Il telescopio Fermi della NASA svela il segreto delle supernove più potenti dell’universo
Qualcosa di straordinario si nasconde dietro le esplosioni stellari più luminose mai osservate, e il telescopio Fermi della NASA potrebbe aver finalmente trovato la risposta. Un team internazionale di ricercatori ha analizzato anni di dati raccolti dal Fermi Gamma-ray Space Telescope e ha individuato quella che sembra essere la prima conferma di un segnale in raggi gamma proveniente da una supernova superluminosa. Il colpevole? Una magnetar, ovvero una stella di neutroni appena nata con campi magnetici di una potenza quasi inconcepibile. Lo studio, pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics nel maggio 2026, cambia le carte in tavola per chi studia questi fenomeni cosmici estremi.
L’evento sotto osservazione si chiama SN 2017egm ed è esploso nella galassia NGC 3191, a circa 440 milioni di anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Nonostante quella distanza enorme, resta una delle supernove superluminose più vicine mai osservate. E proprio questa relativa vicinanza ha permesso al telescopio Fermi di catturare un segnale che gli astronomi cercavano da quasi vent’anni senza mai trovare una conferma definitiva. Come ha spiegato Fabio Acero, ricercatore del CNRS e dell’Università Paris-Saclay nonché autore principale dello studio, migliaia di supernove erano state analizzate nei dati del Fermi senza mai ottenere risultati certi. Fino a ora.
La magnetar come motore nascosto
Ma cosa rende una supernova superluminosa così diversa dalle altre? Le supernove a collasso del nucleo si verificano quando una stella massiccia esaurisce il combustibile che sostiene il proprio centro. Il nucleo collassa su sé stesso per effetto della gravità e innesca un’esplosione violentissima, lasciando dietro di sé una stella di neutroni oppure un buco nero. Negli ultimi due decenni, gli astronomi hanno catalogato quasi 400 esemplari di supernove superluminose, capaci di brillare almeno dieci volte più delle supernove ordinarie in luce visibile.
La spiegazione più convincente chiama in causa proprio le magnetar. Si tratta di stelle di neutroni con campi magnetici fino a mille volte più intensi rispetto a quelli delle stelle di neutroni comuni, qualcosa come diecimila miliardi di volte la forza di un magnete da frigorifero. Una magnetar appena formata può ruotare centinaia di volte al secondo, generando un flusso potentissimo di elettroni e positroni (le controparti di antimateria degli elettroni). Questo flusso crea una nube di materiale ad altissima energia chiamata nebulosa di vento da magnetar, al cui interno le interazioni tra particelle producono raggi gamma in diversi modi.
Gran parte di quell’energia gamma resta intrappolata nei detriti della supernova e viene convertita in luce visibile a energia più bassa. Ecco perché l’esplosione appare così straordinariamente brillante. Circa tre mesi dopo il collasso, però, man mano che i detriti si espandono e si raffreddano, i raggi gamma cominciano a fuoriuscire. Ed è esattamente quello che il telescopio Fermi ha registrato nel caso di SN 2017egm.
Nuove prospettive per il futuro
Il modello della magnetar riproduce bene la luminosità della supernova e i tempi di arrivo dei raggi gamma nei primi mesi, anche se nelle fasi successive la luce visibile si attenua in modo piuttosto irregolare. Secondo i ricercatori, altri processi potrebbero aver influenzato l’evoluzione dell’evento: materiale che ricade verso la magnetar, oppure collisioni tra l’onda d’urto in espansione e materia espulsa dalla stella secoli prima dell’esplosione.
Guardando avanti, il team ha stimato che il futuro Cerenkov Telescope Array Observatory sarà in grado di individuare supernove simili a SN 2017egm fino a distanze di circa 500 milioni di anni luce con una cinquantina di ore di osservazione. La collaborazione tra osservatori a terra e telescopi spaziali della NASA promette di aprire una finestra del tutto nuova su queste esplosioni stellari e sugli oggetti estremi che le alimentano. Come ha sottolineato Judy Racusin, vice scienziata di progetto della missione Fermi al Goddard Space Flight Center, osservare i raggi gamma dalle supernove offrirà un modo inedito per esplorarne i meccanismi più profondi.


