Un superfood da laboratorio per le api: colonie cresciute fino a 15 volte di più
Le api mellifere stanno perdendo terreno, e con loro rischia di crollare una fetta enorme della produzione alimentare globale. Ma una scoperta pubblicata sulla rivista Nature potrebbe cambiare le carte in tavola. Un gruppo di ricercatori guidato dall’Università di Oxford, in collaborazione con i Royal Botanic Gardens Kew, l’Università di Greenwich e l’Università Tecnica della Danimarca, ha messo a punto un integratore alimentare per api capace di replicare i nutrienti essenziali del polline. Il risultato? Le colonie alimentate con questo supplemento hanno prodotto fino a 15 volte più larve rispetto a quelle nutrite con mangimi convenzionali. Parliamo di numeri che fanno impressione, e che aprono scenari concreti per chi si occupa di apicoltura e sicurezza alimentare.
Il problema di fondo è noto da tempo. Le api dipendono dal polline per ottenere lipidi essenziali chiamati steroli, fondamentali per la crescita e lo sviluppo. Solo che il cambiamento climatico e l’agricoltura intensiva hanno ridotto drasticamente la varietà di fiori disponibili. Gli apicoltori spesso ricorrono a sostituti del polline a base di farine proteiche, zuccheri e oli, che forniscono calorie ma non quegli steroli di cui le colonie hanno disperatamente bisogno. È un po’ come se qualcuno sopravvivesse a pane e pasta senza mai toccare una verdura o un grasso buono: prima o poi il corpo ne risente.
Lievito ingegnerizzato e tecnologia CRISPR al servizio delle api
Per colmare questa lacuna nutrizionale, il team ha modificato geneticamente il lievito Yarrowia lipolytica usando la tecnica CRISPR, programmandolo per produrre un mix preciso di sei steroli essenziali. Questo lievito è stato scelto perché produce naturalmente lipidi, è sicuro per uso alimentare e può essere scalato a livello industriale. Il supplemento finale si ottiene coltivando il lievito in bioreattori e trasformandolo in polvere, un processo relativamente semplice da replicare su larga scala.
I test, condotti per tre mesi in ambienti controllati dentro serre, hanno dato risultati che la professoressa Geraldine Wright del Dipartimento di Biologia di Oxford ha definito una svolta. Le colonie che ricevevano la dieta arricchita hanno continuato a produrre covata per tutta la durata dello studio, mentre quelle senza steroli hanno smesso dopo circa 90 giorni. Il profilo nutrizionale delle larve alimentate con il supplemento corrispondeva a quello delle api nutrite naturalmente col polline. Questo significa che l’integratore alimentare per api replica fedelmente ciò che la natura offre.
Perché questa scoperta conta davvero
Le api mellifere contribuiscono all’impollinazione di oltre il 70% delle principali colture mondiali. Mandorle, mele, ciliegie: senza le api, scaffali interi al supermercato resterebbero vuoti. Eppure le perdite annuali di colonie negli Stati Uniti oscillano tra il 40 e il 50%, con previsioni che nel 2025 potrebbero toccare il 60 o 70%. In Europa la situazione non è molto più rosea.
Questo integratore alimentare per api potrebbe rafforzare la salute delle colonie senza aumentare la competizione per le fioriture selvatiche già scarse. Anzi, come ha sottolineato il professor Phil Stevenson dei Kew Gardens, riducendo la dipendenza delle api mellifere dal polline naturale si alleggerirebbe la pressione sulle specie selvatiche di impollinatori, che spesso competono per le stesse risorse.
Servono ancora trial su larga scala in campo aperto per confermare i benefici a lungo termine. Ma se tutto andrà come sperato, il supplemento potrebbe raggiungere gli apicoltori entro un paio d’anni. La stessa tecnologia, tra l’altro, potrebbe essere adattata per sostenere altri impollinatori o insetti allevati, aprendo strade nuove per un’agricoltura sostenibile che finora sembravano fantascienza.


