Un dinosauro gigante scoperto in Argentina potrebbe riscrivere la storia dei titani del Giurassico
Un dinosauro gigante dal mix di caratteristiche davvero bizzarro è stato appena identificato in Patagonia, e sta già facendo discutere la comunità scientifica. Si chiama Bicharracosaurus dionidei, misurava circa 20 metri di lunghezza e presenta un insieme di tratti anatomici che nessuno si aspettava di trovare insieme nello stesso animale. La scoperta, pubblicata sulla rivista PeerJ nel maggio 2026, potrebbe cambiare parecchio di quello che si pensava sull’evoluzione dei sauropodi nell’emisfero meridionale durante il Giurassico.
I sauropodi sono quei dinosauri dal collo lunghissimo, corpo massiccio, testa minuscola e coda interminabile che tutti hanno visto almeno una volta in un documentario. Tra i più famosi ci sono il Diplodocus e il Brachiosauro. Ecco, il Bicharracosaurus dionidei sembra un po’ parente di entrambi, il che è piuttosto strano. Alcune parti dello scheletro ricordano da vicino il Giraffatitan, un brachiosauro scoperto in Tanzania. Altre, soprattutto le vertebre dorsali, assomigliano molto di più al Diplodocus e ai suoi cugini nordamericani. Una combinazione che ha lasciato perplessi anche i paleontologi più esperti.
Cosa rende questo dinosauro gigante così importante
Il team di ricerca, guidato dal professor Oliver Rauhut delle Collezioni Statali di Scienze Naturali della Baviera e dalla dottoranda Alexandra Reutter della LMU, ha recuperato oltre 30 vertebre tra collo, dorso e coda, insieme a costole e parte del bacino. Le analisi filogenetiche suggeriscono che questo dinosauro gigante appartenesse alla famiglia dei Brachiosauridae. Se confermato, sarebbe il primo brachiosauro del Giurassico mai trovato in Sud America. Un dato enorme, considerando che finora quasi tutto quello che si sapeva sui sauropodi del tardo Giurassico veniva da fossili trovati nell’emisfero nord.
Come ha spiegato Rauhut, per molto tempo l’unico sito significativo nell’emisfero sud era quello tanzaniano. Il ritrovamento nella provincia argentina di Chubut, nella formazione rocciosa di Cañadón Calcáreo, offre finalmente materiale comparativo prezioso per ripensare la storia evolutiva di questi animali colossali. Il Bicharracosaurus dionidei viveva circa 155 milioni di anni fa su Gondwana, l’antico supercontinente meridionale.
Il nome che omaggia un pastore patagonico
C’è anche una storia umana dietro questa scoperta. I primi fossili del dinosauro gigante vennero trovati in una fattoria da Dionide Mesa, un pastore locale. I ricercatori hanno voluto onorarlo usando il suo nome per la designazione della specie. Il nome del genere, invece, deriva da “bicharraco”, un termine colloquiale spagnolo che significa più o meno “bestione”. Difficile trovare un nome più azzeccato per un animale di 20 metri. I resti sono oggi conservati presso il Museo Paleontológico Egidio Feruglio a Trelew, in Argentina, dove continuano a essere oggetto di studio. Questa scoperta dimostra, ancora una volta, quanto ci sia ancora da capire sui giganti che dominavano la Terra milioni di anni prima della nostra comparsa.


