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	<title>sovrappeso Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Ozempic e farmaci GLP-1 riducono il rischio di tumore al seno del 30%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 17:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[GLP-1]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ozempic e farmaci GLP-1: uno studio li collega a un rischio di tumore al seno ridotto del 30% I farmaci GLP-1 come Ozempic, Wegovy, Mounjaro e Zepbound potrebbero fare molto di più che aiutare a perdere peso. Uno studio condotto su oltre 110.000 donne ha rivelato che chi assumeva questi medicinali...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/ozempic-e-farmaci-glp-1-riducono-il-rischio-di-tumore-al-seno-del-30/">Ozempic e farmaci GLP-1 riducono il rischio di tumore al seno del 30%</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Ozempic e farmaci GLP-1: uno studio li collega a un rischio di tumore al seno ridotto del 30%</h2>
<p>I <strong>farmaci GLP-1</strong> come <strong>Ozempic</strong>, Wegovy, Mounjaro e Zepbound potrebbero fare molto di più che aiutare a perdere peso. Uno studio condotto su oltre 110.000 donne ha rivelato che chi assumeva questi medicinali presentava circa il 30% di probabilità in meno di sviluppare un <strong>tumore al seno</strong>. Un dato che ha attirato l&#8217;attenzione della comunità scientifica internazionale e che potrebbe aprire scenari del tutto nuovi nella prevenzione oncologica.</p>
<p>La ricerca, presentata al congresso annuale dell&#8217;American Society of Clinical Oncology (ASCO) nel giugno 2026 e pubblicata su JCO Oncology Practice, arriva dall&#8217;<strong>Università della Pennsylvania</strong>. Il team guidato dalla professoressa Elizabeth McDonald ha analizzato le cartelle cliniche di 111.646 donne tra i 45 e gli 80 anni, tutte con un indice di massa corporea pari o superiore a 25. Di queste, circa il 13,7% aveva una prescrizione documentata per farmaci GLP-1. Il confronto con chi non li assumeva ha prodotto risultati piuttosto chiari: nel campione completo, le donne in terapia con questi medicinali mostravano il 35,1% di probabilità in meno di ricevere una diagnosi di cancro al seno. Nell&#8217;analisi su un gruppo omogeneo e bilanciato per età, etnia, densità mammaria e stato diabetico, la riduzione si attestava al 30,5%.</p>
<h2>Perché i farmaci per dimagrire potrebbero influenzare il rischio oncologico</h2>
<p>È risaputo che il sovrappeso, soprattutto dopo la menopausa, rappresenta un fattore di rischio significativo per il <strong>cancro al seno</strong>. I farmaci GLP-1 sono estremamente efficaci nel promuovere la <strong>perdita di peso</strong>, e questo da solo potrebbe spiegare una parte del beneficio osservato. Ma la questione è probabilmente più complessa. Questi medicinali, infatti, agiscono su diversi fronti biologici: riducono l&#8217;infiammazione cronica di basso grado (da tempo sospettata come possibile concausa nello sviluppo di tumori), influenzano il metabolismo e intervengono persino su processi epigenetici che regolano l&#8217;attività dei geni. Una combinazione di effetti che, secondo chi ha condotto lo studio, potrebbe contribuire a frenare lo sviluppo delle cellule tumorali.</p>
<p>Va detto con chiarezza: si tratta di uno studio osservazionale. Non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto. La ricerca non ha distinto tra i singoli farmaci (<strong>Ozempic</strong>, Wegovy, <strong>Mounjaro</strong>, Zepbound), né ha considerato la durata del trattamento, i fattori genetici di rischio o il sottotipo di tumore. Sono tutte variabili che andranno approfondite.</p>
<h2>Il passo successivo: trial clinici su larga scala</h2>
<p>Proprio per colmare queste lacune, McDonald e il suo gruppo stanno lavorando al lancio di un <strong>trial clinico multicentrico</strong> pensato per verificare se i farmaci GLP-1 possano effettivamente ridurre l&#8217;incidenza del tumore al seno nelle donne ad alto rischio, comprese quelle con una storia pregressa della malattia. È un passaggio cruciale, perché oggi le opzioni di prevenzione restano piuttosto limitate: lo screening regolare con mammografia o risonanza magnetica, la chirurgia preventiva per chi porta mutazioni genetiche ad alto rischio e il tamoxifene, che però molte donne rifiutano per i suoi effetti collaterali.</p>
<p>I farmaci GLP-1 come <strong>Ozempic</strong> e simili sono già utilizzati da milioni di persone, il che li rende particolarmente interessanti come possibile strumento di prevenzione. Se i trial clinici dovessero confermare quanto emerso dallo studio osservazionale, ci si troverebbe di fronte a una svolta concreta. Non una cura, ma un&#8217;arma in più in un arsenale che, nella lotta contro il tumore al seno, ha ancora troppo poche frecce a disposizione.</p>
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		<title>BMI sbaglia categoria di peso per un adulto su tre: lo svela uno studio italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 02:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[BMI]]></category>
		<category><![CDATA[classificazione]]></category>
		<category><![CDATA[DXA]]></category>
		<category><![CDATA[grasso]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[peso]]></category>
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		<category><![CDATA[Studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il BMI sbaglia classificazione per oltre un terzo degli adulti: lo dice uno studio italiano Quella formula semplice che incrocia peso e altezza, il famoso BMI, potrebbe raccontare una storia sbagliata per tantissime persone. Uno studio condotto da ricercatori italiani e presentato al Congresso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il BMI sbaglia classificazione per oltre un terzo degli adulti: lo dice uno studio italiano</h2>
<p>Quella formula semplice che incrocia peso e altezza, il famoso <strong>BMI</strong>, potrebbe raccontare una storia sbagliata per tantissime persone. Uno studio condotto da ricercatori italiani e presentato al Congresso Europeo sull&#8217;Obesità ha messo nero su bianco un dato che fa riflettere: più di un terzo degli adulti viene inserito nella <strong>categoria di peso</strong> sbagliata quando ci si affida solo al <strong>BMI</strong>. E non parliamo di errori marginali.</p>
<p>La ricerca, pubblicata sulla rivista <strong>Nutrients</strong>, ha coinvolto 1351 adulti tra i 18 e i 98 anni, tutti valutati presso l&#8217;Università di Verona. Il punto chiave è il confronto tra la classificazione tradizionale dell&#8217;OMS basata sul BMI e le misurazioni effettuate con la <strong>DXA</strong> (assorbimetria a raggi X a doppia energia), considerata il metodo di riferimento assoluto per misurare la <strong>percentuale di grasso corporeo</strong>. Il risultato? Le due classificazioni spesso non coincidono, e la discrepanza è tutt&#8217;altro che trascurabile.</p>
<h2>Dove il BMI fallisce di più</h2>
<p>Tra le persone etichettate come obese dal BMI, il 34% in realtà rientrava nella categoria sovrappeso secondo la DXA. Ma il dato più sorprendente riguarda chi veniva classificato come <strong>sovrappeso</strong>: oltre la metà, il 53%, era stata collocata nella categoria sbagliata. Di questi, circa tre quarti avevano un peso normale, mentre il restante quarto risultava effettivamente obeso. Anche nel gruppo dei sottopeso la situazione non era migliore: quasi il 70% di chi aveva un <strong>BMI</strong> inferiore a 18.5 è stato riclassificato come normopeso dopo la scansione DXA.</p>
<p>Il professor <strong>Marwan El Ghoch</strong>, dell&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia, ha spiegato che il BMI non misura direttamente il grasso corporeo né tiene conto di come questo si distribuisce nel corpo. Un limite noto da tempo, eppure il BMI resta lo strumento dominante negli ambulatori medici, nelle polizze assicurative e nelle politiche sanitarie pubbliche.</p>
<h2>Serve un cambio di rotta nella valutazione del peso</h2>
<p>La professoressa <strong>Chiara Milanese</strong> dell&#8217;Università di Verona ha aggiunto un dettaglio che vale la pena sottolineare: anche quando BMI e DXA individuano una prevalenza complessiva simile di sovrappeso e <strong>obesità</strong>, le persone coinvolte non sono necessariamente le stesse. Significa che alcuni individui a rischio sfuggono completamente al radar del BMI, mentre altri vengono etichettati erroneamente con un problema che non hanno.</p>
<p>I numeri complessivi lo confermano. La DXA ha rilevato una prevalenza combinata di sovrappeso e obesità intorno al 37%, contro il 41% stimato dal BMI. Non una differenza enorme in termini assoluti, ma il problema vero sta nel fatto che si parla di persone diverse.</p>
<p>I ricercatori propongono che le <strong>linee guida sanitarie</strong> italiane vengano aggiornate per integrare strumenti complementari al BMI. Si va dalla misurazione diretta della composizione corporea a soluzioni più accessibili, come la plicometria o il rapporto vita/altezza. Lo studio si è concentrato su una popolazione caucasica del Veneto, e gli autori ritengono plausibile che schemi di errore simili si riscontrino anche in altri paesi europei, anche se serviranno ricerche ulteriori per confermare questa ipotesi su gruppi etnici differenti.</p>
<p>Quello che emerge con chiarezza è che affidarsi esclusivamente al BMI per valutare lo stato di salute legato al peso resta una semplificazione che, per troppe persone, può tradursi in diagnosi sbagliate e percorsi clinici inappropriati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/bmi-sbaglia-categoria-di-peso-per-un-adulto-su-tre-lo-svela-uno-studio-italiano/">BMI sbaglia categoria di peso per un adulto su tre: lo svela uno studio italiano</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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