Un chip che potrebbe rivoluzionare l’efficienza energetica dei data center
Ridurre gli sprechi energetici nei data center è una delle sfide più urgenti del mondo tech, e un nuovo chip progettato alla University of California San Diego potrebbe rappresentare una svolta concreta. Il gruppo di ricerca guidato dal professor Patrick Mercier ha sviluppato un approccio diverso alla conversione di potenza per le GPU, quei processori grafici che oggi sono il cuore pulsante dell’intelligenza artificiale e del calcolo ad alte prestazioni. I risultati, pubblicati su Nature Communications nell’aprile 2026, parlano chiaro: il prototipo ha raggiunto un’efficienza di picco del 96,2% nella conversione da 48 volt a 4,8 volt, con una capacità di erogazione di corrente quattro volte superiore rispetto ai tentativi precedenti.
Il problema di partenza è noto a chiunque lavori nel settore. L’elettricità nei data center viene distribuita a 48 volt, ma le GPU funzionano a tensioni molto più basse, generalmente tra 1 e 5 volt. Gestire questo salto enorme con i convertitori tradizionali, basati su componenti magnetici come gli induttori, sta diventando sempre più complicato. Come ha spiegato lo stesso Mercier, i convertitori induttivi sono stati perfezionati a tal punto che ormai non resta quasi più margine di miglioramento.
Risonatori piezoelettrici: la strada alternativa
Ed è qui che entra in gioco l’idea più interessante del progetto. Invece di puntare ancora sui componenti magnetici, il team ha scommesso sui risonatori piezoelettrici, dispositivi che accumulano e trasferiscono energia attraverso vibrazioni meccaniche. Sulla carta, offrono vantaggi enormi: dimensioni ridotte, maggiore densità energetica e potenziale di produzione su larga scala. Il problema, fino a oggi, era che le versioni precedenti di convertitori piezoelettrici non riuscivano a mantenere buone prestazioni quando la differenza tra tensione in ingresso e in uscita diventava significativa.
La soluzione trovata dai ricercatori è un design ibrido. Il chip combina un risonatore piezoelettrico con piccoli condensatori disponibili in commercio, disposti in una configurazione studiata per creare più percorsi attraverso cui l’energia può fluire. Questo riduce la potenza sprecata, alleggerisce il carico sul risonatore e migliora sia l’efficienza che la capacità di erogazione, il tutto con un aumento minimo delle dimensioni del chip.
Cosa manca prima dell’adozione nei data center
Sarebbe sbagliato dipingere tutto in modo troppo ottimistico. La tecnologia è ancora nelle fasi iniziali e ci sono ostacoli concreti da superare. Uno su tutti: i risonatori piezoelettrici vibrano fisicamente, il che significa che non possono essere saldati sulle schede elettroniche con le tecniche standard. Serviranno nuove strategie di integrazione per rendere questi componenti compatibili con i sistemi esistenti.
Il team sta già lavorando su materiali migliori, circuiti più raffinati e metodi di assemblaggio innovativi. Mercier non ha nascosto che i convertitori piezoelettrici non sono ancora pronti a sostituire le tecnologie attuali, ma ha sottolineato che la traiettoria di miglioramento è promettente. E in un’epoca in cui i data center consumano quantità crescenti di energia, ogni punto percentuale di efficienza guadagnato nella conversione di potenza può tradursi in risparmi enormi su scala globale. Questo chip, per quanto ancora acerbo, indica una direzione che vale la pena seguire con attenzione.


