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	<title>seta Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Ragno ballista scoperto in Australia: la trappola a molla che catapulta le formiche</title>
		<link>https://tecnoapple.it/ragno-ballista-scoperto-in-australia-la-trappola-a-molla-che-catapulta-le-formiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 22:54:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[aracnide]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un ragno scoperto in Australia usa una catapulta di seta per cacciare le formiche Nelle foreste pluviali del Queensland settentrionale è stato scoperto un ragno ballista che ha sviluppato una strategia di caccia davvero senza precedenti: costruisce una trappola a molla fatta di seta che catapulta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un ragno scoperto in Australia usa una catapulta di seta per cacciare le formiche</h2>
<p>Nelle foreste pluviali del Queensland settentrionale è stato scoperto un <strong>ragno ballista</strong> che ha sviluppato una strategia di caccia davvero senza precedenti: costruisce una trappola a molla fatta di seta che catapulta le formiche direttamente nella sua ragnatela. Sembra fantascienza, eppure è biologia pura. Il soprannome &#8220;ballista&#8221; non è casuale, richiama le antiche macchine da assedio romane che scagliavano proiettili sfruttando la tensione accumulata. E il principio, a ben vedere, è esattamente lo stesso.</p>
<p>La scoperta è stata pubblicata sulla rivista <strong>Current Biology</strong> nel giugno 2026 da un team guidato dal Professor Ajay Narendra della <strong>Macquarie University</strong>, insieme allo studente Pranav Joshi. Il piccolo aracnide notturno, che appartiene al genere <strong>Propostira</strong> ma non ha ancora un nome scientifico ufficiale, si è specializzato nella caccia a un&#8217;unica preda: la <strong>formica verde arboricola</strong> (Oecophylla smaragdina), un insetto aggressivo e tutt&#8217;altro che facile da gestire.</p>
<h2>Come funziona la trappola del ragno ballista</h2>
<p>Durante il giorno il ragno ballista se ne sta nascosto sotto una foglia, posizionato sopra le zone dove le formiche sono più attive. Quando cala la notte, scende per oltre 50 centimetri e inizia un lavoro certosino che può durare fino a quattro ore. Costruisce una struttura verticale composta da 15 fino a 60 <strong>fili di seta in tensione</strong>, raggruppati in una forma a cono vicino al suolo.</p>
<p>Una volta completata la struttura, il ragno avvolge il cono con un tipo di seta più sottile e si ritira rapidamente verso l&#8217;alto. Poi succede la magia. Una formica si avvicina, reagisce in modo aggressivo mordendo il cono e, senza saperlo, sgancia la trappola. Il meccanismo a molla si attiva e lancia la formica verso l&#8217;alto per oltre 30 centimetri, con un&#8217;accelerazione che supera i <strong>1300 metri al secondo quadrato</strong>. La formica finisce intrappolata nella ragnatela principale e solo a quel punto il ragno ballista si avvicina per immobilizzarla con altra seta.</p>
<h2>Una specializzazione unica nel mondo animale</h2>
<p>Quello che rende questa scoperta davvero eccezionale è il livello di specializzazione. Come ha spiegato il Professor Narendra, è già raro che un ragno si nutra di formiche, perché queste hanno difese chimiche notevoli e possono richiamare centinaia di compagne in pochi istanti. Trovare un ragno che caccia esclusivamente una singola specie di formica, e che per farlo ha sviluppato un <strong>meccanismo biologico a catapulta</strong>, è qualcosa di mai osservato prima.</p>
<p>I ricercatori sospettano che durante la fase finale di costruzione il ragno aggiunga un <strong>feromone</strong> capace di attirare le formiche operaie e provocarne l&#8217;attacco aggressivo, innescando così la trappola. Il dottor Jonas Wolff, esperto di biomeccanica della seta di ragno dell&#8217;Università di Greifswald in Germania, ha analizzato i campioni con microscopia elettronica a scansione, confermando che la densità di potenza istantanea di questo sistema supera qualsiasi altra catapulta biologica basata sulla seta conosciuta fino ad oggi.</p>
<p>Il ragno ballista rappresenta, in sostanza, un caso straordinario di ingegneria naturale. Un predatore minuscolo che ha trovato il modo di neutralizzare prede pericolose una alla volta, trasportandole a distanza di sicurezza dai sentieri e dai nidi delle formiche. La natura, ancora una volta, si dimostra più creativa di qualsiasi progettista umano.</p>
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		<title>Seta del mare ricreata dopo 2000 anni: il segreto svelato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 23:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[bisso]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[mollusco]]></category>
		<category><![CDATA[POSTECH]]></category>
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		<category><![CDATA[tessuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La seta del mare torna a splendere dopo duemila anni La seta del mare, quel tessuto dorato leggendario che per secoli ha vestito imperatori e papi, sembrava perduta per sempre. E invece no. Un gruppo di ricercatori sudcoreani è riuscito a ricrearla, partendo da un mollusco coltivato nelle acque...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La seta del mare torna a splendere dopo duemila anni</h2>
<p>La <strong>seta del mare</strong>, quel tessuto dorato leggendario che per secoli ha vestito imperatori e papi, sembrava perduta per sempre. E invece no. Un gruppo di ricercatori sudcoreani è riuscito a ricrearla, partendo da un mollusco coltivato nelle acque costiere della Corea, e soprattutto ha svelato il segreto dietro quella lucentezza dorata che resiste al tempo senza sbiadire. La scoperta, pubblicata sulla rivista <strong>Advanced Materials</strong>, ha qualcosa di affascinante: il colore oro non viene da tinture o pigmenti, ma dalla struttura stessa della fibra. Roba da far impallidire qualsiasi tessuto moderno.</p>
<p>Per capire la portata di questa ricerca, vale la pena fare un passo indietro. La seta del mare originale veniva prodotta a partire dai <strong>filamenti di bisso</strong> della <strong>Pinna nobilis</strong>, un grande mollusco bivalve del Mediterraneo che usa queste fibre proteiche per ancorarsi alle rocce. Il tessuto che se ne ricavava era leggerissimo, incredibilmente resistente e dotato di un bagliore dorato che lo rendeva quasi mistico. Uno degli esempi più celebri è il <strong>Volto Santo di Manoppello</strong>, una reliquia conservata in Italia da secoli e ritenuta realizzata proprio con questo materiale. Purtroppo, l&#8217;inquinamento marino e il degrado ambientale hanno portato la Pinna nobilis sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione. L&#8217;Unione Europea ne ha vietato completamente la raccolta, e oggi la seta del mare autentica viene prodotta in quantità microscopiche da pochissimi artigiani.</p>
<h2>Il segreto sta nella struttura, non nella tintura</h2>
<p>Il team guidato dal professor <strong>Dong Soo Hwang</strong> del POSTECH ha trovato un&#8217;alternativa concreta nella <strong>Atrina pectinata</strong>, un mollusco già allevato per scopi alimentari nelle acque coreane. Questo bivalve produce filamenti di bisso molto simili a quelli della cugina mediterranea, sia dal punto di vista fisico che chimico. Partendo da questa somiglianza, i ricercatori hanno messo a punto un processo per trasformare queste fibre in un materiale che replica fedelmente l&#8217;aspetto della seta del mare antica.</p>
<p>Ma la parte davvero sorprendente riguarda il meccanismo del colore. Nessun pigmento, nessuna tintura: il bagliore dorato nasce da un fenomeno chiamato <strong>colorazione strutturale</strong>. All&#8217;interno della fibra si trovano strutture proteiche sferiche stratificate, battezzate &#8220;fotonine&#8221;, che interagiscono con la luce un po&#8217; come fanno le bolle di sapone o le ali delle farfalle. Il colore, insomma, è inscritto nell&#8217;architettura stessa del materiale. Più queste proteine sono organizzate in modo preciso, più la tonalità risulta intensa e brillante. Ecco perché la seta del mare può mantenere la sua luminosità per secoli, mentre un tessuto tinto normalmente prima o poi sbiadisce.</p>
<h2>Da rifiuto marino a tessuto sostenibile</h2>
<p>C&#8217;è anche un risvolto pratico che non va sottovalutato. I filamenti di bisso della Atrina pectinata finora venivano semplicemente buttati via come scarto della lavorazione alimentare. Trasformarli in un <strong>tessile di valore</strong> significa ridurre i rifiuti marini e creare materiali sostenibili con un significato culturale profondo. Come ha sottolineato lo stesso professor Hwang, i tessuti a colorazione strutturale non hanno bisogno di coloranti chimici né di metalli per mantenere il loro aspetto nel tempo, aprendo strade nuove per la <strong>moda sostenibile</strong> e i materiali avanzati. La seta del mare, dopo duemila anni di oblio, potrebbe avere davanti un futuro tutto nuovo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/seta-del-mare-ricreata-dopo-2000-anni-il-segreto-svelato/">Seta del mare ricreata dopo 2000 anni: il segreto svelato</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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