Un manoscritto perduto di 1.200 anni riscrive le origini della letteratura inglese
Un manoscritto perduto di oltre 1.200 anni, ritrovato a Roma dopo decenni di oblio, sta costringendo gli studiosi a ripensare le origini della letteratura inglese. Non è un modo di dire: il documento contiene una delle più antiche versioni conosciute del Caedmon’s Hymn, considerato il primo poema mai scritto in lingua inglese. E la cosa più sorprendente è che nessuno, fino a poco tempo fa, sapeva che fosse lì.
A fare la scoperta sono stati due ricercatori del Trinity College Dublin, la dottoressa Elisabetta Magnanti e il dottor Mark Faulkner, specialisti in manoscritti medievali. Il documento si trovava nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove era catalogato ma sostanzialmente ignorato dalla comunità accademica. Molti esperti, dal 1975 in poi, lo consideravano perduto. Poi la biblioteca ha digitalizzato le proprie collezioni, e quei file sono finiti sotto gli occhi giusti.
Il manoscritto risale a un periodo compreso tra l’800 e l’830, il che lo rende la terza copia più antica mai identificata del poema. Ma il dettaglio che ha fatto sobbalzare gli studiosi è un altro. Nelle due copie più antiche, conservate a Cambridge e San Pietroburgo, i versi in inglese antico compaiono come aggiunte marginali, annotazioni inserite dopo, quasi di sfuggita. Nel manoscritto di Roma, invece, il testo in inglese antico è integrato direttamente nel corpo principale del testo latino. Questo cambia parecchio la prospettiva: significa che già nel nono secolo i lettori medievali attribuivano un valore importante alla poesia in lingua inglese, non la trattavano come un semplice appunto a margine.
La leggenda del mandriano poeta e il suo inno alla Creazione
Il Caedmon’s Hymn è un componimento di nove versi che loda Dio per la creazione del mondo. La tradizione racconta che fu composto da Caedmon, un mandriano timido dell’abbazia di Whitby, nello Yorkshire del Nord. Durante un banchetto in cui gli ospiti dovevano recitare poesie, Caedmon si allontanò imbarazzato perché non conosceva nessun verso. Andò a dormire, e in sogno una figura misteriosa gli ordinò di cantare della Creazione. Al risveglio, il poema era formato nella sua mente, perfetto.
Il testo è sopravvissuto perché venne copiato in alcune versioni della Historia Ecclesiastica di Beda il Venerabile, la grande storia del popolo inglese scritta in latino nell’ottavo secolo. Beda, però, aveva scelto di non includere i versi originali in inglese antico, preferendo tradurli in latino. Il fatto che qualcuno, entro cento anni dalla stesura dell’opera, abbia reinserito il poema nella sua lingua originale racconta qualcosa di profondo sul rapporto tra le due tradizioni linguistiche.
Un viaggio travagliato attraverso i secoli
Il manoscritto ritrovato fu prodotto nell’Abbazia di Nonantola, nel cuore dell’Emilia, e da lì iniziò un percorso decisamente accidentato. Durante le guerre napoleoniche, nei primi anni dell’Ottocento, venne spostato nella chiesa di San Bernardo alle Terme a Roma per metterlo al sicuro. Poi fu rubato, passò di mano tra diversi collezionisti privati, e alla fine approdò alla Biblioteca Nazionale Centrale. Questa storia di proprietà così intricata aveva convinto molti studiosi che il documento fosse andato perso per sempre.
Come ha spiegato la dottoressa Magnanti, la digitalizzazione ha reso possibile qualcosa di straordinario: due ricercatori in Irlanda hanno potuto riconoscere l’importanza di un manoscritto conservato a Roma, contenente un poema composto nel nord dell’Inghilterra oltre un millennio fa. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista ad accesso aperto Early Medieval England and its Neighbours, edita da Cambridge University Press.
Del corpus totale di testi in inglese antico sopravvivono circa tre milioni di parole, ma la stragrande maggioranza appartiene al decimo e undicesimo secolo. Il Caedmon’s Hymn è quasi un unicum come testimonianza del settimo secolo. Ritrovarne una nuova copia altomedievale non è solo una curiosità accademica: è un tassello che aiuta a capire meglio come e quanto venisse valorizzata la lingua inglese già nelle sue fasi più embrionali. E pensare che tutto questo stava lì, in un file digitale, aspettando solo che qualcuno lo guardasse con attenzione.


