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	<title>scrittura Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Grammarly sotto accusa: class action per aver copiato lo stile di autori famosi</title>
		<link>https://tecnoapple.it/grammarly-sotto-accusa-class-action-per-aver-copiato-lo-stile-di-autori-famosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 23:24:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Grammarly nella bufera: causa collettiva per aver copiato lo stile di scrittori famosi La storia di Grammarly e della sua controversa funzione che permetteva di imitare lo stile di autori celebri non si è chiusa con la rimozione della feature. Anzi, sta prendendo una piega molto più seria. Una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Grammarly nella bufera: causa collettiva per aver copiato lo stile di scrittori famosi</h2>
<p>La storia di <strong>Grammarly</strong> e della sua controversa funzione che permetteva di imitare lo stile di autori celebri non si è chiusa con la rimozione della feature. Anzi, sta prendendo una piega molto più seria. Una <strong>class action</strong> è stata avviata contro l&#8217;azienda, guidata dalla giornalista investigativa <strong>Julia Angwin</strong>, e le spiegazioni fornite dal CEO non hanno convinto praticamente nessuno.</p>
<p>Facciamo un passo indietro. Qualche tempo fa, <strong>Superhuman</strong>, la società proprietaria di Grammarly, aveva introdotto una funzionalità chiamata <strong>&#8220;expert review&#8221;</strong> all&#8217;interno del popolare strumento di correzione grammaticale. Il problema? Questa funzione non si limitava a migliorare la scrittura degli utenti. Faceva qualcosa di ben più discutibile: insegnava alle persone a replicare lo stile di scrittori famosi, sia viventi che defunti. Come se non bastasse, il modo in cui era presentata lasciava intendere che gli autori in questione fossero in qualche modo coinvolti nel processo, cosa ovviamente falsa.</p>
<p>Quando la vicenda è venuta a galla, Grammarly ha disattivato la funzione. Ma il danno, a quanto pare, era già fatto. E qui entra in gioco la causa legale.</p>
<h2>Otto mesi di utilizzo e nessuna scusa convincente</h2>
<p>Julia Angwin ha sottolineato un punto che dovrebbe far riflettere: il fatto che la <strong>funzionalità sia stata rimossa</strong> non cancella gli otto mesi in cui è rimasta attiva e accessibile a milioni di utenti. Otto mesi durante i quali chiunque poteva sfruttare lo stile narrativo di autori di primo piano senza che questi avessero dato il minimo consenso.</p>
<p>Il CEO di Grammarly ha provato a difendere la scelta, ma le sue spiegazioni sono state giudicate confuse e poco credibili. C&#8217;è chi ha fatto notare, con una certa ironia, che forse avrebbe dovuto usare proprio quella funzione per farsi scrivere una difesa più convincente, magari nello stile di qualche grande comunicatore.</p>
<p>La <strong>causa collettiva</strong> solleva questioni che vanno ben oltre il singolo caso. Quanto è lecito per uno strumento di <strong>intelligenza artificiale</strong> appropriarsi del lavoro creativo di altre persone? E soprattutto, dove si traccia il confine tra ispirazione e plagio quando a farlo è un algoritmo?</p>
<h2>Una questione che riguarda tutto il settore</h2>
<p>Grammarly non è certo l&#8217;unica azienda tech a muoversi su un terreno scivoloso quando si parla di contenuti generati dall&#8217;IA e diritti degli autori. Ma questo caso ha il potenziale per creare un <strong>precedente legale</strong> importante, soprattutto se la class action dovesse andare avanti e ottenere risultati concreti in tribunale.</p>
<p>Resta da vedere come si evolverà la situazione nei prossimi mesi. Quello che è certo è che disattivare una funzione dopo averla sfruttata per quasi un anno non basta a mettere tutto a posto. E la comunità degli scrittori, giustamente, non ha intenzione di lasciar correre.</p>
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		<title>Grammarly accusata di copiare lo stile degli scrittori senza consenso</title>
		<link>https://tecnoapple.it/grammarly-accusata-di-copiare-lo-stile-degli-scrittori-senza-consenso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grammarly e il furto di stile: quando l'intelligenza artificiale copia la voce degli scrittori Che Grammarly avesse un problema grosso lo si è capito quando alcuni tra gli scrittori più noti del panorama tech hanno scoperto, senza preavviso, di essere stati trasformati in fantasmi editoriali. Il...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/grammarly-accusata-di-copiare-lo-stile-degli-scrittori-senza-consenso/">Grammarly accusata di copiare lo stile degli scrittori senza consenso</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Grammarly e il furto di stile: quando l&#8217;intelligenza artificiale copia la voce degli scrittori</h2>
<p>Che <strong>Grammarly</strong> avesse un problema grosso lo si è capito quando alcuni tra gli scrittori più noti del panorama tech hanno scoperto, senza preavviso, di essere stati trasformati in fantasmi editoriali. Il punto è semplice e parecchio inquietante: lo strumento di scrittura basato su <strong>intelligenza artificiale generativa</strong> offriva agli utenti la possibilità di ricevere revisioni testuali &#8220;dal punto di vista di esperti&#8221;, solo che quegli esperti non ne sapevano assolutamente nulla.</p>
<p>La questione è emersa grazie a un approfondimento pubblicato da <strong>TechCrunch</strong>, che ha messo in luce una funzionalità decisamente discutibile. Grammarly, durante la scrittura, proponeva suggerimenti stilistici e correzioni presentandole come se arrivassero da figure autorevoli e riconoscibili del giornalismo e della comunicazione digitale. Tra questi nomi c&#8217;era anche <strong>Casey Newton</strong>, il fondatore di Platformer, che ha dichiarato di non essere mai stato contattato né informato del fatto che il suo stile venisse replicato e offerto come modello. Non esattamente il massimo della trasparenza.</p>
<h2>Un problema che va oltre Grammarly</h2>
<p>La faccenda non riguarda solo una funzione mal progettata o un errore di comunicazione. Quello che è successo con Grammarly è il sintomo di qualcosa di molto più grande e strutturale nel mondo dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> applicata alla scrittura. Si parla di strumenti che assorbono, replicano e redistribuiscono il lavoro creativo di persone reali, vive o defunte, senza alcun tipo di consenso. Il tutto mascherato da &#8220;assistenza alla scrittura&#8221;.</p>
<p>Ed ecco il paradosso che rende la storia ancora più amara: perfino chi sviluppa questi strumenti di <strong>scrittura generativa</strong> ammette, più o meno apertamente, che i risultati sono spesso imbarazzanti. La qualità del testo prodotto dall&#8217;intelligenza artificiale lascia a desiderare in molti casi, eppure il mercato continua a spingere su funzionalità sempre più invasive. La corsa a offrire &#8220;di più&#8221; porta a scorciatoie etiche che nessuno sembra voler affrontare davvero.</p>
<h2>Tra etica e reputazione, il nodo resta irrisolto</h2>
<p>Grammarly ha costruito negli anni una <strong>reputazione solida</strong> come assistente di scrittura affidabile, utilizzato da milioni di persone nel mondo. Ma episodi come questo rischiano di minare la fiducia degli utenti e, soprattutto, di chi scrive per mestiere. Usare il nome e lo stile di professionisti senza il loro permesso non è solo una leggerezza: è un problema legale e morale che l&#8217;intero settore della <strong>tecnologia AI</strong> dovrebbe prendere molto più seriamente.</p>
<p>La discussione è aperta, e probabilmente lo resterà a lungo. Quello che è certo è che il confine tra &#8220;ispirazione&#8221; e appropriazione indebita, nel mondo dell&#8217;intelligenza artificiale, si fa ogni giorno più sottile.</p>
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		<title>Autocompletamento AI sta cambiando il modo in cui pensiamo: ecco come</title>
		<link>https://tecnoapple.it/autocompletamento-ai-sta-cambiando-il-modo-in-cui-pensiamo-ecco-come/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 21:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[autocompletamento]]></category>
		<category><![CDATA[cognizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'autocompletamento AI sta cambiando il modo in cui pensiamo, e quasi nessuno se ne accorge Le funzioni di autocompletamento basate sull'intelligenza artificiale sono ormai ovunque. Nella posta elettronica, nei messaggi, nei documenti di lavoro: basta iniziare a digitare una frase e il sistema...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/autocompletamento-ai-sta-cambiando-il-modo-in-cui-pensiamo-ecco-come/">Autocompletamento AI sta cambiando il modo in cui pensiamo: ecco come</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;autocompletamento AI sta cambiando il modo in cui pensiamo, e quasi nessuno se ne accorge</h2>
<p>Le funzioni di <strong>autocompletamento basate sull&#8217;intelligenza artificiale</strong> sono ormai ovunque. Nella posta elettronica, nei messaggi, nei documenti di lavoro: basta iniziare a digitare una frase e il sistema propone il resto. Comodo, veloce, efficiente. Ma c&#8217;è un problema che sta emergendo con forza crescente: queste funzioni potrebbero modificare il modo in cui le persone formulano i propri pensieri. E la cosa più inquietante è che quasi nessuno ne è consapevole.</p>
<p>Parliamoci chiaro. Quando qualcuno accetta un suggerimento di <strong>autocompletamento AI</strong> mentre scrive, non sta semplicemente risparmiando tempo. Sta delegando, anche solo parzialmente, una decisione linguistica a un algoritmo. Una parola diversa da quella che sarebbe venuta in mente naturalmente. Una sfumatura leggermente spostata. Un tono che forse non era esattamente quello voluto. Tutto questo, ripetuto centinaia di volte al giorno, ha un impatto. Ed è un impatto che la ricerca sta cominciando a documentare con dati piuttosto eloquenti.</p>
<h2>Il meccanismo sottile che altera la scrittura e il pensiero</h2>
<p>Il punto centrale è questo: la <strong>scrittura assistita dall&#8217;AI</strong> non si limita a completare frasi. Orienta le scelte espressive. Se un sistema propone sistematicamente costruzioni più neutre, più formali o più generiche, chi scrive finisce per adattarsi a quello stile senza rendersene conto. È un fenomeno che gli esperti di scienze cognitive chiamano <strong>priming linguistico</strong>, e funziona in modo particolarmente efficace quando la persona non sa di essere influenzata.</p>
<p>Pensare e scrivere sono attività profondamente intrecciate. Non è una novità, lo sapeva già chiunque abbia tenuto un diario o lavorato su un testo complesso. Quando si cerca la parola giusta, il cervello attraversa un processo di selezione che riflette ciò che davvero si vuole comunicare. L&#8217;<strong>autocompletamento AI</strong> cortocircuita questo processo. Lo rende più rapido, certo, ma anche meno personale. E col tempo, meno autentico.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto che riguarda la diversità espressiva. Se milioni di persone utilizzano gli stessi modelli linguistici per farsi suggerire come completare le frasi, il rischio concreto è un <strong>appiattimento del linguaggio</strong> su larga scala. Le espressioni originali, i modi di dire regionali, le scelte stilistiche individuali tendono a scomparire, sostituite da un lessico medio, prevedibile e, diciamolo, un po&#8217; noioso.</p>
<h2>Cosa significa davvero per chi usa questi strumenti ogni giorno</h2>
<p>Non si tratta di demonizzare la tecnologia. Gli strumenti di <strong>intelligenza artificiale applicata alla scrittura</strong> possono essere utilissimi, soprattutto per chi lavora con volumi enormi di testo o per chi scrive in una lingua che non è la propria. Il problema nasce quando l&#8217;uso diventa automatico, acritico, quasi inconsapevole. Quando si accetta ogni suggerimento senza neanche leggere cosa propone il sistema.</p>
<p>Un aspetto particolarmente rilevante riguarda le <strong>nuove generazioni</strong>. Ragazze e ragazzi che crescono con queste funzionalità integrate in ogni app rischiano di non sviluppare mai pienamente la propria voce scritta. Se fin da subito qualcuno, o qualcosa, completa le frasi al posto loro, il muscolo della scrittura autonoma si atrofizza. E con esso, una parte della capacità di pensiero indipendente.</p>
<p>La questione non è se usare o meno l&#8217;<strong>autocompletamento AI</strong>. La questione è farlo con consapevolezza. Sapere che ogni suggerimento accettato è una micro decisione delegata. Sapere che il proprio stile di pensiero potrebbe essere modellato, giorno dopo giorno, da un algoritmo progettato per la prevedibilità statistica e non per l&#8217;originalità espressiva.</p>
<p>Forse vale la pena, ogni tanto, ignorare quel suggerimento grigio che appare a fine riga. E finire la frase da soli. Anche se ci vuole qualche secondo in più. Anche se il risultato non è perfetto. Perché quel piccolo sforzo è esattamente ciò che tiene vivo il <strong>pensiero critico</strong> in un&#8217;epoca in cui la comodità rischia di sostituire la riflessione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/autocompletamento-ai-sta-cambiando-il-modo-in-cui-pensiamo-ecco-come/">Autocompletamento AI sta cambiando il modo in cui pensiamo: ecco come</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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