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	<title>letteratura Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Manoscritto di 1.200 anni riscrive le origini della letteratura inglese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 08:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Caedmon]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un manoscritto perduto di 1.200 anni riscrive le origini della letteratura inglese</h2>
<p>Un <strong>manoscritto perduto</strong> di oltre 1.200 anni, ritrovato a Roma dopo decenni di oblio, sta costringendo gli studiosi a ripensare le origini della letteratura inglese. Non è un modo di dire: il documento contiene una delle più antiche versioni conosciute del <strong>Caedmon&#8217;s Hymn</strong>, considerato il primo poema mai scritto in lingua inglese. E la cosa più sorprendente è che nessuno, fino a poco tempo fa, sapeva che fosse lì.</p>
<p>A fare la scoperta sono stati due ricercatori del <strong>Trinity College Dublin</strong>, la dottoressa Elisabetta Magnanti e il dottor Mark Faulkner, specialisti in manoscritti medievali. Il documento si trovava nella <strong>Biblioteca Nazionale Centrale di Roma</strong>, dove era catalogato ma sostanzialmente ignorato dalla comunità accademica. Molti esperti, dal 1975 in poi, lo consideravano perduto. Poi la biblioteca ha digitalizzato le proprie collezioni, e quei file sono finiti sotto gli occhi giusti.</p>
<p>Il manoscritto risale a un periodo compreso tra l&#8217;800 e l&#8217;830, il che lo rende la terza copia più antica mai identificata del poema. Ma il dettaglio che ha fatto sobbalzare gli studiosi è un altro. Nelle due copie più antiche, conservate a Cambridge e San Pietroburgo, i versi in <strong>inglese antico</strong> compaiono come aggiunte marginali, annotazioni inserite dopo, quasi di sfuggita. Nel manoscritto di Roma, invece, il testo in inglese antico è integrato direttamente nel corpo principale del testo latino. Questo cambia parecchio la prospettiva: significa che già nel nono secolo i lettori medievali attribuivano un valore importante alla poesia in lingua inglese, non la trattavano come un semplice appunto a margine.</p>
<h2>La leggenda del mandriano poeta e il suo inno alla Creazione</h2>
<p>Il <strong>Caedmon&#8217;s Hymn</strong> è un componimento di nove versi che loda Dio per la creazione del mondo. La tradizione racconta che fu composto da Caedmon, un mandriano timido dell&#8217;abbazia di Whitby, nello Yorkshire del Nord. Durante un banchetto in cui gli ospiti dovevano recitare poesie, Caedmon si allontanò imbarazzato perché non conosceva nessun verso. Andò a dormire, e in sogno una figura misteriosa gli ordinò di cantare della Creazione. Al risveglio, il poema era formato nella sua mente, perfetto.</p>
<p>Il testo è sopravvissuto perché venne copiato in alcune versioni della <strong>Historia Ecclesiastica</strong> di Beda il Venerabile, la grande storia del popolo inglese scritta in latino nell&#8217;ottavo secolo. Beda, però, aveva scelto di non includere i versi originali in inglese antico, preferendo tradurli in latino. Il fatto che qualcuno, entro cento anni dalla stesura dell&#8217;opera, abbia reinserito il poema nella sua lingua originale racconta qualcosa di profondo sul rapporto tra le due tradizioni linguistiche.</p>
<h2>Un viaggio travagliato attraverso i secoli</h2>
<p>Il <strong>manoscritto ritrovato</strong> fu prodotto nell&#8217;Abbazia di Nonantola, nel cuore dell&#8217;Emilia, e da lì iniziò un percorso decisamente accidentato. Durante le guerre napoleoniche, nei primi anni dell&#8217;Ottocento, venne spostato nella chiesa di San Bernardo alle Terme a Roma per metterlo al sicuro. Poi fu rubato, passò di mano tra diversi collezionisti privati, e alla fine approdò alla Biblioteca Nazionale Centrale. Questa storia di proprietà così intricata aveva convinto molti studiosi che il documento fosse andato perso per sempre.</p>
<p>Come ha spiegato la dottoressa Magnanti, la <strong>digitalizzazione</strong> ha reso possibile qualcosa di straordinario: due ricercatori in Irlanda hanno potuto riconoscere l&#8217;importanza di un manoscritto conservato a Roma, contenente un poema composto nel nord dell&#8217;Inghilterra oltre un millennio fa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista ad accesso aperto Early Medieval England and its Neighbours, edita da Cambridge University Press.</p>
<p>Del corpus totale di testi in inglese antico sopravvivono circa tre milioni di parole, ma la stragrande maggioranza appartiene al decimo e undicesimo secolo. Il Caedmon&#8217;s Hymn è quasi un unicum come testimonianza del settimo secolo. Ritrovarne una nuova copia altomedievale non è solo una curiosità accademica: è un tassello che aiuta a capire meglio come e quanto venisse valorizzata la <strong>lingua inglese</strong> già nelle sue fasi più embrionali. E pensare che tutto questo stava lì, in un file digitale, aspettando solo che qualcuno lo guardasse con attenzione.</p>
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