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	<title>virulenza Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Peste: uccideva già 5.500 anni fa, il DNA antico riscrive tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 22:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La peste uccideva già 5.500 anni fa: il DNA antico riscrive la storia delle epidemie La peste non è solo una questione di topi, città medievali e vicoli sporchi. Uno studio appena pubblicato sulla rivista Nature dimostra che questa malattia stava già falciando vite umane 5.500 anni fa, molto prima...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/peste-uccideva-gia-5-500-anni-fa-il-dna-antico-riscrive-tutto/">Peste: uccideva già 5.500 anni fa, il DNA antico riscrive tutto</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La peste uccideva già 5.500 anni fa: il DNA antico riscrive la storia delle epidemie</h2>
<p>La <strong>peste</strong> non è solo una questione di topi, città medievali e vicoli sporchi. Uno studio appena pubblicato sulla rivista <strong>Nature</strong> dimostra che questa malattia stava già falciando vite umane 5.500 anni fa, molto prima che esistessero le città, l&#8217;agricoltura su larga scala o quelle condizioni igieniche disastrose che associamo alle grandi epidemie storiche. Un gruppo internazionale di ricercatori ha analizzato il <strong>DNA antico</strong> estratto da resti umani rinvenuti in quattro cimiteri di <strong>cacciatori raccoglitori</strong> vicino al lago Baikal, nella Siberia orientale. I risultati sono impressionanti: quasi il 40 percento degli individui esaminati portava tracce di infezione da <strong>Yersinia pestis</strong>, il batterio responsabile della peste. Un tasso di rilevamento che, secondo gli autori, supera persino quello riscontrato in alcuni siti di sepoltura legati alla peste medievale.</p>
<p>Attraverso il sequenziamento del materiale genetico conservato nei denti antichi, il team ha ricostruito genomi batterici e identificato ceppi di peste finora sconosciuti. Come ha spiegato Eske Willerslev, professore presso l&#8217;Università di Copenaghen e l&#8217;Università di Cambridge, il dibattito sulla virulenza delle forme più antiche della malattia va considerato chiuso: quei ceppi erano già altamente letali.</p>
<h2>Famiglie sterminate e un enigma archeologico finalmente risolto</h2>
<p>Il quadro che emerge incrociando i dati genetici con le evidenze archeologiche e la <strong>datazione al radiocarbonio</strong> è tanto chiaro quanto drammatico. Nei due cimiteri più grandi, i ricercatori hanno trovato un numero insolitamente alto di bambini e giovani adolescenti tra i morti. Per decenni, gli archeologi non erano riusciti a spiegare questa anomalia. Ora la risposta c&#8217;è, ed è la peste. L&#8217;archeologo Andrzej Weber dell&#8217;Università dell&#8217;Alberta, che studia queste sepolture dagli anni Novanta, ha definito la scoperta &#8220;straordinaria, ma perfettamente sensata&#8221;.</p>
<p>La datazione ha rivelato che molte sepolture si concentrano in archi temporali piuttosto brevi. In alcuni casi, fratelli, sorelle, genitori e figli sembrano essere morti quasi contemporaneamente, e sono stati sepolti insieme. Epidemie rapide, familiari, devastanti. Tutto questo senza ratti, senza pulci e senza le dinamiche di contagio che avrebbero caratterizzato la <strong>peste bubbonica</strong> secoli dopo.</p>
<h2>Un superantigene misterioso e le origini asiatiche della malattia</h2>
<p>C&#8217;è poi un elemento che rende questi ceppi antichi particolarmente insidiosi. I ricercatori hanno individuato un <strong>superantigene</strong> distintivo, un fattore genetico capace di produrre tossine e scatenare reazioni immunitarie violente. Questo superantigene non è mai stato trovato nei ceppi storici successivi. Martin Sikora, professore associato all&#8217;Università di Copenaghen, ha sottolineato come questa scoperta cambi radicalmente la comprensione delle prime epidemie di peste: anche senza la trasmissione efficiente attraverso le pulci, quei batteri disponevano di una combinazione potente di fattori di virulenza.</p>
<p>Lo studio rafforza anche l&#8217;ipotesi che la peste sia emersa originariamente in <strong>Asia centrale o nordorientale</strong>, diffondendosi poi attraverso le popolazioni di roditori selvatici. Le evidenze archeologiche indicano che i cacciatori raccoglitori del lago Baikal avevano contatti stretti con le marmotte, grossi roditori scavatori che ancora oggi ospitano il batterio. Il contagio probabilmente avveniva per contatto diretto tra animale e uomo.</p>
<p>Questa ricerca, in sostanza, sposta indietro di millenni la cronologia della peste come malattia letale per gli esseri umani. E costringe a riconsiderare l&#8217;idea che servissero per forza grandi centri urbani e condizioni insalubri perché una pandemia potesse colpire con ferocia. La morte arrivava anche nelle piccole comunità preistoriche, silenziosa e implacabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/peste-uccideva-gia-5-500-anni-fa-il-dna-antico-riscrive-tutto/">Peste: uccideva già 5.500 anni fa, il DNA antico riscrive tutto</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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