Marte perde acqua nello spazio anche per le piccole tempeste di polvere

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Le tempeste di polvere su Marte sparano acqua nello spazio: la scoperta che cambia tutto

Le tempeste di polvere su Marte non sono solo spettacolari eventi atmosferici. Secondo una nuova ricerca internazionale, anche quelle più piccole e localizzate hanno il potere di scagliare vapore acqueo fino agli strati più alti dell’atmosfera marziana, da dove l’acqua si disperde nello spazio. Una scoperta che ribalta parecchie certezze su come il Pianeta Rosso abbia perso gran parte della sua acqua nel corso di miliardi di anni.

Oggi Marte appare come un deserto gelido e arido. Eppure la sua superficie racconta tutt’altra storia: canali antichi, minerali alterati dall’acqua, formazioni geologiche che parlano di un passato decisamente più umido e dinamico. La domanda che tormenta la comunità scientifica da decenni è apparentemente semplice ma tremendamente complessa: dove è finita tutta quell’acqua su Marte? Parte della risposta arriva ora da uno studio pubblicato sulla rivista Communications: Earth & Environment, frutto della collaborazione tra diversi team internazionali e basato sui dati raccolti da più missioni marziane in orbita attorno al pianeta.

Piccole tempeste, conseguenze enormi

Fino a poco tempo fa, gli scienziati si concentravano soprattutto sulle gigantesche tempeste globali, quelle capaci di avvolgere l’intero pianeta per settimane. Questa ricerca dimostra invece che anche le tempeste regionali, più contenute ma particolarmente intense, riescono a sollevare il vapore acqueo a quote dove le molecole d’acqua si spezzano con facilità, liberando idrogeno che poi fugge nello spazio. Un meccanismo che nessuno sospettava potesse attivarsi durante l’estate dell’emisfero nord marziano, stagione considerata poco rilevante per la perdita d’acqua.

Durante l’anno marziano 37 (corrispondente al periodo tra il 2022 e il 2023 sulla Terra), il team ha osservato un’impennata improvvisa di vapore acqueo nella media atmosfera, collegata a una tempesta di polvere insolitamente violenta. A quelle altitudini, i livelli d’acqua hanno raggiunto valori fino a dieci volte superiori alla norma. Un dato che non era mai emerso negli anni precedenti e che i modelli climatici esistenti non avevano previsto.

L’idrogeno in fuga svela il mistero

Poco dopo questa tempesta, i ricercatori hanno rilevato un aumento significativo di idrogeno all’esobase, la zona di confine dove l’atmosfera marziana sfuma nel vuoto dello spazio. I livelli erano 2,5 volte superiori rispetto a quelli registrati nella stessa stagione degli anni passati. Monitorare l’idrogeno in fuga è fondamentale perché si forma proprio dalla rottura delle molecole d’acqua: rappresenta quindi un indicatore diretto di quanta acqua Marte sta perdendo.

Come ha spiegato Shohei Aoki, ricercatore dell’Università di Tokyo e dell’Università di Tohoku, nonché coautore dello studio insieme ad Adrián Brines dell’Instituto de Astrofísica de Andalucía, questi risultati aggiungono un tassello fondamentale al puzzle ancora incompleto della perdita d’acqua marziana. Episodi brevi ma intensi possono giocare un ruolo molto più rilevante di quanto si pensasse nell’evoluzione climatica del Pianeta Rosso.

Lo studio si basa su dati raccolti da diverse missioni spaziali: il Trace Gas Orbiter dell’ESA con il suo strumento NOMAD, il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA e la Emirates Mars Mission. Tre sguardi diversi sullo stesso fenomeno, che insieme hanno permesso di ricostruire un quadro sorprendentemente chiaro. E che suggerisce una cosa: le tempeste di polvere su Marte non sono solo un fenomeno meteorologico. Sono una delle ragioni per cui quel mondo, un tempo forse abitabile, è diventato il deserto che conosciamo oggi.

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