tipo di analisi dell&#8217;acqua viene completata con successo su un <strong>oggetto interstellare</strong>.</p>
<p>La 3I/ATLAS è appena il terzo visitatore interstellare confermato nella storia dell&#8217;astronomia. Ma con l&#8217;arrivo di osservatori sempre più avanzati, il numero potrebbe crescere rapidamente. C&#8217;è però una condizione fondamentale, come ha sottolineato Paneque Carreño: proteggere i cieli notturni dall&#8217;inquinamento luminoso resta essenziale per intercettare questi oggetti deboli e sfuggenti.</p>
<p>Lo studio ha ricevuto il supporto della NASA, della National Science Foundation statunitense e dell&#8217;agenzia cilena per la ricerca e lo sviluppo. Un lavoro corale, frutto di competenze diverse che si sono incastrate al momento giusto. E che dimostra, ancora una volta, quanto possa essere sorprendente ciò che arriva da fuori il nostro angolo di galassia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/3i-atlas-la-cometa-interstellare-con-acqua-aliena-mai-vista-prima/">3I/ATLAS, la cometa interstellare con acqua &#8220;aliena&#8221; mai vista prima</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Voyager 1 perde un altro pezzo: la NASA spegne uno strumento storico</title>
		<link>https://tecnoapple.it/voyager-1-perde-un-altro-pezzo-la-nasa-spegne-uno-strumento-storico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 15:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[interstellare]]></category>
		<category><![CDATA[LECP]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
		<category><![CDATA[plutonio]]></category>
		<category><![CDATA[sonda]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Voyager]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/voyager-1-perde-un-altro-pezzo-la-nasa-spegne-uno-strumento-storico/</guid>

					<description><![CDATA[<p>La NASA spegne uno strumento storico della Voyager 1 per tenerla in vita nello spazio profondo Dopo quasi mezzo secolo di onorato servizio, la sonda Voyager 1 ha dovuto rinunciare a un pezzo della propria dotazione scientifica. La NASA ha infatti ordinato lo spegnimento dello strumento noto come...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/voyager-1-perde-un-altro-pezzo-la-nasa-spegne-uno-strumento-storico/">Voyager 1 perde un altro pezzo: la NASA spegne uno strumento storico</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>La NASA spegne uno strumento storico della Voyager 1 per tenerla in vita nello spazio profondo</h2>
<p>Dopo quasi mezzo secolo di onorato servizio, la sonda <strong>Voyager 1</strong> ha dovuto rinunciare a un pezzo della propria dotazione scientifica. La <strong>NASA</strong> ha infatti ordinato lo spegnimento dello strumento noto come <strong>Low Energy Charged Particles</strong> (LECP), un sensore attivo praticamente senza interruzioni dal lancio della sonda nel 1977. La ragione è tanto semplice quanto brutale: l&#8217;energia a bordo sta finendo, e ogni watt conta quando si è a oltre 25 miliardi di chilometri dalla Terra.</p>
<p>Il 17 aprile, gli ingegneri del <strong>Jet Propulsion Laboratory</strong> in California hanno inviato il comando di spegnimento. Un segnale che ha impiegato circa 23 ore per raggiungere la Voyager 1, seguito da un processo di disattivazione durato oltre tre ore. Il LECP era lo strumento che studiava particelle cariche a bassa energia, ioni, elettroni e raggi cosmici provenienti sia dal sistema solare che dallo <strong>spazio interstellare</strong>. Nel corso dei decenni ha fornito dati preziosissimi sulla composizione del mezzo interstellare, rilevando onde di pressione e variazioni nella densità delle particelle ben oltre i confini dell&#8217;eliosfera.</p>
<p>La decisione non è stata improvvisata. Già da anni, il team della NASA aveva elaborato un piano dettagliato per lo spegnimento progressivo degli strumenti di bordo, stabilendo una sequenza precisa che bilanciasse risparmio energetico e capacità scientifica residua. Delle dieci suite strumentali originali, sette erano già state disattivate. Il LECP era il prossimo della lista, lo stesso destino che aveva già colpito lo strumento gemello sulla <strong>Voyager 2</strong> nel marzo 2025.</p>
<h2>Una sonda che perde potenza ma non smette di stupire</h2>
<p>Il cuore energetico della Voyager 1 è un <strong>generatore termoelettrico a radioisotopi</strong> che converte il calore del plutonio in elettricità. Il problema è che questo sistema perde circa 4 watt ogni anno. Dopo quasi cinquant&#8217;anni, il margine è diventato sottilissimo. A febbraio, durante una manovra di rotazione programmata, la sonda ha registrato un calo di potenza imprevisto. Gli ingegneri si sono resi conto che un ulteriore abbassamento avrebbe potuto attivare il sistema di protezione automatica, con conseguenze difficili da gestire a quella distanza.</p>
<p>Meglio agire prima, insomma. Come ha spiegato Kareem Badaruddin, responsabile della missione Voyager al JPL: spegnere uno strumento scientifico non piace a nessuno, ma resta la scelta migliore. A bordo della Voyager 1 restano comunque attivi due strumenti, uno per le <strong>onde di plasma</strong> e uno per i campi magnetici, che continuano a inviare dati da una regione dello spazio mai esplorata prima da un oggetto costruito dall&#8217;uomo.</p>
<h2>Il piano audace per allungare la vita della missione</h2>
<p>Lo spegnimento del LECP dovrebbe garantire alla Voyager 1 circa un anno in più di operatività. Ma il team sta già lavorando a qualcosa di più ambizioso, una strategia ribattezzata internamente &#8220;Big Bang&#8221;. L&#8217;idea è sostituire in un colpo solo diversi componenti energivori con alternative più efficienti, mantenendo calore e funzionalità sufficienti per proseguire le osservazioni scientifiche.</p>
<p>Il Big Bang verrà testato prima sulla Voyager 2, che dispone di un po&#8217; più di energia ed è relativamente più vicina alla Terra, il che la rende un candidato meno rischioso. I <strong>test sono previsti per maggio e giugno 2026</strong>. Se tutto andrà bene, la stessa procedura verrà applicata alla Voyager 1 non prima di luglio.</p>
<p>E c&#8217;è un dettaglio che tiene viva la speranza: un piccolo motore del LECP, quello che ruota il sensore per scansionare in tutte le direzioni, è stato lasciato acceso perché consuma appena mezzo watt. Tenerlo attivo significa che, se un giorno ci sarà abbastanza energia, lo strumento potrebbe tornare a funzionare. Una scommessa sul futuro, per una sonda che del futuro ha fatto la propria ragione di esistere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/voyager-1-perde-un-altro-pezzo-la-nasa-spegne-uno-strumento-storico/">Voyager 1 perde un altro pezzo: la NASA spegne uno strumento storico</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
