Il telescopio James Webb svela la mappa più nitida mai realizzata della ragnatela cosmica
La ragnatela cosmica non è mai stata così visibile. Grazie al telescopio James Webb, un gruppo internazionale di astronomi ha prodotto la mappa più dettagliata mai ottenuta di quella struttura immensa e quasi invisibile che tiene insieme l’universo, collegando galassie su distanze inimmaginabili. E la cosa notevole è che questa mappa arriva a coprire un’epoca in cui l’universo aveva appena un miliardo di anni.
Il risultato, pubblicato su The Astrophysical Journal nel maggio 2026, nasce dal lavoro di ricercatori guidati dall’Università della California a Riverside. Il team ha analizzato oltre 164.000 galassie nell’ambito di COSMOS-Web, la più grande campagna osservativa condotta finora con il telescopio spaziale. L’obiettivo era ambizioso: tracciare l’evoluzione della ragnatela cosmica lungo 13,7 miliardi di anni di storia. E a quanto pare, ci sono riusciti in modo spettacolare.
Per chi non ha familiarità con il concetto, la ragnatela cosmica è una sorta di impalcatura gigantesca fatta di filamenti e fogli di materia oscura e gas, che circondano enormi regioni quasi vuote chiamate “vuoti cosmici”. Insieme, queste strutture formano l’architettura su larga scala del cosmo. Pensarla come uno scheletro dell’universo aiuta a capire quanto sia fondamentale per comprendere come le galassie si formano e si distribuiscono nello spazio.
Come il James Webb ha cambiato le regole del gioco
Dal suo lancio nel 2021, il James Webb Space Telescope ha letteralmente riscritto le possibilità dell’astronomia osservativa. I suoi strumenti a infrarossi, estremamente sensibili, riescono a catturare galassie debolissime che i telescopi precedenti non potevano nemmeno intravedere. Questo permette di guardare più indietro nel tempo e attraverso spesse nubi di polvere cosmica.
Hossein Hatamnia, dottorando presso UCR e Carnegie Observatories, nonché primo autore dello studio, ha spiegato che COSMOS-Web è stato progettato fin dall’inizio per sfruttare al massimo queste capacità. La survey copre un’area di cielo continua, grande quanto circa tre lune piene, ed è stata pensata specificamente per mappare la ragnatela cosmica con una precisione senza precedenti.
Il salto qualitativo rispetto alle osservazioni precedenti, realizzate con il telescopio Hubble sulla stessa porzione di cielo, è notevole. Bahram Mobasher, professore di fisica e astronomia a UCR, ha sottolineato come strutture che prima apparivano come un unico blocco indistinto ora si risolvono in molteplici componenti separate. Dettagli che erano letteralmente “spalmati via” dalle limitazioni tecniche precedenti adesso emergono con chiarezza.
Una mappa pubblica per tutta la comunità scientifica
Hatamnia ha spiegato che la nitidezza della nuova mappa dipende da due punti di forza del telescopio James Webb che lavorano in sinergia: la capacità di rilevare molte più galassie deboli nella stessa porzione di cielo e la precisione molto maggiore nella misurazione delle distanze. Ogni galassia può così essere collocata nella “fetta” corretta di tempo cosmico, rendendo la mappa enormemente più definita.
In linea con la tradizione di scienza aperta del progetto COSMOS, il team ha reso disponibili pubblicamente le mappe della struttura su larga scala, il catalogo delle 164.000 galassie con le relative densità cosmiche, e persino un video che mostra l’evoluzione della ragnatela cosmica attraverso miliardi di anni. Un gesto che vale quasi quanto la scoperta stessa, perché mette a disposizione della comunità scientifica mondiale uno strumento prezioso per futuri studi.
Alla ricerca hanno contribuito scienziati provenienti da Stati Uniti, Danimarca, Cile, Francia, Finlandia, Svizzera, Giappone, Cina, Germania e Italia, con finanziamenti arrivati anche dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea. Un lavoro corale che dimostra, ancora una volta, come le grandi scoperte nascano quando competenze diverse convergono su un obiettivo comune. E il James Webb, ormai è chiaro, continua a essere lo strumento che sta ridisegnando la nostra comprensione dell’universo.


