Un minuscolo polpo blu scoperto a quasi 2.000 metri di profondità alle Galápagos
Una nuova specie di polpo blu, grande più o meno quanto una pallina da golf, è stata ufficialmente identificata dopo essere stata avvistata a circa 1.773 metri sotto la superficie dell’oceano, nei fondali delle Isole Galápagos. La creatura, ribattezzata Microeledone galapagensis, ha lasciato a bocca aperta il team di ricercatori che l’ha intercettata per la prima volta nel 2015 durante una spedizione in acque profonde a bordo della nave E/V Nautilus. La scoperta è stata confermata e pubblicata sulla rivista scientifica Zootaxa nel maggio 2026, dopo anni di analisi e confronti con le specie conosciute.
Le Galápagos, al largo dell’Ecuador, sono famose per ospitare animali che non esistono in nessun altro luogo del pianeta. Tartarughe giganti, iguane marine. E adesso anche un polpo blu delle profondità che nessuno aveva mai documentato prima. Il veicolo sottomarino a comando remoto (ROV) stava esplorando una montagna sottomarina vicino all’Isola Darwin, nella parte settentrionale dell’arcipelago, quando qualcosa di piccolo e blu ha attraversato il fondale marino davanti alla telecamera. Le reazioni degli scienziati, catturate nell’audio di bordo, raccontano tutto: “È minuscolo!” “È blu!” Il team ha raccolto un esemplare e filmato altri due individui che sembravano appartenere alla stessa specie.
Scansioni TC al posto del bisturi per studiare il polpo blu
Una volta riportato alla Stazione di Ricerca Charles Darwin, il piccolo polpo si distingueva nettamente da tutte le altre decine di campioni raccolti durante la spedizione. Le fotografie sono state inviate a Janet Voight, esperta di polpi e curatrice emerita degli invertebrati al Field Museum di Chicago. La sua reazione è stata immediata: non aveva mai visto nulla di simile in oltre quarant’anni di carriera.
Il problema, però, era pratico. Per classificare una nuova specie di polpo serve normalmente aprire l’esemplare, studiarne la bocca, il becco, i denti. Ma di questo polpo blu delle Galápagos esisteva un unico esemplare confermato. Distruggerlo non era un’opzione. La soluzione è arrivata dalla tecnologia: scansioni micro TC ad alta risoluzione, realizzate nel laboratorio di tomografia del Field Museum da Stephanie Smith. Migliaia di immagini a raggi X combinate in un modello 3D dettagliatissimo hanno permesso di esplorare l’anatomia interna senza toccare fisicamente il campione. Le scansioni hanno rivelato una quantità sorprendente di informazioni sugli organi interni, tanto che Alexander Ziegler, dell’Università di Bonn e coautore dello studio, ha definito la modellazione 3D un compito quasi semplice, nonostante la rarità del soggetto.
Perché questa scoperta conta davvero
Al di là della classificazione tassonomica, la scoperta del polpo blu delle Galápagos manda un messaggio chiaro: gli oceani nascondono ancora moltissimo. Come ha ricordato Voight, se tutta la terraferma del pianeta venisse messa insieme, non basterebbe a coprire il solo Oceano Pacifico. Le profondità marine restano in larga parte inesplorate, e ogni nuova specie aiuta a comprendere meglio ecosistemi fragili che necessitano di protezione. Salome Buglass, scienziata marina all’Università della California di Los Angeles e coautrice dello studio, ha sottolineato quanto sia stato lungo il percorso per arrivare all’identificazione, ma ne è valsa la pena. Scoperte come questa ricordano quanto poco si conosca ancora del mare profondo intorno alle Galápagos. E quanto sia urgente proteggerlo prima ancora di averlo capito del tutto.


