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	<title>vaccino Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Vaccino universale contro i coronavirus creato dall&#8217;IA supera il primo test umano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 02:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[antigene]]></category>
		<category><![CDATA[artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[immunitarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vaccino universale contro i coronavirus, progettato dall'intelligenza artificiale, supera il primo test sull'uomo Il vaccino universale contro i coronavirus progettato interamente dall'intelligenza artificiale ha superato con successo la prima sperimentazione clinica su esseri umani. La notizia...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un vaccino universale contro i coronavirus, progettato dall&#8217;intelligenza artificiale, supera il primo test sull&#8217;uomo</h2>
<p>Il <strong>vaccino universale contro i coronavirus</strong> progettato interamente dall&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> ha superato con successo la prima sperimentazione clinica su esseri umani. La notizia arriva dall&#8217;Università di Cambridge, dove un team di ricercatori ha sviluppato un approccio che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui ci si prepara alle future pandemie. E non è una promessa vaga: i risultati, pubblicati sul Journal of Infection nel giugno 2026, mostrano che il vaccino è sicuro, ben tollerato e capace di stimolare risposte immunitarie contro più coronavirus contemporaneamente.</p>
<p>Lo studio ha coinvolto 39 volontari sani, di età compresa tra 18 e 50 anni, presso le strutture di ricerca clinica del NIHR a Southampton e Cambridge. Nessun effetto collaterale significativo è stato riscontrato. Ma il dato più interessante è un altro: il vaccino ha generato <strong>risposte immunitarie</strong> non solo contro il SARS-CoV-2 (il virus della pandemia di Covid-19) e la SARS, ma anche contro coronavirus dei pipistrelli che non hanno ancora infettato l&#8217;uomo. Parliamo di virus che restano in circolazione nel mondo animale e che potrebbero, un giorno, fare il salto di specie.</p>
<h2>Come funziona il super antigene creato al computer</h2>
<p>Quello che rende questo vaccino universale contro i coronavirus davvero diverso è il metodo con cui è stato concepito. Per la prima volta in assoluto, il principio attivo di un vaccino testato sull&#8217;uomo è stato creato interamente attraverso <strong>simulazioni computazionali</strong>. I ricercatori hanno usato algoritmi di <strong>machine learning</strong> per analizzare le informazioni genetiche dei Sarbecovirus raccolte dai programmi di sorveglianza globale. Il sistema ha identificato le caratteristiche comuni a tutta la famiglia virale e le ha condensate in un unico &#8220;super antigene&#8221;, cioè la componente che insegna al sistema immunitario a riconoscere e combattere l&#8217;infezione.</p>
<p>Il professor <strong>Jonathan Heeney</strong>, che ha guidato la ricerca presso il Laboratorio di Zoonotica Virale dell&#8217;Università di Cambridge, ha spiegato il concetto con un&#8217;immagine piuttosto efficace: i vaccini tradizionali costringono a rincorrere continuamente le varianti del virus, &#8220;come un cane che insegue la propria coda&#8221;. Il nuovo approccio, invece, punta a essere proattivo anziché reattivo. Progettare la protezione prima che il virus muti, non dopo.</p>
<p>Un dettaglio non secondario riguarda la somministrazione. In questa sperimentazione, il vaccino è stato iniettato come <strong>vaccino a DNA</strong> tramite un sistema a microgetto fluido, senza ago. Una soluzione che potrebbe rendere le campagne vaccinali su larga scala più rapide e accessibili, soprattutto per chi ha paura degli aghi.</p>
<h2>Verso una protezione a prova di futuro</h2>
<p>La strada non è ancora conclusa. Serve una fase 2 più ampia per confermare l&#8217;efficacia su un gruppo di partecipanti più diversificato. Ma le premesse sono solide, anche perché gli studi preclinici sugli animali avevano già mostrato risposte immunitarie robuste contro più coronavirus.</p>
<p>Il professor <strong>Saul Faust</strong> dell&#8217;Università di Southampton, responsabile clinico della sperimentazione, ha sottolineato l&#8217;urgenza di questo tipo di ricerca: virus come influenza, coronavirus ed Ebola continuano a evolversi, e quando i vaccini convenzionali vengono distribuiti spesso risultano già poco efficaci contro le varianti in circolazione. Se si riuscisse a portare avanti clinicamente questa nuova classe di <strong>vaccini universali</strong> prima che scoppi una nuova emergenza, si potrebbero salvare milioni di vite, evitare lockdown e proteggere l&#8217;economia.</p>
<p>La tecnologia sviluppata da DIOSynVax, spinout dell&#8217;Università di Cambridge fondata nel 2017, non si ferma ai coronavirus. La pipeline include candidati vaccinali contro l&#8217;influenza stagionale, le minacce pandemiche influenzali e i virus delle febbri emorragiche. Il progetto è stato finanziato principalmente da Innovate UK, e rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra mondo accademico, settore privato e infrastrutture di ricerca clinica pubblica possa accelerare l&#8217;innovazione in ambito sanitario.</p>
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		<title>Vaccino per i gamberi: la svolta che nessuno si aspettava</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[acquacoltura]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vaccino per i gamberi potrebbe cambiare le regole del gioco nell'acquacoltura L'idea di un vaccino per i gamberi suona quasi come una battuta, eppure è una delle frontiere più concrete e promettenti della ricerca applicata all'acquacoltura. Per la prima volta, un prodotto destinato all'uso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un vaccino per i gamberi potrebbe cambiare le regole del gioco nell&#8217;acquacoltura</h2>
<p>L&#8217;idea di un <strong>vaccino per i gamberi</strong> suona quasi come una battuta, eppure è una delle frontiere più concrete e promettenti della ricerca applicata all&#8217;<strong>acquacoltura</strong>. Per la prima volta, un prodotto destinato all&#8217;uso commerciale potrebbe proteggere questi crostacei dalle malattie che ogni anno devastano gli allevamenti, con perdite economiche enormi e un impatto ambientale tutt&#8217;altro che trascurabile.</p>
<p>Il punto è semplice: quando i gamberi si ammalano negli allevamenti intensivi, la risposta standard finora è stata un uso massiccio di <strong>antibiotici</strong>. E chi si occupa di ambiente sa bene dove porta questa strada. Residui chimici che finiscono nelle acque, resistenza antimicrobica che cresce, ecosistemi costieri che pagano il conto. Un vaccino per i gamberi cambierebbe radicalmente questo schema, riducendo la dipendenza dai trattamenti farmacologici e abbassando la pressione sugli <strong>ecosistemi marini</strong> circostanti.</p>
<h2>Vaccinare gli invertebrati: una sfida che sembrava impossibile</h2>
<p>C&#8217;è un aspetto di questa storia che merita attenzione, perché tocca qualcosa di più grande del singolo prodotto. Fino a poco tempo fa, la comunità scientifica dava per scontato che i <strong>vaccini</strong> funzionassero solo sugli organismi dotati di un sistema immunitario adattativo, quello tipico dei vertebrati. I gamberi, come tutti gli <strong>invertebrati</strong>, ne sono privi. Hanno solo l&#8217;immunità innata, una difesa più generica e meno &#8220;intelligente&#8221;, almeno sulla carta.</p>
<p>Eppure, i ricercatori hanno scoperto che anche questo tipo di risposta immunitaria può essere stimolata e potenziata in modo mirato. Il vaccino per i gamberi sfrutta proprio questa scoperta, dimostrando che la <strong>protezione immunitaria</strong> non è un&#8217;esclusiva dei mammiferi o dei pesci. È una notizia che apre scenari enormi, non solo per l&#8217;acquacoltura ma per tutta la biologia applicata.</p>
<h2>Cosa cambia davvero per l&#8217;industria e per l&#8217;ambiente</h2>
<p>L&#8217;allevamento di gamberi è un&#8217;industria globale che vale miliardi. Le malattie virali e batteriche, come la sindrome delle macchie bianche, possono spazzare via interi lotti di produzione nel giro di pochi giorni. Le conseguenze ricadono sui produttori, ovviamente, ma anche sulle comunità costiere che dipendono da questa attività e sull&#8217;ambiente che ne subisce le pratiche più aggressive.</p>
<p>Un vaccino per i gamberi destinato all&#8217;<strong>uso commerciale</strong> rappresenterebbe un passo avanti su più fronti. Da una parte, offrirebbe agli allevatori uno strumento preventivo affidabile, riducendo la mortalità nei bacini di allevamento. Dall&#8217;altra, taglierebbe drasticamente il ricorso agli antibiotici, con benefici diretti sulla qualità delle acque e sulla <strong>salute degli ecosistemi</strong> acquatici.</p>
<p>Non è ancora chiaro quando il prodotto arriverà su larga scala nei mercati, ma la direzione è tracciata. E forse la cosa più interessante resta proprio questa: un piccolo crostaceo sta costringendo la scienza a ripensare i confini di ciò che considerava possibile nel campo della vaccinazione.</p>
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		<title>Malaria, il nuovo vaccino che potrebbe cambiare tutto</title>
		<link>https://tecnoapple.it/malaria-il-nuovo-vaccino-che-potrebbe-cambiare-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[immunità]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[Plasmodium]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo vaccino contro la malaria potrebbe cambiare tutto Il candidato vaccino contro la malaria sviluppato di recente è arrivato più avanti di qualsiasi altro tentativo da quando l'ultimo fu ritirato nel 2002. E questa, per chi segue da anni la lotta contro una delle malattie più devastanti del...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un nuovo vaccino contro la malaria potrebbe cambiare tutto</h2>
<p>Il candidato <strong>vaccino contro la malaria</strong> sviluppato di recente è arrivato più avanti di qualsiasi altro tentativo da quando l&#8217;ultimo fu ritirato nel 2002. E questa, per chi segue da anni la lotta contro una delle malattie più devastanti del pianeta, è una notizia che vale la pena raccontare bene.</p>
<p>La <strong>malaria</strong> uccide ancora centinaia di migliaia di persone ogni anno, soprattutto bambini sotto i cinque anni nell&#8217;<strong>Africa subsahariana</strong>. Nonostante decenni di ricerca, trovare un vaccino davvero efficace si è rivelato un rompicapo scientifico enorme. Il parassita responsabile, il <strong>Plasmodium falciparum</strong>, ha una biologia complessa che lo rende un bersaglio sfuggente per il sistema immunitario. Ogni volta che la comunità scientifica sembrava vicina a una svolta, qualcosa andava storto. L&#8217;ultimo candidato serio venne ritirato nel 2002, e da allora il settore ha attraversato una fase di stallo che sembrava quasi insormontabile.</p>
<h2>Perché questo candidato vaccino è diverso</h2>
<p>Quello che rende questo nuovo <strong>candidato vaccino</strong> particolarmente interessante è il fatto che ha superato fasi di sperimentazione che nessun altro prodotto era riuscito a raggiungere negli ultimi vent&#8217;anni. Non si tratta di un annuncio prematuro o di risultati preliminari gonfiati. I dati raccolti finora mostrano una risposta immunitaria promettente, e i ricercatori stanno procedendo con cautela ma anche con un certo ottimismo che, va detto, nel campo della <strong>ricerca sulla malaria</strong> non si vedeva da tempo.</p>
<p>Nel frattempo, gli scienziati non stanno mettendo tutte le uova nello stesso paniere. Parallelamente allo sviluppo del vaccino, diversi gruppi di ricerca stanno esplorando <strong>strategie alternative per bloccare l&#8217;infezione</strong>. Si parla di approcci basati su anticorpi monoclonali, di tecniche di editing genetico applicate alle zanzare vettore, e persino di nuovi farmaci preventivi con meccanismi d&#8217;azione completamente diversi da quelli attuali. L&#8217;idea è creare un arsenale multiplo, perché affidarsi a una sola soluzione contro un nemico così adattabile sarebbe ingenuo.</p>
<h2>Cosa significa per la salute globale</h2>
<p>Se questo vaccino contro la malaria dovesse effettivamente superare tutte le fasi cliniche e ottenere l&#8217;approvazione, l&#8217;impatto sulla <strong>salute globale</strong> sarebbe difficile da sovrastimare. Ogni anno si registrano oltre 200 milioni di casi nel mondo, e le comunità più colpite sono proprio quelle con meno risorse per affrontare la malattia. Un vaccino efficace non eliminerebbe il problema da un giorno all&#8217;altro, certo, ma cambierebbe radicalmente le prospettive per milioni di famiglie.</p>
<p>La strada è ancora lunga, e chiunque conosca la storia della <strong>ricerca vaccinale</strong> sa che tra un risultato promettente e un prodotto disponibile nelle cliniche possono passare anni. Ma il fatto stesso che la scienza sia tornata a muoversi con questa determinazione, dopo due decenni di sostanziale immobilismo, rappresenta già di per sé un segnale importante. Il vaccino contro la malaria resta una delle sfide più ambiziose della medicina moderna, e stavolta i presupposti per farcela sembrano più solidi che in passato.</p>
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		<title>Vaccino Covid e trombosi rara: svelato il meccanismo dopo anni</title>
		<link>https://tecnoapple.it/vaccino-covid-e-trombosi-rara-svelato-il-meccanismo-dopo-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 14:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[adenovirus]]></category>
		<category><![CDATA[coagulazione]]></category>
		<category><![CDATA[immunologia]]></category>
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		<category><![CDATA[trombosi]]></category>
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		<category><![CDATA[VITT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Svelato il mistero dei rari casi di trombosi da vaccino Covid Dopo anni di ricerche, un team internazionale ha finalmente chiarito perché i vaccini Covid a vettore adenovirale possano causare, in casi estremamente rari, una pericolosa reazione di trombosi. La scoperta, pubblicata sul New England...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/vaccino-covid-e-trombosi-rara-svelato-il-meccanismo-dopo-anni/">Vaccino Covid e trombosi rara: svelato il meccanismo dopo anni</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Svelato il mistero dei rari casi di trombosi da vaccino Covid</h2>
<p>Dopo anni di ricerche, un team internazionale ha finalmente chiarito perché i <strong>vaccini Covid a vettore adenovirale</strong> possano causare, in casi estremamente rari, una pericolosa reazione di <strong>trombosi</strong>. La scoperta, pubblicata sul <strong>New England Journal of Medicine</strong>, apre la strada a vaccini più sicuri e rappresenta una svolta concreta per la medicina immunologica.</p>
<p>Partiamo dal cuore della questione. Il gruppo di ricerca, guidato dalla <strong>Flinders University</strong> in collaborazione con la Greifswald University e la McMaster University, ha scoperto che il sistema immunitario di pochissime persone può confondere una proteina normale dell&#8217;adenovirus con una proteina del sangue umano chiamata <strong>fattore piastrinico 4 (PF4)</strong>. Quando questo errore di riconoscimento avviene, il corpo produce anticorpi che attivano la coagulazione in modo anomalo. Ed è proprio qui che si genera la trombosi.</p>
<p>La condizione era già stata identificata nel 2021 con il nome di <strong>VITT</strong> (trombocitopenia e trombosi immunitaria indotta da vaccino), durante la campagna vaccinale con il vaccino Oxford AstraZeneca. Ma fino ad oggi mancava il tassello molecolare decisivo per spiegare il meccanismo preciso che la innescava.</p>
<h2>Il pezzo mancante del puzzle: il mimetismo molecolare</h2>
<p>La dottoressa Jing Jing Wang, ricercatrice della Flinders University, ha spiegato che grazie a tecniche avanzate di <strong>spettrometria di massa</strong> il team è riuscito a individuare un fenomeno di mimetismo molecolare tra la proteina del vettore adenovirale e il PF4. In pratica, il sistema immunitario scambia una cosa per l&#8217;altra, e in rarissimi casi questa confusione diventa dannosa.</p>
<p>Un elemento interessante è che nel 2023 erano già emersi casi quasi identici di trombosi legati non al vaccino, ma a infezioni naturali da <strong>adenovirus</strong>, quelli del comune raffreddore. Uno studio del 2024 aveva poi dimostrato che gli anticorpi coinvolti nei casi da vaccino e quelli da infezione erano praticamente indistinguibili. Questo ha spostato l&#8217;attenzione dall&#8217;idea che fosse un ingrediente specifico del vaccino a causare il problema, puntando invece verso l&#8217;adenovirus stesso come origine della reazione.</p>
<p>Il professor Tom Gordon, capo dell&#8217;immunologia presso SA Pathology in Australia, ha definito questa pubblicazione il coronamento di una trilogia di studi sul New England Journal of Medicine. Un percorso lungo, partito dalla scoperta di un fattore di rischio genetico legato a un gene anticorpale chiamato IGLV3.21*02, che aveva già collegato casi provenienti da diversi Paesi del mondo.</p>
<h2>Verso vaccini adenovirali più sicuri</h2>
<p>La buona notizia è che adesso, con il meccanismo finalmente chiaro, gli sviluppatori di <strong>vaccini</strong> possono intervenire. Modificando o rimuovendo la proteina pVII nei vaccini a vettore adenovirale, si può eliminare questo rischio rarissimo senza compromettere l&#8217;efficacia protettiva del vaccino stesso.</p>
<p>Il professor James McCluskey, immunologo dell&#8217;Università di Melbourne e del Peter Doherty Institute, ha parlato di un traguardo scientifico straordinario, definendolo &#8220;un brillante lavoro di indagine molecolare&#8221; che svela le basi genetiche e strutturali di come una normale risposta immunitaria possa, in circostanze eccezionali, trasformarsi in autoimmunità patogena.</p>
<p>Questa scoperta ha implicazioni particolarmente rilevanti per quelle regioni del mondo dove i vaccini a base di adenovirus restano fondamentali nella lotta contro le malattie infettive. Sapere esattamente cosa provoca la <strong>trombosi da vaccino Covid</strong> non è solo un risultato accademico: è il punto di partenza per garantire che la prossima generazione di vaccini sia ancora più sicura e accessibile per tutti.</p>
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