Fossili di pesci di 400 milioni di anni fa svelano come la vita conquistò la terraferma
Nuove scoperte stanno riscrivendo un capitolo fondamentale della storia della vita sulla Terra. Fossili di pesci antichi risalenti a oltre 400 milioni di anni fa stanno offrendo indizi preziosi su come i vertebrati abbiano iniziato la loro lenta, incredibile transizione dall’acqua alla terraferma. Due studi distinti, condotti da gruppi di ricerca in Australia e Cina, hanno riportato alla luce dettagli sorprendenti sui dipnoi, quei pesci polmonati che rappresentano ancora oggi i parenti viventi più stretti degli animali terrestri con arti, noi compresi.
Il punto di partenza è la celebre Gogo Formation, nel nord dell’Australia Occidentale. Qui, nella regione di Kimberley, si trovano resti fossili di quella che gli scienziati considerano la prima “Grande Barriera Corallina” australiana, un ecosistema risalente al Devoniano. Un fossile particolarmente enigmatico, troppo danneggiato per essere studiato in passato, è stato ora analizzato grazie a tecniche avanzate come la tomografia computerizzata. La dottoressa Alice Clement della Flinders University ha spiegato che le scansioni hanno permesso di ricostruire immagini digitali dettagliate del cranio, rivelando la complessità della cavità cerebrale di questo affascinante pesce polmonato. Un dettaglio quasi comico: le prime impressioni del fossile erano state probabilmente osservate sottosopra e al contrario.
Un cranio dalla Cina cambia le carte in tavola
L’altro studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, arriva dallo Yunnan, nel sud della Cina. Qui i ricercatori hanno ricostruito il cranio di una nuova specie di pesce polmonato battezzata Paleolophus yunnanensis, che nuotava nei mari cinesi circa 410 milioni di anni fa. Il dottor Brian Choo della Flinders University, che ha collaborato con l’Accademia Cinese delle Scienze, ha sottolineato come questo fossile rappresenti una finestra unica su un momento critico dell’evoluzione. Si tratta dell’epoca in cui i dipnoi stavano appena sviluppando quegli adattamenti alimentari che li avrebbero accompagnati fino ai giorni nostri.
Questi fossili di pesci antichi non sono semplici curiosità da museo. Ogni frammento di osso, ogni cavità cranica ricostruita al computer, aggiunge un tassello alla comprensione di come i tetrapodi, cioè i vertebrati dotati di arti, abbiano compiuto il salto evolutivo dall’acqua alla terra. Il pesce polmonato australiano del Queensland, ancora vivo oggi, continua a incuriosire gli scienziati proprio per questa parentela strettissima con gli animali terrestri.
Perché queste scoperte contano davvero
Il confronto tra il Paleolophus e altri fossili noti, come il più primitivo Diabolepis dalla Cina meridionale o l’Uranolophus dal Wyoming, sta permettendo di mappare con precisione crescente la diversificazione evolutiva dei dipnoi tra il Devoniano inferiore, medio e superiore. Entrambi gli studi, pubblicati rispettivamente nel Canadian Journal of Zoology e su Current Biology nel marzo 2026, sono stati sostenuti dall’Australian Research Council e dalla National Natural Science Foundation of China. I ricercatori hanno anche riconosciuto il contributo della comunità Gooniyandi, sul cui territorio si trovano i siti fossili della Gogo Formation.
Quello che emerge è un quadro sempre più ricco e sfumato. La vita non ha semplicemente “deciso” di uscire dall’acqua un bel giorno. È stato un processo lungo, fatto di piccoli adattamenti accumulati nel corso di milioni di anni. E questi fossili di pesci, rimasti sepolti per un tempo quasi inconcepibile, stanno finalmente raccontando la loro parte di storia.


