Un predatore marino gigantesco riscrive la storia degli oceani preistorici
Il suo nome è Tylosaurus rex e non ha nulla a che fare con il più celebre tirannosauro, anche se la ferocia non gli mancava affatto. Questo colossale rettile marino, lungo circa 13 metri (quanto uno scuolabus americano), è stato appena identificato grazie a fossili rinvenuti in Texas, e rappresenta una delle scoperte più importanti degli ultimi anni nel campo della paleontologia marina. A descriverlo è stato un team di ricercatori dell’American Museum of Natural History, del Perot Museum of Nature and Science di Dallas e della Southern Methodist University, in uno studio pubblicato nel maggio 2026.
La storia di questa scoperta ha qualcosa di romanzesco. Tutto è partito da un dettaglio notato da Amelia Zietlow, allora dottoranda, che si è accorta che un fossile nella collezione del museo era stato erroneamente classificato come Tylosaurus proriger, una specie già nota. Dopo un confronto diretto con il fossile originale conservato ad Harvard, è emerso che quei resti texani appartenevano a qualcosa di completamente diverso. E di molto più grosso. I fossili, risalenti a circa 80 milioni di anni fa, hanno rivelato un animale dotato di denti finemente seghettati, una caratteristica piuttosto rara tra i mosasauri, e di una muscolatura della mascella e del collo evidentemente progettata per la potenza bruta.
Violenza tra giganti: le prove nei fossili
Il Tylosaurus rex non era solo enorme. Era anche, a quanto pare, estremamente aggressivo. Uno degli esemplari più famosi associati a questa specie è soprannominato “The Black Knight” ed è conservato al Perot Museum di Dallas. Al fossile manca la punta del muso e presenta una frattura alla mandibola inferiore. Secondo i ricercatori, queste ferite non furono causate da un altro predatore, ma da un altro esemplare della stessa specie. Ron Tykoski, coautore dello studio e curatore di paleontologia dei vertebrati al Perot Museum, ha sottolineato come le evidenze di violenza intraspecifica in questo animale superino qualsiasi cosa sia mai stata documentata in altri esemplari di Tylosaurus.
Alcuni fossili celebri, precedentemente attribuiti al Tylosaurus proriger, sono stati riassegnati al Tylosaurus rex. Tra questi figurano “Bunker”, esposto all’Università del Kansas, e “Sophie”, visibile allo Yale Peabody Museum. Il nome scelto per la nuova specie è anche un omaggio al paleontologo John Thurmond, che già negli anni Sessanta aveva intuito che i grandi tilosauri del Texas nordorientale potessero appartenere a una specie separata, chiamandoli informalmente “tiranni del mare”.
Una scoperta che obbliga a rivedere le teorie sull’evoluzione dei mosasauri
Al di là dell’impatto mediatico, questa scoperta ha implicazioni scientifiche profonde. Il team di ricerca ha evidenziato un problema noto nella comunità paleontologica: il dataset principale utilizzato per studiare le relazioni evolutive dei mosasauri è rimasto sostanzialmente invariato per quasi trent’anni. Per questo motivo, gli scienziati hanno costruito un nuovo framework evolutivo specifico per i tilosauri, suggerendo che molte conclusioni precedenti andrebbero riconsiderate. Come ha spiegato la stessa Zietlow, non si tratta solo di dare un nome a una nuova specie. Si tratta di aggiornare gli strumenti e le assunzioni con cui si studia un intero gruppo di rettili marini che ha dominato gli oceani per milioni di anni. Il Tylosaurus rex, insomma, non ha finito di sorprendere. E probabilmente non sarà l’ultima volta che i fossili del Texas costringeranno la scienza a riscrivere qualche pagina.


