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	<title>Silicon Valley Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Apple, Trump elogia Tim Cook: &#8220;Ha fatto meglio di Steve Jobs</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 06:54:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Trump saluta Tim Cook con il suo stile inconfondibile: "Ha fatto un lavoro migliore di Steve Jobs" Il presidente Donald Trump ha voluto rendere omaggio a Tim Cook, CEO uscente di Apple, con un post pubblicato su Truth Social che ha immediatamente fatto il giro del web. E lo ha fatto nel modo più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Trump saluta Tim Cook con il suo stile inconfondibile: &#8220;Ha fatto un lavoro migliore di Steve Jobs&#8221;</h2>
<p>Il presidente <strong>Donald Trump</strong> ha voluto rendere omaggio a <strong>Tim Cook</strong>, CEO uscente di <strong>Apple</strong>, con un post pubblicato su <strong>Truth Social</strong> che ha immediatamente fatto il giro del web. E lo ha fatto nel modo più trumpiano possibile, chiamandolo ancora una volta &#8220;Tim Apple&#8221; e raccontando che Cook lo avrebbe chiamato per &#8220;baciargli il posteriore&#8221;. Un classico, insomma.</p>
<p>Nel messaggio, Trump ha elogiato la leadership di <strong>Tim Cook</strong> alla guida di Apple, arrivando a sostenere che avrebbe fatto un lavoro persino migliore rispetto al leggendario <strong>Steve Jobs</strong>. Una dichiarazione che, conoscendo il personaggio, va presa con le dovute cautele ma che racconta molto del rapporto particolare tra il presidente e il CEO di Cupertino.</p>
<h2>Il rapporto tra Trump e il CEO di Apple</h2>
<p>La storia tra Trump e Tim Cook è lunga e piena di sfumature. Negli anni, il CEO di <strong>Apple</strong> ha sempre mantenuto un approccio pragmatico nei confronti della politica americana, cercando di costruire ponti con qualsiasi amministrazione fosse al potere. Con Trump, in particolare, Cook ha coltivato una relazione strategica, fatta di cene, telefonate e visite alla Casa Bianca. Un atteggiamento che gli ha attirato critiche da una parte della Silicon Valley, ma che probabilmente ha anche protetto Apple da alcune delle politiche commerciali più aggressive dell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Il soprannome &#8220;Tim Apple&#8221; è ormai diventato una sorta di tormentone. Nacque durante un incontro ufficiale nel 2019, quando Trump chiamò Cook con il cognome dell&#8217;azienda anziché con il suo. Da allora, il presidente non ha mai smesso di usarlo, trasformando quello che era un lapsus in una specie di marchio affettuoso.</p>
<h2>Un passaggio di consegne storico per Apple</h2>
<p>Al di là del colore della dichiarazione di <strong>Trump</strong>, il vero tema resta il futuro di Apple senza Tim Cook al timone. Cook ha guidato l&#8217;azienda per oltre un decennio, portandola a diventare la prima società al mondo a superare i tremila miliardi di dollari di capitalizzazione. Un risultato che, numeri alla mano, è difficile da contestare.</p>
<p>Chi prenderà il suo posto dovrà confrontarsi con sfide enormi: la crescita del mercato dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>, la competizione sempre più feroce nel settore degli smartphone, le tensioni geopolitiche con la Cina dove Apple produce gran parte dei suoi dispositivi. Non esattamente una passeggiata.</p>
<p>Il post di Trump su Truth Social, con tutto il suo tono sopra le righe, segna comunque un momento simbolico. Che piaccia o meno lo stile del presidente, il riconoscimento pubblico verso <strong>Tim Cook</strong> conferma quanto il CEO uscente di Apple sia stato una figura centrale non solo nella tecnologia, ma anche nel rapporto tra <strong>Silicon Valley</strong> e politica americana. Un capitolo che si chiude, mentre un altro sta per aprirsi.</p>
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		<title>Apple, Ronald Wayne smentisce tutto: non ha mai venduto la sua quota</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 12:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ronald Wayne e la verità sulla sua uscita da Apple: non ha mai venduto per 800 dollari Il cofondatore di Apple che tutti conoscono meno ha scelto un momento decisamente simbolico per rimettere a posto i fatti. Ronald Wayne, il terzo uomo dietro la nascita dell'azienda più preziosa del mondo, ha...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Ronald Wayne e la verità sulla sua uscita da Apple: non ha mai venduto per 800 dollari</h2>
<p>Il cofondatore di <strong>Apple</strong> che tutti conoscono meno ha scelto un momento decisamente simbolico per rimettere a posto i fatti. <strong>Ronald Wayne</strong>, il terzo uomo dietro la nascita dell&#8217;azienda più preziosa del mondo, ha sfruttato il cinquantesimo anniversario della società per smentire una delle leggende più radicate della Silicon Valley. Quella secondo cui avrebbe venduto la sua quota del 10% per soli <strong>800 dollari</strong>. Una cifra che, a conti fatti, oggi varrebbe qualcosa come 300 miliardi. Roba da farci venire un colpo solo a pensarci.</p>
<h2>Cosa ha detto davvero Wayne al Computer History Museum</h2>
<p>Durante una celebrazione organizzata dal <strong>Computer History Museum</strong> proprio per i 50 anni di Apple, Wayne ha voluto chiarire una volta per tutte la questione. Le sue parole sono state piuttosto nette: &#8220;Non ho mai venduto il mio 10%&#8221;. E lo ha ripetuto, giusto per essere sicuro che il concetto arrivasse. Ha aggiunto che la storia degli 800 dollari, quella che circola da decenni, è &#8220;totalmente inaccurata&#8221;.</p>
<p>Ora, va detto che qui si sta spaccando un capello costosissimo. Perché <strong>Ronald Wayne</strong> effettivamente uscì da Apple dopo appena 12 giorni dalla fondazione, avvenuta nell&#8217;aprile del 1976 insieme a <strong>Steve Jobs</strong> e <strong>Steve Wozniak</strong>. Questo è un fatto. Ma la narrazione popolare ha sempre raccontato la vicenda come una vendita vera e propria della sua partecipazione, e a quanto pare le cose non andarono esattamente così. La distinzione può sembrare sottile, quasi irrilevante per chi guarda dall&#8217;esterno. Eppure per Wayne evidentemente conta eccome, e dopo cinquant&#8217;anni ha deciso che fosse il momento di dirlo pubblicamente.</p>
<h2>Una leggenda dura a morire</h2>
<p>Questa storia è diventata nel tempo uno dei racconti più citati quando si parla delle origini di <strong>Apple</strong>. L&#8217;uomo che ha rinunciato al 10% dell&#8217;azienda che sarebbe diventata la più grande del pianeta. Viene spesso usata come esempio perfetto di occasione mancata, di scelta che pesa per sempre. E in un certo senso lo è ancora, indipendentemente da come la si racconti nei dettagli. Wayne ha lasciato Apple dopo meno di due settimane. Questo resta il punto fondamentale.</p>
<p>Ma la precisazione fatta al <strong>Computer History Museum</strong> aggiunge una sfumatura importante a una vicenda che sembrava ormai cristallizzata. Ronald Wayne non ha venduto nulla per 800 dollari. Come sia andata davvero la separazione dalla società, con quali termini e accordi, è qualcosa che meriterebbe un approfondimento ben più ampio. Quello che è certo è che la versione semplificata, quella buona per le chiacchiere da bar e i titoli acchiappaclic, non corrisponde alla realtà dei fatti. Almeno secondo il diretto interessato, che dopo mezzo secolo ha evidentemente sentito il bisogno di mettere un punto fermo sulla sua storia con <strong>Apple</strong>.</p>
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