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	<title>tribunale Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Apple contro Epic: la battaglia legale riparte su due fronti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 13:25:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple contro Epic: la battaglia legale riparte su due fronti La saga legale tra Apple ed Epic Games non accenna a placarsi, e anzi si complica ulteriormente. Dopo anni di cause, appelli e controappelli che potrebbero riempire un volume intero, la disputa sulle commissioni dell'App Store entra in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple contro Epic: la battaglia legale riparte su due fronti</h2>
<p>La saga legale tra <strong>Apple</strong> ed <strong>Epic Games</strong> non accenna a placarsi, e anzi si complica ulteriormente. Dopo anni di cause, appelli e controappelli che potrebbero riempire un volume intero, la disputa sulle <strong>commissioni dell&#8217;App Store</strong> entra in una fase del tutto nuova. Apple si trova ora costretta ad affrontare contemporaneamente due tribunali: la Corte d&#8217;Appello del Nono Circuito e la <strong>Corte Suprema</strong> degli Stati Uniti. Una situazione senza precedenti che potrebbe ridefinire le regole del gioco per l&#8217;intero ecosistema delle app.</p>
<h2>Lo stop che non ha funzionato</h2>
<p>Facciamo un passo indietro. Apple aveva ottenuto una sospensione temporanea dell&#8217;obbligo di tornare davanti alla <strong>Corte del Nono Circuito</strong> mentre portava avanti il proprio appello alla Corte Suprema. In pratica, il colosso di Cupertino cercava di prendere tempo, evitando di dover discutere nel merito delle commissioni sui <strong>pagamenti esterni</strong> mentre la questione era ancora pendente al livello più alto della giustizia americana. Una mossa tattica comprensibile, ma che è durata pochissimo. Epic Games ha immediatamente contestato quella sospensione. E ha vinto. Il Nono Circuito ha ribaltato la propria decisione, revocando lo stay e rimettendo Apple con le spalle al muro. Il mandato prevede che Apple torni in aula e lavori insieme a Epic per stabilire quale percentuale di commissione sia equa per i pagamenti effettuati al di fuori dell&#8217;App Store. Niente più rinvii, niente più attese comode.</p>
<h2>Due battaglie in parallelo, una posta in gioco enorme</h2>
<p>Il fatto che Apple debba ora gestire due procedimenti in contemporanea cambia parecchio le dinamiche. Da un lato c&#8217;è la discussione concreta davanti al Circuito su come riformare il sistema delle commissioni. Dall&#8217;altro, resta aperto il ricorso alla <strong>Corte Suprema</strong>, dove Apple spera di ottenere un verdetto favorevole che potrebbe teoricamente ribaltare tutto. Ma nel frattempo, il treno della giustizia non si ferma. Epic aveva sostenuto con successo che la questione delle commissioni sui pagamenti esterni non poteva restare in sospeso all&#8217;infinito, e i giudici le hanno dato ragione. Per Apple la situazione è tutt&#8217;altro che ideale. L&#8217;azienda ha costruito un modello di business enormemente redditizio attorno alle commissioni dell&#8217;App Store, e qualsiasi intervento giudiziario che ne riduca la portata potrebbe avere ripercussioni significative. Non solo in termini economici, ma anche come precedente legale per altre piattaforme digitali. Questa vicenda, partita nel lontano 2020 con il celebre spot in stile &#8220;1984&#8221; con cui Epic dipingeva Apple come il Grande Fratello, continua a evolversi in modi che nessuno avrebbe previsto. E il capitolo finale, ammesso che ne esista uno, sembra ancora lontano.</p>
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		<title>Apple perde terreno nella battaglia legale con Epic Games sull&#8217;App Store</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-perde-terreno-nella-battaglia-legale-con-epic-games-sullapp-store/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 21:25:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple subisce una battuta d'arresto nella battaglia legale con Epic Games La guerra sulle commissioni dell'App Store non accenna a placarsi, e questa volta è Apple a trovarsi dalla parte sbagliata del campo. Nella lunga e ormai celebre disputa legale che la contrappone a Epic Games, il colosso di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple subisce una battuta d&#8217;arresto nella battaglia legale con Epic Games</h2>
<p>La guerra sulle <strong>commissioni dell&#8217;App Store</strong> non accenna a placarsi, e questa volta è <strong>Apple</strong> a trovarsi dalla parte sbagliata del campo. Nella lunga e ormai celebre disputa legale che la contrappone a <strong>Epic Games</strong>, il colosso di Cupertino ha incassato un colpo non da poco. Una vicenda che va avanti da anni, ma che continua a produrre colpi di scena.</p>
<h2>Una disputa che viene da lontano</h2>
<p>Per chi non avesse seguito tutte le puntate di questa saga, vale la pena ricordare come è iniziata. Epic Games, la software house dietro il popolarissimo <strong>Fortnite</strong>, ha sfidato Apple contestando le commissioni che il produttore di iPhone applica agli sviluppatori per ogni transazione effettuata attraverso l&#8217;App Store. Parliamo di percentuali significative che, secondo Epic e molti altri sviluppatori, rappresentano una sorta di pedaggio ingiusto imposto da chi controlla l&#8217;ecosistema. Apple, dal canto suo, ha sempre difeso il proprio modello sostenendo che quelle <strong>commissioni</strong> servono a garantire sicurezza, qualità e un&#8217;esperienza utente senza paragoni. Ma i tribunali, evidentemente, non la pensano allo stesso modo. Almeno non del tutto.</p>
<h2>Cosa cambia adesso per l&#8217;App Store</h2>
<p>L&#8217;ultima decisione giudiziaria rappresenta un passo indietro concreto per Apple nella gestione delle proprie <strong>politiche commerciali</strong> sull&#8217;App Store. Il tribunale ha di fatto limitato la libertà di manovra dell&#8217;azienda su come può gestire i pagamenti e le fee applicate agli sviluppatori. Non si tratta di una sconfitta totale, sia chiaro, ma è un segnale che il vento sta cambiando. Il mercato delle <strong>app</strong> vale miliardi, e chi stabilisce le regole del gioco ha un potere enorme. Quello che sta emergendo da questa battaglia è che quel potere non può essere esercitato senza limiti. Epic Games ha portato avanti la propria battaglia con una determinazione quasi ostinata, e i risultati cominciano a vedersi. Anche altri sviluppatori e legislatori in diverse parti del mondo stanno guardando con attenzione a come si evolve questa situazione, perché le conseguenze potrebbero ridefinire il rapporto tra <strong>piattaforme digitali</strong> e chi crea contenuti per esse.</p>
<p>Apple dovrà probabilmente rivedere alcune delle proprie pratiche. Non è detto che accada domani, perché le vie legali sono lunghe e tortuose, ma la direzione sembra tracciata. Il modello dell&#8217;App Store così come lo conosciamo potrebbe dover cambiare, e non solo per merito di Epic Games, ma anche per la pressione normativa che arriva dall&#8217;Europa e da altri mercati. Una cosa è certa: questa partita è tutt&#8217;altro che finita, e le prossime mosse di entrambe le parti saranno decisive per capire come funzionerà il mercato delle app nei prossimi anni.</p>
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		<title>Apple contro Apple: quando Steve Jobs finì in tribunale per i Beatles</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-contro-apple-quando-steve-jobs-fini-in-tribunale-per-i-beatles/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 01:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Apple Computer sfidò i Beatles in tribunale La disputa legale tra Apple Computer e Apple Corps è una di quelle storie che sembrano uscite da un romanzo, eppure è accaduta davvero. Il 30 marzo 2006 si aprì un processo destinato a diventare uno dei più celebri nella storia dell'industria...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Quando Apple Computer sfidò i Beatles in tribunale</h2>
<p>La disputa legale tra <strong>Apple Computer</strong> e <strong>Apple Corps</strong> è una di quelle storie che sembrano uscite da un romanzo, eppure è accaduta davvero. Il 30 marzo 2006 si aprì un processo destinato a diventare uno dei più celebri nella storia dell&#8217;industria tecnologica e musicale. Da una parte la società fondata da <strong>Steve Jobs</strong>, dall&#8217;altra l&#8217;etichetta discografica dei <strong>Beatles</strong>. Due colossi, lo stesso nome, e un conflitto che covava da decenni.</p>
<p>Il cuore della questione era semplice, almeno sulla carta. Apple Corps, fondata nel 1968 da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, riteneva che Apple Computer avesse violato un accordo precedente. Le due aziende avevano già trovato un&#8217;intesa nel 1991: la società di Cupertino poteva usare il marchio Apple, a patto di restare fuori dal business musicale. Poi però arrivò <strong>iTunes</strong>. E cambiò tutto.</p>
<p>Con il lancio dell&#8217;<strong>iTunes Music Store</strong> nel 2003, Apple Computer entrò a pieno titolo nel mondo della distribuzione musicale. Per Apple Corps fu una provocazione evidente. L&#8217;etichetta dei Beatles portò la questione davanti all&#8217;Alta Corte di Londra, sostenendo che l&#8217;accordo del 1991 fosse stato tradito in modo palese.</p>
<h2>Il verdetto che sorprese tutti</h2>
<p>Il processo del 2006 tra <strong>Apple Computer</strong> e Apple Corps attirò un&#8217;attenzione mediatica enorme. Non capitava spesso di vedere due brand così iconici fronteggiarsi in aula. Il giudice Edward Mann, a maggio dello stesso anno, emise una sentenza che lasciò di stucco molti osservatori: diede ragione ad Apple Computer. La motivazione? L&#8217;uso del logo e del marchio Apple nel contesto di iTunes non violava tecnicamente i termini dell&#8217;accordo, perché la società operava come distributore digitale e non come etichetta discografica vera e propria.</p>
<p>Apple Corps non la prese benissimo, com&#8217;era prevedibile. Ma la storia non finì lì. Nel febbraio 2007 le due parti raggiunsero un accordo definitivo. Apple Computer ottenne la proprietà completa del marchio <strong>&#8220;Apple&#8221;</strong> e concesse in licenza alcuni diritti all&#8217;etichetta dei Beatles. Una soluzione elegante, se vogliamo, che chiuse una faida lunga quasi trent&#8217;anni.</p>
<h2>Un epilogo che vale la pena ricordare</h2>
<p>La vera ciliegina sulla torta arrivò nel novembre 2010, quando il catalogo dei Beatles sbarcò finalmente su iTunes. Fu un evento mediatico colossale. Dopo anni di battaglie legali, le due Apple avevano trovato non solo la pace, ma anche un terreno comune su cui prosperare insieme. Steve Jobs, notoriamente un grande fan dei Fab Four, commentò l&#8217;evento con entusiasmo genuino.</p>
<p>Quella tra Apple Computer e Apple Corps resta una vicenda che racconta molto di come il mondo della <strong>tecnologia</strong> e quello della <strong>musica</strong> si siano scontrati e poi intrecciati in modi che nessuno avrebbe potuto prevedere. Due mele, una sola storia. E che storia.</p>
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		<title>Apple in tribunale per i brevetti BlackBerry: c&#8217;entra anche Xiaomi</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-in-tribunale-per-i-brevetti-blackberry-centra-anche-xiaomi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 13:55:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple in tribunale per i brevetti BlackBerry: cosa c'entra Xiaomi I brevetti BlackBerry continuano a far parlare di sé, anche se i telefoni del marchio canadese hanno smesso di funzionare ormai da anni. La vicenda che sta emergendo in queste ore riguarda direttamente Apple, che si è mossa...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-in-tribunale-per-i-brevetti-blackberry-centra-anche-xiaomi/">Apple in tribunale per i brevetti BlackBerry: c&#8217;entra anche Xiaomi</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple in tribunale per i brevetti BlackBerry: cosa c&#8217;entra Xiaomi</h2>
<p>I <strong>brevetti BlackBerry</strong> continuano a far parlare di sé, anche se i telefoni del marchio canadese hanno smesso di funzionare ormai da anni. La vicenda che sta emergendo in queste ore riguarda direttamente <strong>Apple</strong>, che si è mossa legalmente per impedire che i dettagli dei suoi vecchi accordi di licenza finiscano nelle mani della concorrenza. E il nome che compare dall&#8217;altra parte della barricata è quello di <strong>Xiaomi</strong>, rivale sempre più agguerrito nel mercato degli smartphone.</p>
<p>La storia, riportata da Courthouse News, ha radici che affondano nel passato recente della tecnologia mobile. Quando BlackBerry ha definitivamente chiuso il capitolo hardware, l&#8217;azienda non ha semplicemente abbassato la serranda. Ha venduto il suo <strong>portafoglio brevetti</strong>, un patrimonio tecnologico enorme accumulato nei decenni d&#8217;oro dei telefoni con tastiera fisica. Nel frattempo, aveva già stretto accordi di licenza con diversi colossi del settore, Apple inclusa.</p>
<h2>Perché Apple vuole tenere tutto sotto silenzio</h2>
<p>Il punto critico è proprio questo: gli studi legali specializzati in <strong>diritto brevettuale</strong> che agiscono per conto di soggetti terzi vogliono accedere ai termini specifici di quegli accordi di licenza. Per Apple, si tratta di informazioni estremamente sensibili dal punto di vista commerciale. Rivelare quanto ha pagato, a quali condizioni e per quali tecnologie significherebbe offrire un vantaggio strategico enorme a chi sta negoziando accordi simili.</p>
<p>Ed è qui che entra in gioco <strong>Xiaomi</strong>. Il produttore cinese di <strong>iPhone</strong> rivali sta espandendo la propria presenza globale e potrebbe trovarsi nella posizione di dover negoziare licenze sugli stessi brevetti BlackBerry. Conoscere i dettagli degli accordi già stipulati da Apple darebbe a Xiaomi un punto di riferimento molto preciso per le proprie trattative.</p>
<h2>Un precedente che potrebbe pesare su tutto il settore</h2>
<p>Quello che rende questa vicenda particolarmente interessante è il fatto che non si tratta di una disputa su chi ha inventato cosa. Nessuno sta accusando nessuno di aver copiato una tecnologia. La questione è puramente legata alla <strong>trasparenza degli accordi commerciali</strong> nel mondo dei brevetti, un tema che tocca tutte le grandi aziende tech.</p>
<p>Se il tribunale dovesse decidere che quei dettagli possono essere divulgati, si creerebbe un precedente significativo. Le aziende che hanno stipulato accordi di licenza in passato potrebbero trovarsi esposte, con i termini economici resi accessibili ai concorrenti. Apple, che storicamente protegge ogni aspetto delle proprie operazioni con una riservatezza quasi ossessiva, sta chiaramente cercando di evitare uno scenario del genere.</p>
<p>La cosa affascinante è che i <strong>brevetti BlackBerry</strong>, nati in un&#8217;epoca in cui lo smartphone moderno non esisteva ancora, continuano ad avere un peso enorme nelle dinamiche competitive di oggi. Tecnologie sviluppate per gestire email, sicurezza delle comunicazioni e infrastrutture di rete restano fondamentali anche nell&#8217;era dei display pieghevoli e dell&#8217;intelligenza artificiale. E le battaglie legali che ne derivano dimostrano quanto il valore della proprietà intellettuale sopravviva, spesso di gran lunga, ai prodotti che l&#8217;hanno generata.</p>
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		<title>Apple contro Microsoft: la causa del 1988 che cambiò il copyright software</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-contro-microsoft-la-causa-del-1988-che-cambio-il-copyright-software/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 14:53:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Windows]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Apple trascinò Microsoft in tribunale per Windows 2.0 Il 17 marzo 1988 segnò una data che avrebbe cambiato per sempre il rapporto tra le due aziende più influenti della storia dell'informatica. Quel giorno, Apple decise di fare causa a Microsoft, accusandola di aver copiato ben 189 elementi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-contro-microsoft-la-causa-del-1988-che-cambio-il-copyright-software/">Apple contro Microsoft: la causa del 1988 che cambiò il copyright software</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Quando Apple trascinò Microsoft in tribunale per Windows 2.0</h2>
<p>Il <strong>17 marzo 1988</strong> segnò una data che avrebbe cambiato per sempre il rapporto tra le due aziende più influenti della storia dell&#8217;informatica. Quel giorno, <strong>Apple</strong> decise di fare causa a <strong>Microsoft</strong>, accusandola di aver copiato ben 189 elementi dell&#8217;interfaccia del suo sistema operativo <strong>Macintosh</strong> per realizzare <strong>Windows 2.0</strong>. Una mossa legale aggressiva, che aprì uno dei capitoli più turbolenti e affascinanti della tecnologia moderna.</p>
<p>Per capire il contesto, bisogna fare un passo indietro. Apple aveva lanciato il Macintosh nel 1984, con un&#8217;interfaccia grafica rivoluzionaria: icone, finestre, menu a tendina. Roba che oggi sembra scontata, ma all&#8217;epoca era fantascienza per il grande pubblico. Microsoft, dal canto suo, stava lavorando al proprio <strong>sistema operativo con interfaccia grafica</strong>, e quando uscì Windows 2.0 nel 1987, a Cupertino si accorsero che le somiglianze erano troppe per essere casuali. Finestre sovrapponibili, icone cliccabili, struttura visiva fin troppo familiare. Apple non la prese bene.</p>
<h2>La battaglia legale che ridefinì il concetto di copyright nel software</h2>
<p>La causa intentata da Apple contro Microsoft non riguardava solo due aziende in competizione. Toccava una questione enorme: si può proteggere con il <strong>copyright</strong> il &#8220;look and feel&#8221; di un&#8217;interfaccia software? Apple sosteneva di sì, e che Microsoft avesse sostanzialmente clonato l&#8217;esperienza utente del Macintosh. Microsoft rispose che molte di quelle idee non erano proprietà esclusiva di nessuno, e che alcune erano coperte da un <strong>accordo di licenza</strong> precedente, firmato nel 1985, che permetteva l&#8217;uso di determinati elementi visivi.</p>
<p>Il processo andò avanti per anni. Nel 1992, il giudice stabilì che la maggior parte degli elementi contestati rientrava effettivamente nella licenza concessa da Apple oppure non era proteggibile dal copyright. Nel 1994, la Corte d&#8217;Appello confermò in larga parte quella decisione. Apple perse, e con quella sentenza si consolidò un principio importante: le idee generali di design di un&#8217;interfaccia non possono essere monopolizzate.</p>
<h2>Un precedente che ha plasmato l&#8217;industria tecnologica</h2>
<p>La causa <strong>Apple contro Microsoft</strong> per Windows 2.0 resta uno dei casi legali più studiati nel mondo tech. Se Apple avesse vinto, il panorama informatico che conosciamo oggi sarebbe probabilmente molto diverso. Microsoft avrebbe dovuto ripensare da zero l&#8217;approccio visivo di Windows, con conseguenze imprevedibili sullo sviluppo del PC come lo conosciamo.</p>
<p>Paradossalmente, quella sconfitta in tribunale non impedì ad Apple di tornare a dominare anni dopo con prodotti come l&#8217;iPod, l&#8217;iPhone e l&#8217;iPad. Ma quel 17 marzo 1988 resta un momento chiave, un punto di svolta in cui le regole del gioco nell&#8217;industria del <strong>software</strong> vennero messe alla prova. E il risultato, nel bene o nel male, ha contribuito a costruire il mondo digitale in cui tutti navighiamo ogni giorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-contro-microsoft-la-causa-del-1988-che-cambio-il-copyright-software/">Apple contro Microsoft: la causa del 1988 che cambiò il copyright software</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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