La cometa interstellare 3I/ATLAS e la sua acqua “aliena”
La cometa interstellare 3I/ATLAS sta regalando agli astronomi una di quelle sorprese che capitano poche volte in una carriera. Questo oggetto celeste, arrivato da ben oltre i confini del nostro sistema solare, contiene un tipo di acqua mai osservato prima nelle nostre vicinanze cosmiche. E la cosa, va detto, ha lasciato parecchi ricercatori a bocca aperta.
Uno studio guidato dall’Università del Michigan, pubblicato sulla rivista Nature Astronomy l’8 maggio 2026, ha rivelato che la 3I/ATLAS possiede livelli straordinariamente elevati di acqua pesante, ovvero molecole d’acqua che contengono deuterio al posto del normale idrogeno. Il deuterio è una variante dell’idrogeno che ha un neutrone in più nel nucleo. Di per sé non è una novità: tracce di acqua pesante si trovano anche sulla Terra e nelle comete del nostro sistema solare. Il punto è che nella 3I/ATLAS ce n’è una quantità fuori scala. Circa 30 volte superiore rispetto alle comete di casa nostra e quasi 40 volte più alta del rapporto misurato negli oceani terrestri.
Numeri che fanno riflettere. Luis Salazar Manzano, dottorando in astronomia all’Università del Michigan e primo autore dello studio, ha spiegato che queste osservazioni dimostrano come le condizioni che hanno dato forma al nostro sistema solare siano molto diverse da quelle presenti in altre parti della galassia. Un concetto che sembra banale, eppure servono prove concrete per affermarlo con certezza scientifica.
Un luogo di nascita gelido e remoto
Il rapporto tra deuterio e idrogeno funziona come una specie di impronta chimica. Analizzandolo, gli scienziati riescono a ricostruire le condizioni ambientali in cui un oggetto celeste si è formato. Nel caso della cometa 3I/ATLAS, il quadro che emerge è quello di una regione estremamente fredda e con bassissimi livelli di radiazione. Molto più fredda e oscura, insomma, rispetto alla nebulosa solare da cui sono nati i pianeti che conosciamo.
Teresa Paneque Carreño, co-responsabile dello studio e professoressa di astronomia all’Università del Michigan, lo ha detto in modo piuttosto diretto: questa è la prova che le condizioni alla base del nostro sistema solare non si ripetono automaticamente ovunque nello spazio. Sembra ovvio, certo, ma è una di quelle cose che nella scienza vanno dimostrate.
Come è stato possibile studiarla
Il merito va anche alla tempistica. La 3I/ATLAS è stata individuata abbastanza presto da permettere osservazioni approfondite. Il team ha prima utilizzato l’Osservatorio MDM in Arizona per rilevare le prime emissioni gassose della cometa. Poi è entrato in gioco l’ALMA, il grande radiotelescopio situato in Cile, capace di distinguere l’acqua deuterata da quella ordinaria con una precisione notevole. È la prima volta in assoluto che questo tipo di analisi dell’acqua viene completata con successo su un oggetto interstellare.
La 3I/ATLAS è appena il terzo visitatore interstellare confermato nella storia dell’astronomia. Ma con l’arrivo di osservatori sempre più avanzati, il numero potrebbe crescere rapidamente. C’è però una condizione fondamentale, come ha sottolineato Paneque Carreño: proteggere i cieli notturni dall’inquinamento luminoso resta essenziale per intercettare questi oggetti deboli e sfuggenti.
Lo studio ha ricevuto il supporto della NASA, della National Science Foundation statunitense e dell’agenzia cilena per la ricerca e lo sviluppo. Un lavoro corale, frutto di competenze diverse che si sono incastrate al momento giusto. E che dimostra, ancora una volta, quanto possa essere sorprendente ciò che arriva da fuori il nostro angolo di galassia.


