Grammarly accusata di copiare lo stile degli scrittori senza consenso

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Grammarly e il furto di stile: quando l’intelligenza artificiale copia la voce degli scrittori

Che Grammarly avesse un problema grosso lo si è capito quando alcuni tra gli scrittori più noti del panorama tech hanno scoperto, senza preavviso, di essere stati trasformati in fantasmi editoriali. Il punto è semplice e parecchio inquietante: lo strumento di scrittura basato su intelligenza artificiale generativa offriva agli utenti la possibilità di ricevere revisioni testuali “dal punto di vista di esperti”, solo che quegli esperti non ne sapevano assolutamente nulla.

La questione è emersa grazie a un approfondimento pubblicato da TechCrunch, che ha messo in luce una funzionalità decisamente discutibile. Grammarly, durante la scrittura, proponeva suggerimenti stilistici e correzioni presentandole come se arrivassero da figure autorevoli e riconoscibili del giornalismo e della comunicazione digitale. Tra questi nomi c’era anche Casey Newton, il fondatore di Platformer, che ha dichiarato di non essere mai stato contattato né informato del fatto che il suo stile venisse replicato e offerto come modello. Non esattamente il massimo della trasparenza.

Un problema che va oltre Grammarly

La faccenda non riguarda solo una funzione mal progettata o un errore di comunicazione. Quello che è successo con Grammarly è il sintomo di qualcosa di molto più grande e strutturale nel mondo dell’intelligenza artificiale applicata alla scrittura. Si parla di strumenti che assorbono, replicano e redistribuiscono il lavoro creativo di persone reali, vive o defunte, senza alcun tipo di consenso. Il tutto mascherato da “assistenza alla scrittura”.

Ed ecco il paradosso che rende la storia ancora più amara: perfino chi sviluppa questi strumenti di scrittura generativa ammette, più o meno apertamente, che i risultati sono spesso imbarazzanti. La qualità del testo prodotto dall’intelligenza artificiale lascia a desiderare in molti casi, eppure il mercato continua a spingere su funzionalità sempre più invasive. La corsa a offrire “di più” porta a scorciatoie etiche che nessuno sembra voler affrontare davvero.

Tra etica e reputazione, il nodo resta irrisolto

Grammarly ha costruito negli anni una reputazione solida come assistente di scrittura affidabile, utilizzato da milioni di persone nel mondo. Ma episodi come questo rischiano di minare la fiducia degli utenti e, soprattutto, di chi scrive per mestiere. Usare il nome e lo stile di professionisti senza il loro permesso non è solo una leggerezza: è un problema legale e morale che l’intero settore della tecnologia AI dovrebbe prendere molto più seriamente.

La discussione è aperta, e probabilmente lo resterà a lungo. Quello che è certo è che il confine tra “ispirazione” e appropriazione indebita, nel mondo dell’intelligenza artificiale, si fa ogni giorno più sottile.

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