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	<title>trasmissione Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Hantavirus delle Ande: l&#8217;unico che si trasmette tra umani e nessuno sa perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 19:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ande]]></category>
		<category><![CDATA[contagio]]></category>
		<category><![CDATA[epidemiologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mistero dell'hantavirus delle Ande: l'unico che si trasmette tra esseri umani L'hantavirus delle Ande rappresenta un caso unico nel panorama delle malattie infettive, e la comunità scientifica non ha ancora capito perché. Esistono decine di varianti di hantavirus nel mondo, distribuite tra le...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il mistero dell&#8217;hantavirus delle Ande: l&#8217;unico che si trasmette tra esseri umani</h2>
<p>L&#8217;<strong>hantavirus delle Ande</strong> rappresenta un caso unico nel panorama delle malattie infettive, e la comunità scientifica non ha ancora capito perché. Esistono decine di varianti di hantavirus nel mondo, distribuite tra le Americhe, l&#8217;Europa e l&#8217;Asia. Eppure, solo questa specifica variante, identificata in Sud America, ha dimostrato di potersi <strong>trasmettere da persona a persona</strong>. Tutti gli altri richiedono un contatto diretto o indiretto con i roditori infetti, tipicamente attraverso l&#8217;inalazione di particelle contaminate da feci, urina o saliva degli animali. Qui invece le regole cambiano, e nessuno sa esattamente il motivo.</p>
<h2>Cosa rende diverso questo hantavirus</h2>
<p>Quando si parla di <strong>hantavirus</strong> in generale, il meccanismo di contagio è abbastanza chiaro: una persona entra in contatto con materiale biologico di topi o ratti portatori del virus. Può succedere pulendo una soffitta, un capanno, oppure lavorando in aree rurali. Il passaggio tra esseri umani non avviene, o almeno non era mai stato documentato prima che l&#8217;<strong>hantavirus delle Ande</strong> cambiasse le carte in tavola. Alcuni focolai registrati in <strong>Argentina</strong> e <strong>Cile</strong> hanno mostrato catene di trasmissione interumana piuttosto evidenti, con contagi avvenuti tra familiari, partner e operatori sanitari. Qualcosa, a livello molecolare o biologico, permette a questo virus di fare il salto che i suoi &#8220;cugini&#8221; non riescono a compiere.</p>
<p>Le ipotesi sul tavolo sono diverse. Alcuni ricercatori sospettano che la struttura delle <strong>proteine di superficie</strong> del virus andino sia leggermente diversa, tale da favorire l&#8217;ingresso nelle cellule delle vie respiratorie umane in modo più efficiente. Altri pensano che la capacità di replicarsi nel tratto respiratorio superiore possa facilitare l&#8217;emissione di particelle virali attraverso le goccioline respiratorie, un po&#8217; come succede con l&#8217;influenza. Ma al momento non esiste una risposta definitiva.</p>
<h2>Perché la scienza fatica a trovare risposte</h2>
<p>Studiare l&#8217;<strong>hantavirus delle Ande</strong> non è semplice. Le aree in cui si verificano i focolai sono spesso remote, le strutture di ricerca non sempre adeguate, e i numeri dei casi restano relativamente bassi rispetto ad altre <strong>malattie infettive</strong>. Questo rende difficile raccogliere dati sufficienti per costruire modelli solidi. Inoltre, lavorare con hantavirus in laboratorio richiede livelli di <strong>biosicurezza</strong> elevati, il che limita il numero di centri in grado di condurre esperimenti.</p>
<p>Resta il fatto che capire cosa rende unico questo virus non è solo una curiosità accademica. Se si riuscisse a identificare il meccanismo che consente la <strong>trasmissione interumana</strong>, si potrebbero sviluppare strategie preventive molto più mirate. E soprattutto, si potrebbe valutare il rischio che altri hantavirus, magari attraverso mutazioni future, acquisiscano la stessa capacità. Un&#8217;eventualità che, per quanto remota, gli esperti di <strong>virologia</strong> preferiscono non sottovalutare.</p>
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		<title>Crittografia quantistica: chiavi inviolabili trasmesse per 120 km di fibra ottica</title>
		<link>https://tecnoapple.it/crittografia-quantistica-chiavi-inviolabili-trasmesse-per-120-km-di-fibra-ottica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 03:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[codifica]]></category>
		<category><![CDATA[crittografia]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
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		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[trasmissione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiavi quantistiche inviolabili trasmesse per 120 chilometri: il traguardo che avvicina la crittografia del futuro La distribuzione di chiavi quantistiche ha appena compiuto un balzo in avanti che fino a pochi anni fa sembrava roba da fantascienza. Un team internazionale di ricercatori, con basi in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Chiavi quantistiche inviolabili trasmesse per 120 chilometri: il traguardo che avvicina la crittografia del futuro</h2>
<p>La <strong>distribuzione di chiavi quantistiche</strong> ha appena compiuto un balzo in avanti che fino a pochi anni fa sembrava roba da fantascienza. Un team internazionale di ricercatori, con basi in Germania e Cina, è riuscito a trasmettere segnali crittografati quantistici attraverso oltre <strong>120 chilometri di fibra ottica</strong>, mantenendo il sistema stabile per più di sei ore consecutive. Senza interventi manuali. Senza interruzioni. Un risultato che sposta parecchio l&#8217;asticella verso quella che molti chiamano la comunicazione quantistica pratica, quella che un giorno potrebbe proteggere davvero le conversazioni digitali da qualsiasi tentativo di intercettazione.</p>
<p>Il cuore di questa impresa sta in una tecnologia chiamata <strong>quantum dot semiconduttore</strong>, una sorgente di luce allo stato solido capace di generare singoli fotoni di altissima qualità su richiesta. Non è un laser qualunque: parliamo di minuscoli dispositivi che sparano particelle di luce una alla volta, rendendo praticamente impossibile copiare o intercettare il segnale senza lasciare tracce evidenti. Il quantum dot utilizzato nell&#8217;esperimento operava nella <strong>banda C delle telecomunicazioni</strong>, con una frequenza di circa 76 MHz, e produceva fotoni con un livello di purezza notevole.</p>
<h2>La codifica temporale che cambia le regole del gioco</h2>
<p>Un altro elemento chiave del sistema è la cosiddetta <strong>codifica time bin</strong>, una tecnica che immagazzina l&#8217;informazione nel momento esatto in cui il fotone arriva a destinazione. Sembra un dettaglio tecnico da addetti ai lavori, ma ha un&#8217;implicazione enorme: questo metodo resiste naturalmente alle perturbazioni ambientali. Vibrazioni, variazioni di temperatura, turbolenze nel cavo ottico, tutti quei fattori che di solito mandano in tilt i sistemi di crittografia quantistica basati su altre tecniche. Qui, invece, la stabilità è intrinseca. Il sistema non ha bisogno di complessi protocolli di compensazione per funzionare in condizioni reali.</p>
<p>Il gruppo di ricerca ha pubblicato i risultati sulla rivista <strong>Light: Science and Applications</strong>, con il lavoro che è finito addirittura in copertina. Dopo la trasmissione attraverso i 120 chilometri di fibra ottica standard, il tasso di errore quantistico medio è rimasto sotto l&#8217;11%, e il sistema ha mantenuto una velocità di generazione di chiavi sicure di circa 15 bit al secondo. Può sembrare poco, ma è sufficiente per applicazioni reali come la messaggistica crittografata testuale. Ed è il tasso più alto mai raggiunto per un sistema di distribuzione di chiavi quantistiche basato su time bin e quantum dot.</p>
<h2>Verso reti quantistiche su scala reale</h2>
<p>Quello che rende questo esperimento diverso dai precedenti non è solo la distanza coperta o la velocità. È la combinazione di stabilità prolungata, sorgente fotonica a stato solido e <strong>codifica resistente alle interferenze</strong> in un unico sistema funzionante. Il fatto che abbia girato per sei ore senza toccare nulla dimostra che non si tratta più solo di un esercizio da laboratorio.</p>
<p>I ricercatori hanno sottolineato come i quantum dot nella banda delle telecomunicazioni, potenziati dall&#8217;effetto Purcell, possano fornire fotoni sufficientemente brillanti per la <strong>comunicazione su fibra tra città diverse</strong>. In pratica, sono candidati seri per essere integrati in sistemi di distribuzione di chiavi quantistiche pronti per il campo. Il prossimo passo logico riguarda la scalabilità: connettere più nodi, estendere le distanze, costruire le fondamenta di una rete quantistica sicura che non viva solo nei paper scientifici. La strada è ancora lunga, ma il pezzo mancante della stabilità operativa sembra finalmente al proprio posto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/crittografia-quantistica-chiavi-inviolabili-trasmesse-per-120-km-di-fibra-ottica/">Crittografia quantistica: chiavi inviolabili trasmesse per 120 km di fibra ottica</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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		<title>Hantavirus su una nave da crociera: scatta l&#8217;allarme internazionale</title>
		<link>https://tecnoapple.it/hantavirus-su-una-nave-da-crociera-scatta-lallarme-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 17:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[crociera]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[hantavirus]]></category>
		<category><![CDATA[patogeno]]></category>
		<category><![CDATA[roditori]]></category>
		<category><![CDATA[sanitarie]]></category>
		<category><![CDATA[trasmissione]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hantavirus su una nave da crociera: allarme tra le autorità sanitarie Un caso di hantavirus a bordo di una nave da crociera ha fatto scattare un'indagine sanitaria su scala internazionale. Le autorità di sanità pubblica stanno cercando di capire come il virus sia riuscito a salire a bordo e,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/hantavirus-su-una-nave-da-crociera-scatta-lallarme-internazionale/">Hantavirus su una nave da crociera: scatta l&#8217;allarme internazionale</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Hantavirus su una nave da crociera: allarme tra le autorità sanitarie</h2>
<p>Un caso di <strong>hantavirus</strong> a bordo di una <strong>nave da crociera</strong> ha fatto scattare un&#8217;indagine sanitaria su scala internazionale. Le autorità di sanità pubblica stanno cercando di capire come il virus sia riuscito a salire a bordo e, soprattutto, se ci sia stato un passaggio da persona a persona. Uno scenario che, se confermato, cambierebbe parecchio quello che sappiamo su questo patogeno.</p>
<p>Per chi non lo conoscesse, l&#8217;hantavirus è un virus trasmesso principalmente dai <strong>roditori</strong>, attraverso il contatto con le loro urine, feci o saliva. In alcuni casi può provocare una sindrome polmonare grave, potenzialmente letale. Fino a oggi, la <strong>trasmissione tra esseri umani</strong> è stata considerata estremamente rara, quasi inesistente per la maggior parte dei ceppi conosciuti. Ecco perché il caso sulla nave da crociera ha sollevato così tanta preoccupazione tra gli esperti.</p>
<h2>Come può essere arrivato il virus a bordo?</h2>
<p>Le ipotesi al momento sono diverse. La più ovvia riguarda la possibile presenza di <strong>topi o ratti</strong> sulla nave, magari saliti durante una sosta in porto. Le navi da crociera, per quanto lussuose, restano strutture enormi con depositi alimentari, magazzini e aree tecniche dove i roditori possono trovare rifugio senza essere notati per giorni. Non sarebbe la prima volta che accade qualcosa del genere, anche se un caso legato all&#8217;hantavirus rappresenta una novità assoluta in questo contesto.</p>
<p>L&#8217;altra possibilità, quella che toglie il sonno ai funzionari sanitari, è che qualcuno tra i <strong>passeggeri</strong> o il personale di bordo fosse già infetto prima dell&#8217;imbarco. Se il virus si fosse poi diffuso ad altri individui durante la navigazione, significherebbe che almeno in determinate condizioni la trasmissione interumana è possibile. Sarebbe un fatto di portata enorme.</p>
<h2>Indagini in corso e misure precauzionali</h2>
<p>Al momento le <strong>autorità sanitarie</strong> stanno tracciando i contatti stretti del caso confermato, analizzando campioni ambientali prelevati dalla nave e monitorando lo stato di salute di tutti coloro che erano a bordo. Le operazioni coinvolgono diversi enti, con un coordinamento che ricorda le procedure viste durante le emergenze sanitarie degli ultimi anni.</p>
<p>Nel frattempo, nessun altro caso confermato è stato reso noto. Ma il periodo di <strong>incubazione</strong> dell&#8217;hantavirus può arrivare fino a cinque settimane, il che significa che è ancora troppo presto per escludere nuovi contagi. La prudenza, in queste situazioni, non è mai troppa.</p>
<p>Quello che è certo è che questo episodio ha riacceso i riflettori su un virus spesso sottovalutato, relegato nelle cronache delle aree rurali e quasi mai associato a contesti come quello di una nave da crociera. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si tratta di un caso isolato o dell&#8217;inizio di qualcosa che richiede una risposta molto più ampia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/hantavirus-su-una-nave-da-crociera-scatta-lallarme-internazionale/">Hantavirus su una nave da crociera: scatta l&#8217;allarme internazionale</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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