Un fossile di pesce vecchio 55 milioni di anni e i taccuini perduti che hanno risolto il mistero
Un fossile di pesce spettacolare, rimasto per quasi trent’anni in una sorta di limbo scientifico, ha finalmente ottenuto la sua storia completa. E la chiave di tutto non è stata una nuova tecnologia, né un colpo di fortuna sul campo, ma qualcosa di molto più umile: i taccuini di campo di un paleontologo scomparso, ritrovati grazie alla famiglia.
La vicenda parte dal 1999, quando il dottor Richard Köhler scoprì il fossile durante una spedizione sull’Isola di Pitt, nell’arcipelago delle Chatham Islands, in Nuova Zelanda. Esplorando la costa occidentale sopra Waihere Bay, Köhler notò qualcosa di straordinario incastonato in una parete rocciosa quasi inaccessibile: un pesce fossile lungo 1,2 metri, conservato in un dettaglio tridimensionale da togliere il fiato. Per recuperarlo dovette tornare indietro tre chilometri fino al suo alloggio a Flowerpot Bay, prendere in prestito una scala, e poi estrarre il reperto in blocchi pesantissimi. Un lavoro che oggi suona quasi eroico.
Una volta portato all’Università di Otago, nel Dipartimento di Geologia, il fossile di pesce venne subito riconosciuto come eccezionale. La professoressa emerita Daphne Lee ricorda che lei e il professor Ewan Fordyce capirono immediatamente di avere tra le mani qualcosa di unico, completamente diverso da qualsiasi altro fossile ittico conosciuto in Nuova Zelanda.
Un predatore antico che dominava i mari della Nuova Zelanda
Dopo una preparazione meticolosa, il fossile attirò l’attenzione del professor Mike Gottfried, specialista di pesci fossili della Michigan State University. Le analisi rivelarono che quel pesce mummificato era un tarpon, un grande predatore oggi del tutto assente dalle acque neozelandesi. Il corpo allungato, le squame spesse e rigide, la pinna caudale potente e quella bocca grande rivolta verso l’alto raccontano un animale che circa 55 milioni di anni fa cacciava attivamente nella parte alta della catena alimentare, ingoiando prede intere.
Eppure, nonostante l’importanza scientifica evidente, la ricerca si bloccò. Mancavano informazioni geologiche fondamentali sul punto esatto del ritrovamento, e Richard Köhler era deceduto. Quando anche il professor Fordyce venne a mancare nel novembre 2023, esisteva già una bozza di articolo scientifico, ma senza quei dati di campo era impossibile procedere alla pubblicazione.
La svolta inaspettata e il nome che rende onore a chi ha scoperto il fossile
La svolta arrivò all’inizio del 2025, nel modo più inatteso. Uno dei figli di Köhler, che studiava proprio a Otago, si presentò al Dipartimento cercando fotografie del padre. Dopo aver incontrato la professoressa Lee, la famiglia decise di donare i taccuini di campo di Richard, compresi quelli della spedizione originale sull’Isola di Pitt. Finalmente i ricercatori ebbero le coordinate precise per documentare il ritrovamento del fossile di pesce secondo tutti i protocolli scientifici.
Lo studio completato è stato pubblicato sul New Zealand Journal of Geology and Geophysics. Rappresenta la prima segnalazione di un grande pesce osseo predatore proveniente da rocce di età paleogenica in Nuova Zelanda. Il fossile ha ricevuto il nome scientifico Ikawaihere koehleri, in onore di Richard Köhler e del luogo della scoperta.
Gottfried ha definito un privilegio lavorare su questo “fossile straordinario”, sottolineando come espanda enormemente la conoscenza sulla storia evolutiva dei tarpon e conservi caratteristiche uniche in un dettaglio tridimensionale squisito. Lee, dal canto suo, ha espresso gratitudine verso la famiglia di Köhler: senza quei taccuini, questa storia non avrebbe mai trovato il suo finale.


