Una supernova che “cinguetta”: la conferma della teoria sui magnetar
Una supernova che emette un segnale simile a un cinguettio, accelerando nel tempo come il suono prodotto dalla fusione di due buchi neri. Sembra fantascienza, eppure è esattamente quello che un gruppo di astronomi ha osservato analizzando un’esplosione stellare avvenuta a circa un miliardo di anni luce dalla Terra. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature a marzo 2026, rappresenta una svolta notevole nella comprensione di cosa alimenta le esplosioni stellari più luminose dell’universo.
Il protagonista della storia è Joseph Farah, dottorando alla UC Santa Barbara, che durante lo studio della supernova SN 2024afav ha notato qualcosa di strano. La luminosità dell’evento non seguiva il classico schema: brillare, poi spegnersi gradualmente. Al contrario, mostrava una serie di picchi ripetuti che diventavano sempre più ravvicinati. Un pattern troppo regolare per essere casuale, troppo strutturato per essere spiegato dai modelli esistenti. Farah lo ha descritto come un “chirp”, un cinguettio cosmico che nessuno aveva mai osservato prima in una supernova.
Cosa succede dentro l’esplosione
Per capire la portata della scoperta, serve un po’ di contesto. Quando una stella massiccia esaurisce il proprio combustibile nucleare, il suo nucleo collassa e genera un’esplosione devastante. La maggior parte delle supernovae segue un andamento piuttosto prevedibile. Esiste però una categoria rara, le supernovae superluminose, che brillano da 10 a 100 volte più del normale. Nessuno aveva ancora capito con certezza cosa le rendesse così potenti.
Una delle ipotesi più accreditate chiamava in causa i magnetar, stelle di neutroni che ruotano a velocità impressionante e possiedono campi magnetici enormi. In teoria, un magnetar al centro dell’esplosione potrebbe iniettare energia nel materiale circostante, rendendo la supernova eccezionalmente luminosa. Mancava però la prova definitiva. E soprattutto, nessun modello riusciva a spiegare quei misteriosi picchi di luminosità che alcune supernovae superluminose mostravano.
Farah ha proposto un meccanismo elegante. Parte del materiale espulso dall’esplosione ricade verso il magnetar formando un disco di accrescimento inclinato. A causa di un effetto previsto dalla relatività generale noto come precessione di Lense e Thirring, la rotazione del magnetar deforma lo spaziotempo circostante, facendo oscillare il disco. Questo movimento crea un effetto simile a un faro cosmico che lampeggia a intervalli sempre più brevi man mano che il disco si avvicina alla stella di neutroni. Ed ecco spiegato il cinguettio.
La prova del nove e il futuro delle osservazioni
Il team ha testato diverse spiegazioni alternative, compresi effetti puramente newtoniani e precessioni legate al campo magnetico, ma solo la precessione di Lense e Thirring corrispondeva perfettamente ai dati osservati. È la prima volta in assoluto che la relatività generale viene utilizzata per descrivere la meccanica interna di una supernova.
Fondamentale per la scoperta è stata la rete globale di telescopi del Las Cumbres Observatory, che ha monitorato SN 2024afav per oltre 200 giorni, adattando le strategie di osservazione in tempo reale. Andy Howell, supervisore di Farah, ha definito il risultato “la pistola fumante” che lega definitivamente i magnetar alle supernovae superluminose, spiegando tutto attraverso la teoria fisica meglio verificata in astrofisica.
Con l’arrivo del Vera C. Rubin Observatory in Cile, che genererà circa 10 terabyte di dati ogni notte per un programma della durata di dieci anni, è probabile che supernovae “cinguettanti” come questa verranno individuate con frequenza crescente. Una nuova finestra sull’universo si è appena spalancata, e il suono che arriva da laggiù è, letteralmente, un cinguettio.


