Francoforte, santuario romano sepolto: la scoperta che riscrive la storia

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Un santuario romano sepolto sotto Francoforte: rituali inquietanti e una scoperta che riscrive la storia

Un santuario romano nascosto sotto le strade di Francoforte sta restituendo indizi straordinari su pratiche religiose antiche, inclusa la possibilità di sacrifici umani. La notizia ha fatto il giro della comunità scientifica europea dopo che un team internazionale di ricercatori ha ottenuto oltre un milione di euro di finanziamenti per studiare a fondo questo complesso cultuale, considerato tra le scoperte più rilevanti degli ultimi decenni nel cuore della Germania romana.

Il sito si trova nell’antica città di Nida, oggi quartiere di Heddernheim, nella zona nordovest di Francoforte. Ed è saltato fuori quasi per caso, durante i lavori di costruzione di una scuola. Un classico colpo di fortuna archeologico, di quelli che capitano una volta ogni generazione. Tra il 2016 e il 2018, e poi ancora nel 2022, gli archeologi dell’ufficio monumentale cittadino hanno scavato oltre 4.500 metri quadrati, portando alla luce un complesso cultuale cinto da mura e rimasto praticamente intatto dall’epoca romana. Una cosa rara, quasi incredibile.

Il progetto di ricerca coinvolge istituzioni di peso: il Museo Archeologico di Francoforte, l’Università Goethe di Francoforte, l’Università di Basilea e la Commissione Romano Germanica dell’Istituto Archeologico Tedesco. Finanziato congiuntamente dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft e dal Fondo Nazionale Svizzero per la Scienza, il lavoro durerà tre anni e vedrà la partecipazione di cinque giovani ricercatori impegnati in programmi di dottorato e post dottorato.

Tracce di rituali, offerte e forse qualcosa di più oscuro

Il santuario romano comprende undici edifici in pietra costruiti in più fasi, circa 70 pozzi e dieci fosse utilizzate per deposizioni rituali. La pianta del complesso non ha paralleli noti nelle province romane della Germania o della Gallia, il che rende tutto ancora più affascinante. Dalle strutture sono emersi oltre 5.000 frammenti di intonaco dipinto, elementi in bronzo di porte e finestre, e un ricchissimo patrimonio di oggetti votivi.

Nei pozzi e nelle fosse gli archeologi hanno trovato vasi in ceramica, resti vegetali, ossa animali (pesci e uccelli soprattutto), interpretati come residui di pasti rituali e offerte alle divinità. Accanto a questi materiali, 254 monete romane e più di 70 fibule in argento e bronzo, alcune perfettamente conservate. Oggetti tipici dei contesti religiosi romani.

Ma il dato che ha fatto sobbalzare la comunità scientifica è un altro. In uno dei pozzi è stato rinvenuto uno scheletro umano, insieme a una statuetta in bronzo della dea Diana e a un’iscrizione dedicatoria a Mercurio Alateo datata 9 settembre 246 d.C. Questo potrebbe rappresentare un’evidenza di sacrificio umano, un ritrovamento estremamente raro per quest’area geografica e che, se confermato, aprirebbe scenari del tutto nuovi sulla comprensione delle pratiche religiose nella regione.

Le iscrizioni e le immagini rinvenute suggeriscono la presenza di diverse divinità: Giove, Giove Dolicheno, Mercurio Alateo, Diana, Apollo ed Epona. Un mix che lascia pensare a un importante centro regionale dove più culti coesistevano, un crocevia religioso che serviva una popolazione culturalmente molto eterogenea.

Nida e il suo ruolo nella storia dell’impero romano

Il santuario romano di Nida non è una scoperta isolata. L’antica città ha già restituito tesori notevoli, tra cui la celebre “Iscrizione d’argento di Francoforte”, la più antica testimonianza scritta cristiana rinvenuta a nord delle Alpi. Fondata come base militare intorno agli anni 70 del primo secolo d.C., Nida crebbe fino a diventare un polo economico e culturale di primo piano entro l’inizio del secondo secolo d.C., per poi essere abbandonata attorno al 275/280 d.C.

Il team di ricerca punta ora a ricostruire nel dettaglio le pratiche rituali romane che animavano questo luogo, analizzando la disposizione degli edifici e i modelli di deposizione dei materiali. L’obiettivo è anche collocare il santuario di Nida nel contesto più ampio dei paesaggi religiosi delle province romane nordoccidentali. Un lavoro ambizioso, che potrebbe davvero cambiare la comprensione di come funzionava la vita religiosa ai confini dell’impero.

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