Utensili in legno vecchi di 430.000 anni: la scoperta che riscrive la preistoria
Gli utensili in legno più antichi mai utilizzati dall’uomo hanno 430.000 anni e sono stati trovati sepolti in un sito archeologico greco, sulle rive di quello che un tempo era un lago. Una scoperta che cambia parecchio di quello che si pensava sulle capacità dei nostri antenati. Il ritrovamento, avvenuto nel sito di Marathousa 1 nella regione del Peloponneso, in Grecia centrale, è il frutto del lavoro di un team internazionale guidato dall’Università di Reading, dall’Università di Tubinga e dalla Senckenberg Nature Research Society. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PNAS il 24 maggio 2026 e descrive due oggetti in legno lavorati con cura sorprendente: uno ricavato da legno di ontano, l’altro da salice o pioppo. Fino a oggi, le prove più antiche di questo tipo di lavorazione del legno risalivano ad almeno 40.000 anni dopo. In pratica, questa scoperta sposta indietro l’orologio della tecnologia preistorica in modo significativo.
Il sito conteneva anche strumenti in pietra e resti di elefanti e altri animali, segno che l’area veniva usata per macellare le prede lungo le sponde del lago. Gli esseri umani occupavano questa zona durante il Pleistocene medio, un periodo compreso grossomodo tra 774.000 e 129.000 anni fa. Come ha spiegato la professoressa Katerina Harvati, paleoantropologa a capo del programma di ricerca a lungo termine su Marathousa 1, si tratta di una fase cruciale nell’evoluzione umana, quella in cui iniziano a emergere comportamenti più complessi.
La sfida di conservare il legno per mezzo milione di anni
La cosa affascinante, e anche un po’ miracolosa, è che questi utensili in legno siano arrivati fino a noi. Il legno, a differenza della pietra, ha bisogno di condizioni eccezionali per sopravvivere nel tempo. La dottoressa Annemieke Milks, tra le massime esperte di strumenti preistorici in legno, ha raccontato come il team abbia esaminato al microscopio ogni reperto ligneo trovato nel sito. Su due oggetti sono emersi segni inequivocabili di taglio e intaglio, la prova che mani umane li avevano modellati. Uno dei due manufatti, un frammento di ramo o tronco di ontano, mostrava anche tracce di usura compatibili con attività di scavo nel terreno morbido vicino alla riva del lago, oppure con la rimozione di corteccia dagli alberi. Il secondo reperto, più piccolo, era in legno di salice o pioppo e presentava anch’esso segni di lavorazione.
Non tutto quello che portava segni era opera umana, però. Un frammento più grande di ontano mostrava solchi sulla superficie che, dopo analisi approfondite, si sono rivelati opera di un grande carnivoro, probabilmente un orso. Dettaglio che racconta molto sull’ambiente dell’epoca: la competizione tra umani e predatori per le risorse era feroce.
Un primato che sposta i confini della conoscenza
Esistono altri utensili in legno antichi trovati in Regno Unito, Zambia, Germania e Cina, tra cui armi, bastoni da scavo e manici. Ma sono tutti più recenti rispetto ai reperti di Marathousa 1. L’unica evidenza precedente di legno lavorato dall’uomo proviene dal sito di Kalambo Falls in Zambia, datato circa 476.000 anni fa, ma in quel caso il legno era stato usato come materiale strutturale, non come utensile vero e proprio. Questa distinzione è fondamentale perché cambia la narrazione: i nostri antenati non solo raccoglievano materiali, ma li trasformavano in strumenti funzionali con una perizia tecnica notevole. La ricerca a Marathousa 1 è stata finanziata dal Consiglio Europeo della Ricerca e dalla Fondazione Tedesca per la Scienza, e ha coinvolto istituzioni greche e internazionali. Una collaborazione che ha portato alla luce qualcosa di davvero straordinario.


