Come il tumore al seno aggressivo riesce a spegnere il sistema immunitario
Il tumore al seno aggressivo resta una delle sfide più complesse della medicina moderna, e un nuovo progetto di ricerca sta cercando di capire, nel concreto, come alcune forme particolarmente pericolose riescano a disattivare le difese immunitarie del corpo. Parliamo di qualcosa che riguarda numeri enormi: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2022 circa 2,3 milioni di donne hanno ricevuto una diagnosi di cancro al seno, e circa 670.000 ne sono morte. Le terapie sono migliorate parecchio negli ultimi anni, questo è vero. Ma quando si parla di forme aggressive, prevedere come evolverà la malattia resta un problema aperto. Mancano strumenti davvero affidabili per anticipare il comportamento di questi tumori a crescita rapida, e proprio qui si inserisce il progetto BRIDGE.
Il progetto BRIDGE e lo studio del microambiente tumorale
BRIDGE, acronimo che sta per Biomarker Research Integrating Data of Glyco Immune Signatures and Clinical Evidence in Breast Cancer, è un’iniziativa che coinvolge ricercatori dell’ITQB NOVA (Università NOVA di Lisbona) e dell’Istituto Portoghese di Oncologia di Lisbona. L’obiettivo è identificare nuovi biomarcatori, cioè segnali biologici misurabili nel sangue o nei tessuti, capaci di rivelare come la malattia si comporta in ogni singola paziente. Questi biomarcatori possono indicare, per esempio, se un tumore crescerà rapidamente o se risponderà a determinate terapie. Il cuore della ricerca riguarda il cosiddetto microambiente tumorale: non solo le cellule cancerose, ma tutto ciò che le circonda, comprese le cellule del sistema immunitario, i vasi sanguigni e le strutture di supporto. Il gruppo di ricerca si sta concentrando su piccole molecole presenti sulla superficie delle cellule in questo ambiente. Queste molecole sembrano giocare un ruolo chiave nell’aiutare i tumori a sfuggire al controllo immunitario, permettendo al cancro di crescere indisturbato. Catarina Brito, a capo del laboratorio Advanced Cell Models presso l’ITQB NOVA, ha spiegato che il gruppo aveva già individuato in precedenza come i tumori comunicano con certe cellule immunitarie per proteggersi. Con BRIDGE, l’obiettivo è validare queste scoperte usando campioni reali di pazienti e trasformare questa conoscenza in applicazioni cliniche concrete.
Verso terapie più precise e personalizzate
Ed è proprio questo il passaggio cruciale. Una cosa è fare una scoperta in laboratorio, un’altra è dimostrare che funziona nella pratica clinica. L’Istituto Portoghese di Oncologia fornirà i campioni delle pazienti e aiuterà a verificare se i risultati reggono anche nel mondo reale. Capire come il tumore al seno aggressivo riesce a eludere l’attacco immunitario apre la strada a diagnosi più tempestive e a trattamenti mirati. L’idea di fondo è superare l’approccio uguale per tutte e andare verso una medicina personalizzata, dove le terapie vengono calibrate sulle caratteristiche specifiche del tumore di ciascuna paziente. Il progetto BRIDGE è sostenuto dal programma iNOVA4Health Lighthouse Projects 2025 e riceverà fino a 75.000 euro nei prossimi due anni. Non è una cifra enorme, ma potrebbe bastare per accelerare lo sviluppo di strategie nuove per comprendere, monitorare e trattare alcune delle forme più pericolose di cancro al seno. E quando si parla di vite in gioco, ogni passo avanti conta.


