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	<title>sepoltura Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Ossick Lass: la bambina di 11.000 anni che riscrive la preistoria britannica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 20:24:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ossick Lass: una bambina di 11.000 anni fa riscrive la preistoria del nord della Gran Bretagna I resti umani più antichi mai trovati nel nord della Gran Bretagna appartengono a una bambina di circa tre anni, vissuta circa 11.000 anni fa. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La Ossick Lass: una bambina di 11.000 anni fa riscrive la preistoria del nord della Gran Bretagna</h2>
<p>I <strong>resti umani più antichi</strong> mai trovati nel nord della Gran Bretagna appartengono a una bambina di circa tre anni, vissuta circa <strong>11.000 anni fa</strong>. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Prehistoric Society Journal e condotto da un team internazionale guidato dalla <strong>University of Central Lancashire</strong>. La piccola, ribattezzata <strong>Ossick Lass</strong> (che nel dialetto locale significa &#8220;ragazza di Urswick&#8221;), è stata scoperta all&#8217;interno della <strong>Heaning Wood Bone Cave</strong>, una grotta nei pressi di Great Urswick, nella regione della Cumbria. E la sua storia sta cambiando parecchie cose rispetto a quello che si sapeva sulla vita e sulla morte subito dopo l&#8217;era glaciale.</p>
<p>Le ossa erano state rinvenute durante gli scavi condotti da <strong>Martin Stables</strong>, un archeologo autodidatta del posto, spinto dalla curiosità per il passato preistorico del suo villaggio. Tre anni dopo il ritrovamento, i ricercatori sono riusciti a estrarre il DNA dai resti, confermando che si trattava di una femmina con un&#8217;età stimata tra i due anni e mezzo e i tre anni e mezzo. Come ha spiegato il dottor Rick Peterson, responsabile della ricerca, è la prima volta che si riesce a essere così precisi sull&#8217;età e sul sesso di un soggetto tanto antico.</p>
<h2>Una sepoltura che racconta un mondo spirituale sorprendente</h2>
<p>La sepoltura della <strong>Ossick Lass</strong> è oggi considerata la terza più antica sepoltura mesolitica conosciuta nell&#8217;Europa nordoccidentale. Ma non è solo una questione di numeri. Nella stessa grotta sono stati trovati gioielli, tra cui un dente di cervo forato e delle perline, tutti datati al carbonio attorno a 11.000 anni fa. Questo dettaglio rafforza l&#8217;idea che non si trattasse di una deposizione casuale, ma di un <strong>rituale funerario</strong> intenzionale e profondamente sentito. Le comunità di cacciatori e raccoglitori del Mesolitico, secondo gli studiosi, consideravano spesso le grotte come porte d&#8217;accesso al mondo degli spiriti. Una visione che spiegherebbe perché così tante grotte nel nord Europa venissero usate per le sepolture in quel periodo.</p>
<p>La grotta, tra l&#8217;altro, non custodiva solo i resti della bambina. I ricercatori hanno identificato almeno otto individui sepolti in epoche diverse: circa 4.000 anni fa durante la prima <strong>Età del Bronzo</strong>, circa 5.500 anni fa nel Neolitico antico, e appunto 11.000 anni fa, nel pieno del periodo mesolitico. Tutte sepolture intenzionali, il che trasforma questo sito in un luogo di importanza davvero eccezionale.</p>
<h2>Perché questa scoperta è così rara</h2>
<p>Nel nord della Gran Bretagna trovare resti umani di questa antichità è qualcosa di straordinariamente difficile. I ghiacciai dell&#8217;era glaciale hanno alterato profondamente il paesaggio, cancellando gran parte delle tracce archeologiche. Prima della <strong>Ossick Lass</strong>, il primato apparteneva a una sepoltura di circa 10.000 anni scoperta nel 2013 nella vicina Kent&#8217;s Bank Cavern. Stables, che ha iniziato gli scavi nel luglio 2016, ha raccontato con una certa emozione di essere stato il primo a vedere, dopo millenni, la sepoltura amorevole di quella che era chiaramente la figlia di qualcuno. Una persona reale, sepolta con cura e con oggetti che avevano un significato. La pubblicazione dello studio rappresenta solo un primo passo, perché il sito della Heaning Wood Bone Cave ha ancora molto da rivelare. E la storia della piccola Ossick Lass, in qualche modo, sta appena cominciando.</p>
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		<title>Peste di Giustiniano: scoperta la prima fossa comune confermata scientificamente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[bizantino]]></category>
		<category><![CDATA[fossa]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/peste-di-giustiniano-scoperta-la-prima-fossa-comune-confermata-scientificamente/">Peste di Giustiniano: scoperta la prima fossa comune confermata scientificamente</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una fossa comune antica svela gli effetti devastanti della Peste di Giustiniano</h2>
<p>Una scoperta archeologica straordinaria sta riscrivendo quello che sapevamo sulla <strong>Peste di Giustiniano</strong>, una delle prime pandemie documentate nella storia dell&#8217;umanità. Nel sito dell&#8217;antica città di <strong>Jerash</strong>, in Giordania, un gruppo interdisciplinare guidato dalla University of South Florida ha confermato l&#8217;esistenza di una <strong>fossa comune</strong> legata proprio a quell&#8217;epidemia che, tra il 541 e il 750 d.C., uccise milioni di persone nell&#8217;Impero Bizantino. Non si tratta di una semplice scoperta di ossa e reperti: quello che emerge da questa ricerca, pubblicata sul <strong>Journal of Archaeological Science</strong>, è il racconto umano di una crisi sanitaria che ha stravolto intere comunità. Come ha spiegato Rays H. Y. Jiang, professore associato e responsabile dello studio, l&#8217;obiettivo era andare oltre l&#8217;identificazione del patogeno per capire chi fossero davvero le persone colpite, come vivessero e cosa significasse morire durante una pandemia dentro una città reale.</p>
<h2>La prima fossa comune da pandemia confermata scientificamente</h2>
<p>Fino a oggi, i racconti storici descrivevano epidemie terribili nell&#8217;era bizantina, ma mancavano prove solide. Diversi siti sospettati di essere <strong>sepolture di massa</strong> legate alla peste non avevano mai ricevuto una conferma definitiva. Jerash cambia tutto. Per la prima volta, una fossa comune legata alla Peste di Giustiniano è stata verificata sia attraverso evidenze archeologiche sia tramite <strong>analisi genetiche</strong>. Centinaia di individui sono stati sepolti nel giro di pochi giorni, ammassati sopra detriti di ceramica in un&#8217;area pubblica abbandonata, probabilmente un antico ippodromo. Non si tratta quindi di un cimitero cresciuto nel tempo, ma di un evento singolo, improvviso e drammatico. La ricerca si inserisce in una serie di studi più ampia: i lavori precedenti si erano concentrati sullo <em>Yersinia pestis</em>, il batterio responsabile della <strong>peste bubbonica</strong>. Questa nuova fase, invece, guarda agli effetti sociali della malattia, sia nel breve che nel lungo periodo.</p>
<h2>Mobilità, connessioni nascoste e lezioni per il presente</h2>
<p>Uno degli aspetti più affascinanti dello studio riguarda la questione della <strong>mobilità delle popolazioni antiche</strong>. I dati genetici e storici indicano che le persone si spostavano e si mescolavano tra regioni diverse, eppure le sepolture tradizionali suggerivano comunità sostanzialmente stanziali. La fossa comune di Jerash dimostra che entrambe le cose potevano coesistere. In condizioni normali, la migrazione avveniva lentamente, nell&#8217;arco di generazioni, e si confondeva con la vita quotidiana. Durante una crisi come la Peste di Giustiniano, però, individui provenienti da contesti diversi e con storie di mobilità si ritrovavano uniti in un unico luogo di sepoltura. Quelle connessioni invisibili diventavano improvvisamente evidenti. Jiang ha sottolineato un punto che vale la pena tenere a mente: le pandemie non sono solo eventi biologici, sono eventi sociali. Rivelano chi è vulnerabile e perché. Città dense, spostamenti frequenti, cambiamenti ambientali giocavano un ruolo allora esattamente come lo giocano oggi. Collegando le evidenze biologiche dei corpi al contesto archeologico, il team è riuscito a restituire una dimensione profondamente umana a quella che altrimenti resterebbe solo una nota a margine nei libri di storia. Il sito di <strong>Jerash</strong> trasforma un segnale genetico in una storia fatta di persone vere, di una città che ha affrontato l&#8217;impensabile. E forse, guardando a quei giorni lontani 1.500 anni, si può capire qualcosa di più anche sulle fragilità del mondo contemporaneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/peste-di-giustiniano-scoperta-la-prima-fossa-comune-confermata-scientificamente/">Peste di Giustiniano: scoperta la prima fossa comune confermata scientificamente</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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