Spugne marine: un fossile risolve un mistero lungo 160 milioni di anni

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Un fossile di spugna marina risolve un mistero evolutivo lungo 160 milioni di anni

Le spugne marine sono tra gli organismi più antichi del pianeta, eppure la loro storia evolutiva nascondeva un buco enorme. Un fossile scoperto lungo le rive del fiume Yangtze, in Cina, sta finalmente offrendo risposte a una domanda che tormentava paleontologi e zoologi da decenni: perché non si trovavano tracce fossili di spugne più antiche di 540 milioni di anni, quando le stime molecolari suggerivano un’origine attorno ai 700 milioni di anni fa? In pratica, mancavano all’appello circa 160 milioni di anni di storia. E nessuno riusciva a spiegare dove fossero finite quelle prove.

Il fossile in questione ha circa 550 milioni di anni e cade esattamente in quel vuoto temporale. A descriverlo su Nature è stato un team internazionale guidato dal geobiologo Shuhai Xiao della Virginia Tech, in collaborazione con l’Università di Cambridge e l’Istituto di Geologia e Paleontologia di Nanchino. La cosa più interessante non è solo il ritrovamento in sé, ma la spiegazione che porta con sé: le prime spugne marine probabilmente non possedevano uno scheletro mineralizzato, il che le rendeva praticamente invisibili nel registro fossile. Senza strutture rigide, questi organismi si decomponevano prima di potersi conservare nella roccia. E questo cambia parecchio le carte in tavola.

Quando il corpo è troppo morbido per lasciare traccia

Già nel 2019, Xiao e il suo gruppo avevano avanzato l’ipotesi che le spugne più antiche fossero prive delle cosiddette spicole, quelle strutture aghiformi e mineralizzate tipiche delle spugne moderne. Analizzando il registro fossile, avevano notato una tendenza chiara: andando indietro nel tempo, le spicole diventavano sempre meno mineralizzate e sempre più organiche. Portando questo ragionamento alle estreme conseguenze, le primissime spugne dovevano avere un corpo interamente morbido, senza nemmeno un frammento minerale. Creature del genere potevano fossilizzarsi solo in condizioni eccezionali, dove la fossilizzazione rapida riusciva a battere sul tempo la decomposizione.

Ed è esattamente quello che è successo con il fossile trovato lungo lo Yangtze. Era preservato in uno strato sottile di roccia carbonatica marina, un tipo di sedimento noto per la capacità di catturare organismi dal corpo molle. Una finestra rara e preziosa su un mondo che altrimenti sarebbe andato perduto per sempre.

Un fossile più grande e complesso del previsto

Il fossile di spugna marina ha sorpreso anche per le sue dimensioni. Lungo circa 38 centimetri, presenta un corpo conico relativamente complesso e una superficie coperta da un reticolo regolare di forme geometriche, ciascuna suddivisa in unità più piccole e ripetitive. Secondo Xiaopeng Wang, ricercatore post dottorato coinvolto nello studio, questo schema suggerisce una parentela stretta con una specie di spugna vitrea.

Alex Liu, collaboratore dall’Università di Cambridge, ha ammesso che nessuno si aspettava dimensioni simili per un organismo così antico. Le aspettative puntavano su qualcosa di microscopico, e invece questo esemplare ha ribaltato molte convinzioni sulla forma e la complessità delle prime spugne.

Questa scoperta non riempie solo un vuoto nel registro fossile. Costringe la comunità scientifica a ripensare il modo stesso in cui si cercano le tracce della vita animale primordiale. Se le prime spugne erano davvero morbide e prive di minerali, allora la ricerca deve spostarsi verso quei rari depositi sedimentari capaci di conservare organismi delicati. Come ha detto Xiao stesso: ora sappiamo che bisogna allargare lo sguardo quando si va a caccia delle origini della vita sulla Terra.

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