La Polonia prepara una tassa sui servizi digitali: Apple tra le aziende nel mirino
La digital services tax torna al centro del dibattito europeo, e questa volta è la Polonia a muoversi con decisione. Il governo polacco ha annunciato l’intenzione di avviare la stesura di una legge che prevede un’imposta fino al 3% sui ricavi derivanti da determinati servizi digitali, una mossa che potrebbe colpire direttamente Apple e altri colossi tecnologici statunitensi attivi nel paese.
A dare la notizia è stato il vice primo ministro e ministro per la Digitalizzazione, Krzysztof Gawkowski, che ha parlato apertamente di un problema di concorrenza sleale. Il concetto è semplice: le aziende polacche pagano le tasse sulle proprie attività nel paese, mentre le grandi piattaforme straniere operano sul mercato locale senza contribuire in modo equivalente. Questo, secondo Gawkowski, riduce la competitività delle imprese domestiche, limita la sovranità digitale della Polonia e sottrae risorse al bilancio statale che potrebbero essere reinvestite nel potenziale tecnologico del paese.
Chi verrebbe colpito e come funzionerebbe la tassa
La proposta di legge andrebbe a tassare le aziende che generano ricavi dalla pubblicità online mirata, dalle piattaforme che mettono in contatto utenti per comprare e vendere beni o servizi, e dalla vendita di dati degli utenti. Ma non tutte le aziende sarebbero coinvolte: la soglia è piuttosto alta. Si parla di società con un fatturato globale superiore a 1 miliardo di euro e ricavi in Polonia oltre i 6,79 milioni di dollari annui.
Con queste premesse, diversi servizi di Apple potrebbero rientrare nel perimetro della tassa. L’App Store, Apple Music, Apple TV+, Apple Books, Apple Podcasts e il business pubblicitario in crescita dell’azienda di Cupertino sono tutti potenzialmente interessati. Detto questo, la bozza prevede anche esenzioni piuttosto ampie: per esempio, le interfacce digitali il cui scopo principale è fornire contenuti di proprietà del fornitore, oppure i negozi online in cui il venditore non agisce da intermediario. Apple potrebbe provare a far valere alcune di queste eccezioni per parte dei propri servizi, anche se il testo lascia parecchio margine di interpretazione.
Un segnale che va oltre la Polonia
Non è solo Apple a dover prestare attenzione. Anche Alphabet, Meta e Amazon verrebbero probabilmente coinvolte qualora la legge venisse approvata nella forma attuale. La cosa interessante è il tempismo: la Polonia si muove proprio pochi mesi dopo che la Commissione Europea ha fatto marcia indietro sui propri piani per una tassa digitale simile a livello comunitario. Sembra quasi che, di fronte all’inerzia di Bruxelles, i singoli stati membri stiano decidendo di agire per conto proprio.
Resta da vedere come reagiranno le big tech e se la legislazione finale manterrà la struttura attuale o verrà ammorbidita durante il percorso parlamentare. Quello che è certo è che il tema della tassazione dei servizi digitali non ha nessuna intenzione di sparire dall’agenda politica europea. E la Polonia, con questa mossa, manda un messaggio piuttosto chiaro.


