L’inquinamento luminoso cresce, ma non ovunque: cosa rivelano i satelliti sulla Terra di notte
La Terra di notte sta diventando sempre più luminosa, eppure questa affermazione racconta solo metà della storia. Perché mentre alcune regioni del pianeta si accendono a ritmi impressionanti, altre stanno scegliendo deliberatamente di spegnersi. L’analisi satellitare più dettagliata mai realizzata sull’inquinamento luminoso globale, pubblicata sulla rivista Nature nell’aprile 2026, mostra un quadro molto più frastagliato e sorprendente di quanto si potesse immaginare.
I dati raccolti dallo strumento VIIRS DNB, montato sui satelliti Suomi NPP e NOAA, coprono il periodo dal 2014 al 2022. Il risultato complessivo parla di un aumento della luminosità notturna di circa il due percento all’anno, per un totale del 16 percento a livello mondiale. Ma questo numero, da solo, è quasi fuorviante. Come ha spiegato il ricercatore Christopher Kyba della Ruhr University di Bochum, nelle aree dove la luce è aumentata le emissioni luminose sono salite del 34 percento. A compensare, almeno in parte, c’è stato un calo del 18 percento nelle zone che si sono fatte più buie. Due dinamiche opposte che convivono sullo stesso pianeta.
La crescita urbana impetuosa di paesi come Cina e India ha reso quelle regioni notevolmente più brillanti. Al contrario, diversi paesi industrializzati hanno visto calare le proprie emissioni notturne, spesso grazie alla diffusione della tecnologia LED e a politiche mirate contro l’inquinamento luminoso.
Guerre, politiche energetiche e scelte locali che cambiano la notte
Non tutti i cambiamenti seguono traiettorie graduali. L’Ucraina ha registrato un crollo drastico della luminosità notturna dopo l’invasione russa. La Francia ha ridotto del 33 percento la propria luminosità notturna, con molte città che spengono l’illuminazione stradale dopo mezzanotte per risparmiare energia e contenere l’inquinamento luminoso. In Germania, la situazione appare quasi in equilibrio: un aumento dell’8,9 percento nelle zone che si illuminano e un calo del 9,2 percento in quelle che si oscurano. L’Europa nel complesso mostra una riduzione del quattro percento nelle emissioni luminose notturne, anche se quello che i satelliti vedono non corrisponde necessariamente a quello che percepiamo a occhio nudo.
Un elemento davvero nuovo di questa ricerca è l’uso dei dati satellitari a piena risoluzione, notte per notte. Le analisi precedenti si basavano su medie mensili o annuali, il che rendeva molto più difficile cogliere variazioni rapide o localizzate. Il team ha anche sviluppato un algoritmo capace di correggere le distorsioni legate all’angolo di osservazione del satellite: i quartieri residenziali, per esempio, tendono ad apparire più luminosi quando vengono ripresi di sbieco, mentre i centri urbani densi risultano più brillanti se osservati dall’alto in verticale.
Perché monitorare la luce notturna è più importante di quanto sembra
L’illuminazione artificiale è una delle principali fonti di consumo energetico nelle ore notturne, e il suo impatto sugli ecosistemi è documentato da anni. Capire come e dove queste emissioni stanno cambiando non è un esercizio accademico: ha ricadute concrete sulle politiche ambientali, urbanistiche ed energetiche.
Kyba sta guidando lo sviluppo di un nuovo satellite europeo dedicato specificamente al monitoraggio della luce notturna, nell’ambito della missione “Earth Explorer 13” dell’Agenzia Spaziale Europea. Questo sistema sarebbe in grado di rilevare fonti luminose molto più deboli e con una risoluzione nettamente superiore. Attualmente, mentre Stati Uniti e Cina dispongono di più satelliti pensati per osservare la Terra di notte, l’Europa non ha ancora uno strumento dedicato a questo scopo. Colmare questa lacuna potrebbe fare una differenza enorme nella comprensione di come il nostro pianeta sta cambiando, una notte alla volta.


