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	<title>zampe Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Serpenti con le zampe: il fossile di 100 milioni di anni che cambia tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:57:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un serpente di 100 milioni di anni con zampe posteriori riscrive la storia dell'evoluzione Quasi cento milioni di anni fa, i serpenti non erano affatto le creature lisce e prive di arti che tutti conoscono. Avevano ancora zampe posteriori e persino un osso zigomatico, il cosiddetto osso jugale, che...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/serpenti-con-le-zampe-il-fossile-di-100-milioni-di-anni-che-cambia-tutto/">Serpenti con le zampe: il fossile di 100 milioni di anni che cambia tutto</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un serpente di 100 milioni di anni con zampe posteriori riscrive la storia dell&#8217;evoluzione</h2>
<p>Quasi cento milioni di anni fa, i <strong>serpenti</strong> non erano affatto le creature lisce e prive di arti che tutti conoscono. Avevano ancora <strong>zampe posteriori</strong> e persino un osso zigomatico, il cosiddetto <strong>osso jugale</strong>, che nelle specie moderne è praticamente scomparso. A raccontare questa storia è un fossile straordinariamente conservato di <strong>Najash rionegrina</strong>, rinvenuto in Argentina, che ha costretto la comunità scientifica a rivedere parecchie convinzioni sulle origini dei serpenti. E no, non si trattava di piccoli animali scavatori come si pensava prima. Erano predatori grandi, con bocche larghe e un piano corporeo che nessuno si aspettava.</p>
<p>Lo studio, pubblicato su <strong>Science Advances</strong> nel 2019, è nato dalla collaborazione tra paleontologi argentini e ricercatori dell&#8217;Università di Alberta. La scoperta ha aggiunto un tassello fondamentale a un <strong>registro fossile</strong> che per decenni era rimasto troppo frammentario per spiegare con chiarezza le prime fasi dell&#8217;evoluzione dei serpenti. Fernando Garberoglio, della Fundación Azara presso l&#8217;Universidad Maimónides di Buenos Aires e autore principale della ricerca, ha spiegato che i risultati supportano l&#8217;idea che gli antenati dei serpenti moderni fossero animali dal corpo robusto e dalla bocca ampia. Inoltre, questi serpenti primitivi mantennero le zampe posteriori per un periodo sorprendentemente lungo prima che comparissero le forme quasi completamente prive di arti che popolano il pianeta oggi.</p>
<h2>Cosa ha rivelato la scansione del cranio fossile</h2>
<p>I fossili descritti nello studio provengono dalla <strong>Patagonia</strong> settentrionale e appartengono a un antico lignaggio meridionale diffuso nei continenti del Gondwana. Per esaminare il cranio senza danneggiarlo, il team ha utilizzato la tomografia microcomputerizzata, una tecnica che ha permesso di ricostruire dettagli eccezionali: percorsi di nervi, vasi sanguigni e ossa ancora intrappolate nella roccia. Quel livello di precisione ha risolto un dibattito anatomico che andava avanti da generazioni. Per 160 anni, gli scienziati avevano interpretato male l&#8217;osso jugale nei serpenti e nei rettili affini. I fossili di Najash hanno fornito la prova empirica per correggere finalmente il tiro.</p>
<p>Michael Caldwell, professore all&#8217;Università di Alberta e coautore dello studio, ha definito la ricerca una vera rivoluzione nella comprensione dell&#8217;osso jugale, sottolineando che la correzione non si basa su congetture ma su evidenze concrete. Il Najash cattura un momento in cui i serpenti erano ancora in piena transizione: conservavano un cranio per certi versi ancora simile a quello delle lucertole, possedevano zampe posteriori funzionali e non avevano ancora acquisito il piano corporeo tipico dei loro discendenti moderni.</p>
<h2>Le scoperte successive che hanno complicato (e arricchito) il quadro</h2>
<p>Dopo il 2019, altre ricerche hanno reso la storia ancora più affascinante. Nel 2020, la descrizione di <strong>Boipeba tayasuensis</strong>, un serpente cieco del Cretaceo superiore rinvenuto in Brasile, ha spinto il registro fossile dei serpenti ciechi più indietro nel tempo, fino all&#8217;era dei dinosauri. Quell&#8217;esemplare superava il metro di lunghezza, suggerendo che alcuni serpenti primitivi del Gondwana fossero molto più grandi di quanto si credesse.</p>
<p>Nel 2023, un altro studio su Science Advances ha provato a ricostruire i cervelli di squamati viventi e fossili, indicando che l&#8217;antenato dei serpenti moderni potrebbe essere stato adattato sia alla vita sotterranea sia a comportamenti opportunistici. Poi, nel 2025, una ricerca pubblicata su Nature ha descritto uno squamato del Giurassico medio dalla Scozia, con un mix sorprendente di tratti da lucertola e da serpente. Tutti segnali che l&#8217;<strong>evoluzione dei serpenti</strong> è stata un processo molto più complesso e sperimentale di quanto chiunque avesse immaginato.</p>
<p>Eppure, nonostante tutte queste scoperte successive, Najash rionegrina resta una delle finestre più nitide su quella fase cruciale. Non mostra semplicemente un serpente antico. Mostra un serpente antico nel bel mezzo di una trasformazione che avrebbe cambiato per sempre la forma della vita sul pianeta.</p>
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		<title>Mosche gru fantasma: usano le zampe come timoni per controllare il volo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 18:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[aerodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[insetti]]></category>
		<category><![CDATA[mosche]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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		<category><![CDATA[zampe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le mosche gru fantasma volano sfruttando le zampe come timoni aerodinamici Le phantom crane flies, conosciute anche come mosche gru fantasma, hanno un modo davvero ingegnoso di muoversi nell'aria. Questi insetti dall'aspetto etereo e quasi spettrale, con quel corpo sottilissimo e le zampe...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le mosche gru fantasma volano sfruttando le zampe come timoni aerodinamici</h2>
<p>Le <strong>phantom crane flies</strong>, conosciute anche come <strong>mosche gru fantasma</strong>, hanno un modo davvero ingegnoso di muoversi nell&#8217;aria. Questi insetti dall&#8217;aspetto etereo e quasi spettrale, con quel corpo sottilissimo e le zampe lunghissime che sembrano fili sospesi nel vuoto, non sono affatto creature passive in balia del vento. Tutt&#8217;altro. Uno studio recente ha rivelato che questi animali cambiano attivamente l&#8217;angolo delle loro <strong>zampe divaricate</strong> per controllare il volo con una precisione sorprendente.</p>
<p>Il meccanismo è tanto semplice da descrivere quanto affascinante da osservare. Quando una mosca gru fantasma ha bisogno di rallentare o stabilizzarsi, allarga le zampe aumentando la superficie esposta al flusso d&#8217;aria. Questo gesto incrementa la <strong>resistenza aerodinamica</strong>, funzionando come una sorta di freno naturale. Quando invece deve accelerare o ridurre l&#8217;effetto di una raffica, richiude parzialmente le zampe, diminuendo il drag e diventando più aerodinamica. È un sistema di navigazione biologico che funziona in tempo reale, adattandosi alle condizioni ambientali momento per momento.</p>
<h2>Un sistema di volo che sfida le apparenze</h2>
<p>A guardarle, le <strong>mosche gru fantasma</strong> sembrano creature fragilissime. Eppure dietro quella leggerezza c&#8217;è un controllo motorio notevole. Le zampe, che a prima vista parrebbero solo un impaccio durante il volo, diventano strumenti attivi di <strong>controllo del volo</strong>. Non sono zavorra: sono superfici aerodinamiche modulabili, un po&#8217; come gli alettoni di un aereo che si inclinano per gestire portanza e stabilità.</p>
<p>Questo tipo di adattamento è particolarmente utile in ambienti dove il <strong>vento</strong> cambia direzione e intensità in continuazione. Pensiamo ai sottoboschi umidi, agli ambienti ripariali, alle zone vicino a corsi d&#8217;acqua dove queste creature si trovano più spesso. Lì le correnti d&#8217;aria sono tutto fuorché prevedibili, e avere un sistema passivo ma regolabile per gestire la resistenza dell&#8217;aria fa tutta la differenza del mondo.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta</h2>
<p>Quello che rende questa osservazione davvero rilevante va oltre la pura curiosità entomologica. Il principio sfruttato dalle <strong>phantom crane flies</strong> ha implicazioni potenziali nel campo della <strong>biomimetica</strong>, quella disciplina che prende ispirazione dalla natura per progettare tecnologie innovative. Droni ultraleggeri, micro velivoli, robot volanti: tutti ambiti in cui capire come un insetto di pochi millimetri gestisce il drag con le proprie zampe potrebbe aprire strade progettuali completamente nuove.</p>
<p>La natura, ancora una volta, si dimostra un ingegnere più raffinato di quanto spesso le si attribuisca. E le mosche gru fantasma, con quel loro volo apparentemente caotico e quelle zampe che ondeggiano nell&#8217;aria, nascondono una lezione di <strong>aerodinamica</strong> che vale la pena studiare a fondo.</p>
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