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	<title>mimetismo Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Arota festae, la cavalletta rosa che diventa verde: scoperta incredibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 17:53:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[botanica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un insetto rosa shocking che diventa verde: la scoperta che riscrive le regole del mimetismo Una cavalletta rosa che si trasforma in verde nel giro di undici giorni. Sembra la trama di un documentario troppo bello per essere vero, eppure è esattamente quello che un gruppo di ricercatori ha...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un insetto rosa shocking che diventa verde: la scoperta che riscrive le regole del mimetismo</h2>
<p>Una <strong>cavalletta rosa</strong> che si trasforma in verde nel giro di undici giorni. Sembra la trama di un documentario troppo bello per essere vero, eppure è esattamente quello che un gruppo di ricercatori ha documentato nella foresta pluviale di <strong>Panama</strong>. La protagonista si chiama <strong>Arota festae</strong>, un insetto dell&#8217;ordine degli ortotteri noto anche come &#8220;bush cricket&#8221;, specializzato nel mimare le foglie degli alberi tropicali. E quello che ha fatto davanti agli occhi degli scienziati ha lasciato tutti a bocca aperta.</p>
<p>La femmina adulta è stata individuata presso la stazione di ricerca dello <strong>Smithsonian Tropical Research Institute</strong>, sull&#8217;isola di Barro Colorado. Quando è stata avvistata per la prima volta sotto una luce artificiale, il suo colore era un rosa acceso, quasi fluorescente. Undici giorni dopo, era completamente verde. Un team internazionale composto da ricercatori dell&#8217;Università di St Andrews, dell&#8217;<strong>Università di Reading</strong>, dello Smithsonian e dell&#8217;Università di Amsterdam ha seguito la trasformazione giorno per giorno, fotografando l&#8217;insetto per trenta giorni consecutivi. Il rosa vivace ha iniziato a sbiadire dopo quattro giorni, passando a una tonalità pastello prima di completare il viraggio al verde entro l&#8217;undicesimo giorno.</p>
<h2>Non una mutazione, ma una strategia di sopravvivenza raffinatissima</h2>
<p>Fino a oggi, le cavallette rosa erano considerate poco più che curiosità genetiche, anomalie svantaggiose segnalate nella letteratura scientifica fin dal 1878. Questa osservazione ribalta completamente la prospettiva. Secondo lo studio pubblicato sulla rivista <strong>Ecology</strong>, il cambiamento di colore della <strong>Arota festae</strong> potrebbe essere collegato a un fenomeno botanico chiamato &#8220;delayed greening&#8221;: nelle foreste tropicali, molte foglie appena spuntate sono rosa o rosse, e solo col tempo diventano verdi. Sull&#8217;isola di Barro Colorado, circa un terzo delle specie vegetali mostra questo schema durante tutto l&#8217;anno, creando un fondale costante di fogliame rosa che offre copertura perfetta a un insetto dello stesso colore.</p>
<p>Il dottor Benito Wainwright, autore principale dello studio, ha spiegato che trovarsi davanti a questo individuo è stata una sorpresa genuina. Quella che sembrava una bizzarria genetica potrebbe essere in realtà una <strong>strategia di sopravvivenza</strong> finemente calibrata, capace di seguire il ciclo vitale delle foglie che l&#8217;insetto imita.</p>
<h2>Un mimetismo dinamico mai documentato prima</h2>
<p>La cosa davvero senza precedenti è che nessuno aveva mai registrato una transizione cromatica completa all&#8217;interno di una singola fase di vita di una cavalletta. Il dottor Matt Greenwell dell&#8217;Università di Reading, coautore della ricerca, ha sottolineato un aspetto che colpisce: un insetto rosa acceso in una foresta prevalentemente verde dovrebbe risaltare come un operaio con il giubbotto ad alta visibilità. Invece, quel rosa funziona perché replica esattamente il colore delle foglie giovani. E quando quelle foglie maturano, l&#8217;insetto matura con loro, virando al verde.</p>
<p>La femmina di <strong>Arota festae</strong> osservata è sopravvissuta abbastanza a lungo da accoppiarsi, morendo poi di cause naturali il mese successivo. Ma quello che ha lasciato dietro di sé è una lezione potente su quanto la <strong>foresta pluviale tropicale</strong> sia un ecosistema dinamico, dove il <strong>mimetismo</strong> non è statico ma si adatta in tempo reale. Un promemoria, insomma, che la natura riesce ancora a sorprendere chi la studia da una vita intera.</p>
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		<title>Vaccino Covid e trombosi rara: svelato il meccanismo dopo anni</title>
		<link>https://tecnoapple.it/vaccino-covid-e-trombosi-rara-svelato-il-meccanismo-dopo-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 14:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[adenovirus]]></category>
		<category><![CDATA[coagulazione]]></category>
		<category><![CDATA[immunologia]]></category>
		<category><![CDATA[mimetismo]]></category>
		<category><![CDATA[PF4]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Svelato il mistero dei rari casi di trombosi da vaccino Covid Dopo anni di ricerche, un team internazionale ha finalmente chiarito perché i vaccini Covid a vettore adenovirale possano causare, in casi estremamente rari, una pericolosa reazione di trombosi. La scoperta, pubblicata sul New England...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Svelato il mistero dei rari casi di trombosi da vaccino Covid</h2>
<p>Dopo anni di ricerche, un team internazionale ha finalmente chiarito perché i <strong>vaccini Covid a vettore adenovirale</strong> possano causare, in casi estremamente rari, una pericolosa reazione di <strong>trombosi</strong>. La scoperta, pubblicata sul <strong>New England Journal of Medicine</strong>, apre la strada a vaccini più sicuri e rappresenta una svolta concreta per la medicina immunologica.</p>
<p>Partiamo dal cuore della questione. Il gruppo di ricerca, guidato dalla <strong>Flinders University</strong> in collaborazione con la Greifswald University e la McMaster University, ha scoperto che il sistema immunitario di pochissime persone può confondere una proteina normale dell&#8217;adenovirus con una proteina del sangue umano chiamata <strong>fattore piastrinico 4 (PF4)</strong>. Quando questo errore di riconoscimento avviene, il corpo produce anticorpi che attivano la coagulazione in modo anomalo. Ed è proprio qui che si genera la trombosi.</p>
<p>La condizione era già stata identificata nel 2021 con il nome di <strong>VITT</strong> (trombocitopenia e trombosi immunitaria indotta da vaccino), durante la campagna vaccinale con il vaccino Oxford AstraZeneca. Ma fino ad oggi mancava il tassello molecolare decisivo per spiegare il meccanismo preciso che la innescava.</p>
<h2>Il pezzo mancante del puzzle: il mimetismo molecolare</h2>
<p>La dottoressa Jing Jing Wang, ricercatrice della Flinders University, ha spiegato che grazie a tecniche avanzate di <strong>spettrometria di massa</strong> il team è riuscito a individuare un fenomeno di mimetismo molecolare tra la proteina del vettore adenovirale e il PF4. In pratica, il sistema immunitario scambia una cosa per l&#8217;altra, e in rarissimi casi questa confusione diventa dannosa.</p>
<p>Un elemento interessante è che nel 2023 erano già emersi casi quasi identici di trombosi legati non al vaccino, ma a infezioni naturali da <strong>adenovirus</strong>, quelli del comune raffreddore. Uno studio del 2024 aveva poi dimostrato che gli anticorpi coinvolti nei casi da vaccino e quelli da infezione erano praticamente indistinguibili. Questo ha spostato l&#8217;attenzione dall&#8217;idea che fosse un ingrediente specifico del vaccino a causare il problema, puntando invece verso l&#8217;adenovirus stesso come origine della reazione.</p>
<p>Il professor Tom Gordon, capo dell&#8217;immunologia presso SA Pathology in Australia, ha definito questa pubblicazione il coronamento di una trilogia di studi sul New England Journal of Medicine. Un percorso lungo, partito dalla scoperta di un fattore di rischio genetico legato a un gene anticorpale chiamato IGLV3.21*02, che aveva già collegato casi provenienti da diversi Paesi del mondo.</p>
<h2>Verso vaccini adenovirali più sicuri</h2>
<p>La buona notizia è che adesso, con il meccanismo finalmente chiaro, gli sviluppatori di <strong>vaccini</strong> possono intervenire. Modificando o rimuovendo la proteina pVII nei vaccini a vettore adenovirale, si può eliminare questo rischio rarissimo senza compromettere l&#8217;efficacia protettiva del vaccino stesso.</p>
<p>Il professor James McCluskey, immunologo dell&#8217;Università di Melbourne e del Peter Doherty Institute, ha parlato di un traguardo scientifico straordinario, definendolo &#8220;un brillante lavoro di indagine molecolare&#8221; che svela le basi genetiche e strutturali di come una normale risposta immunitaria possa, in circostanze eccezionali, trasformarsi in autoimmunità patogena.</p>
<p>Questa scoperta ha implicazioni particolarmente rilevanti per quelle regioni del mondo dove i vaccini a base di adenovirus restano fondamentali nella lotta contro le malattie infettive. Sapere esattamente cosa provoca la <strong>trombosi da vaccino Covid</strong> non è solo un risultato accademico: è il punto di partenza per garantire che la prossima generazione di vaccini sia ancora più sicura e accessibile per tutti.</p>
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		<title>Stanford crea un materiale che cambia forma e colore come un polpo</title>
		<link>https://tecnoapple.it/stanford-crea-un-materiale-che-cambia-forma-e-colore-come-un-polpo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 16:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cefalopodi]]></category>
		<category><![CDATA[litografia]]></category>
		<category><![CDATA[materiale]]></category>
		<category><![CDATA[mimetismo]]></category>
		<category><![CDATA[nanostrutture]]></category>
		<category><![CDATA[polimero]]></category>
		<category><![CDATA[polpo]]></category>
		<category><![CDATA[Stanford]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un materiale che cambia forma e colore come un polpo: la svolta di Stanford Un materiale che cambia forma, capace di modificare colore e texture in pochi secondi, ispirato alle straordinarie capacità mimetiche dei polpi. Sembra fantascienza, eppure è esattamente quello che un gruppo di ricercatori...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un materiale che cambia forma e colore come un polpo: la svolta di Stanford</h2>
<p>Un <strong>materiale che cambia forma</strong>, capace di modificare colore e texture in pochi secondi, ispirato alle straordinarie capacità mimetiche dei polpi. Sembra fantascienza, eppure è esattamente quello che un gruppo di ricercatori della <strong>Stanford University</strong> ha appena presentato in uno studio pubblicato sulla rivista Nature. La premessa è tanto semplice quanto ambiziosa: replicare in laboratorio ciò che certi cefalopodi fanno da milioni di anni, e cioè confondersi perfettamente con l&#8217;ambiente circostante. Il risultato è un polimero flessibile che, a contatto con l&#8217;acqua, riesce a gonfiare regioni specifiche della propria superficie, generando pattern tridimensionali reversibili su scala nanometrica. E la cosa più sorprendente? Tutto è nato un po&#8217; per caso.</p>
<p>Siddharth Doshi, dottorando in scienza dei materiali a Stanford e primo autore dello studio, stava esaminando alcune nanostrutture con un microscopio elettronico a scansione. Invece di buttare i campioni dopo l&#8217;analisi, li ha riutilizzati. Ed è lì che ha notato qualcosa di strano: le zone precedentemente esposte al fascio di elettroni reagivano in modo diverso, mostrando <strong>colori distinti</strong>. Una scoperta fortuita che ha aperto una strada del tutto nuova.</p>
<h2>Come funziona questo materiale che cambia forma</h2>
<p>Il meccanismo alla base è un connubio tra <strong>litografia a fascio elettronico</strong>, tecnica già diffusa nella produzione di semiconduttori, e un film polimerico sensibile all&#8217;acqua. Esponendo aree precise del film a un fascio di elettroni controllato, si modifica la capacità di assorbimento di quelle zone. Quando il materiale entra in contatto con l&#8217;acqua, le regioni trattate si gonfiano in modo differenziato, creando texture elaborate che appaiono solo allo stato umido. La precisione è tale che il team è riuscito a riprodurre una versione microscopica di <strong>El Capitan</strong>, la celebre parete rocciosa dello Yosemite: da asciutto il film resta piatto, da bagnato si solleva in una struttura tridimensionale.</p>
<p>Ma non finisce qui. Aggiungendo sottili strati metallici su entrambi i lati del polimero, i ricercatori hanno creato strutture note come <strong>risonatori di Fabry Pérot</strong>, capaci di selezionare lunghezze d&#8217;onda specifiche della luce. Man mano che il film si espande o si contrae, cambiano i colori visibili. Con il giusto equilibrio tra acqua e solvente, una superficie anonima si trasforma in un mosaico vibrante di sfumature. Il processo, tra l&#8217;altro, è completamente reversibile: basta un solvente simile all&#8217;alcol per rimuovere l&#8217;acqua e riportare tutto allo stato iniziale.</p>
<h2>Dal mimetismo alla robotica: le applicazioni future</h2>
<p>Le possibili applicazioni di questo <strong>materiale che cambia forma</strong> vanno ben oltre il mimetismo. Nicholas Melosh, professore di scienza dei materiali a Stanford e coautore senior dello studio, ha sottolineato come il controllo preciso della texture superficiale possa servire a regolare l&#8217;attrito, consentendo a piccoli robot di aggrapparsi alle superfici o scivolarci sopra a seconda delle necessità. Su scala nanometrica, poi, le variazioni strutturali possono influenzare il comportamento delle cellule, aprendo prospettive interessanti nella <strong>bioingegneria</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo più affascinante resta comunque l&#8217;automazione del mimetismo. Attualmente, per far corrispondere il materiale allo sfondo circostante serve una regolazione manuale dei livelli di acqua e solvente. Il team sta lavorando per integrare sistemi di <strong>visione artificiale e intelligenza artificiale</strong> che possano analizzare l&#8217;ambiente e adattare il materiale in tempo reale, senza intervento umano. Una sorta di pelle sintetica intelligente, capace di mimetizzarsi autonomamente.</p>
<p>Il gruppo di ricerca sta persino collaborando con artisti per esplorare usi creativi del materiale. Perché quando la scienza incontra l&#8217;arte, spesso nascono le idee più sorprendenti. E con un materiale del genere tra le mani, le possibilità sembrano davvero tutte da scoprire.</p>
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		<title>Orchidee: 6 strategie di inganno che lasciano a bocca aperta</title>
		<link>https://tecnoapple.it/orchidee-6-strategie-di-inganno-che-lasciano-a-bocca-aperta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:52:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[botanica]]></category>
		<category><![CDATA[feromoni]]></category>
		<category><![CDATA[impollinatori]]></category>
		<category><![CDATA[inganno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei orchidee che ingannano gli impollinatori con strategie davvero sorprendenti Le orchidee sono maestre dell'inganno. Con l'arrivo della primavera, alcune specie mettono in atto trucchi raffinatissimi per attirare gli impollinatori, e non si tratta solo di colori sgargianti o profumi invitanti....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Sei orchidee che ingannano gli impollinatori con strategie davvero sorprendenti</h2>
<p>Le <strong>orchidee</strong> sono maestre dell&#8217;inganno. Con l&#8217;arrivo della primavera, alcune specie mettono in atto trucchi raffinatissimi per attirare gli <strong>impollinatori</strong>, e non si tratta solo di colori sgargianti o profumi invitanti. Parliamo di vere e proprie strategie di sopravvivenza che sfidano ogni logica, basate su <strong>mimetismo</strong>, odori ingannevoli e trappole evolutive costruite in milioni di anni. Sei orchidee in particolare meritano attenzione, perché il loro modo di interagire con insetti e altri animali è qualcosa che lascia a bocca aperta anche chi studia botanica da una vita.</p>
<p>Il mondo vegetale non è affatto passivo. E le orchidee lo dimostrano meglio di qualsiasi altra famiglia di piante. Alcune imitano la forma e il <strong>profumo</strong> di insetti femmina per attirare i maschi, spingendoli a tentare un accoppiamento con il fiore. È il caso celebre delle orchidee del genere <strong>Ophrys</strong>, che riproducono con precisione quasi inquietante le sembianze di api e vespe. Il maschio, convinto di aver trovato una compagna, si posa sul labello e finisce ricoperto di polline. Un inganno perfetto, senza alcuna ricompensa per il povero insetto.</p>
<h2>Profumi, trappole e colori che mentono</h2>
<p>Altre orchidee puntano tutto sull&#8217;<strong>olfatto</strong>. Emettono odori che ricordano carne in decomposizione o feromoni specifici, attirando mosche e coleotteri che normalmente cercano tutt&#8217;altro. Alcune specie tropicali hanno sviluppato strutture scivolose che intrappolano temporaneamente gli insetti al loro interno, costringendoli a passare attraverso un percorso obbligato dove raccolgono o depositano polline prima di poter uscire. Una sorta di labirinto naturale progettato con una precisione ingegneristica notevole.</p>
<p>C&#8217;è poi chi gioca con i <strong>colori</strong> e le forme per simulare la presenza di nettare che in realtà non esiste. Le orchidee del genere Dactylorhiza, per esempio, attirano api e bombi con macchie e striature che sembrano indicare una ricca fonte di cibo. Ma quando l&#8217;impollinatore arriva, non trova nulla. Eppure il danno ormai è fatto: il polline è stato trasferito con successo.</p>
<h2>Perché queste strategie funzionano ancora</h2>
<p>Viene spontaneo chiedersi come mai gli impollinatori non imparino a riconoscere l&#8217;inganno. La risposta sta nei numeri e nella genetica. Le <strong>orchidee</strong> non hanno bisogno di ingannare tutti gli individui, basta che una piccola percentuale cada nel trucco per garantire la riproduzione. Inoltre, ogni generazione di insetti riparte quasi da zero in termini di esperienza. Questo equilibrio precario tra pianta e animale è uno degli aspetti più affascinanti della <strong>coevoluzione</strong>, un meccanismo che continua a produrre adattamenti sempre più sofisticati da entrambe le parti.</p>
<p>Con la primavera ormai alle porte, queste sei orchidee tornano a mettere in scena il loro spettacolo silenzioso. Un teatro naturale dove nulla è come sembra, e dove la bellezza nasconde quasi sempre un secondo fine.</p>
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