Aspirina contro il cancro al colon: lo studio che cambia tutto

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Aspirina e prevenzione del cancro al colon: una grande revisione rimette tutto in discussione

Milioni di persone nel mondo assumono aspirina ogni giorno convinte che possa proteggerle dal cancro al colon. Una nuova e corposa revisione scientifica pubblicata dalla Cochrane nel marzo 2026 dice, in sostanza, che non è così semplice. Anzi, il messaggio che emerge è piuttosto netto: per chi ha un rischio medio, l’aspirina quotidiana non rappresenta uno scudo affidabile contro il tumore del colon retto, e i pericoli legati al suo utilizzo si manifestano fin dal primo giorno.

La revisione ha analizzato 10 studi clinici randomizzati che coinvolgevano oltre 124.000 partecipanti, condotti dai ricercatori del West China Hospital dell’Università del Sichuan. Il dato che colpisce di più? Nei primi 5 fino a 15 anni di assunzione, l’aspirina non sembra ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare il cancro al colon. Qualche studio suggerisce un possibile effetto protettivo oltre i 10 o 15 anni di utilizzo, ma la qualità di queste evidenze è definita molto bassa. In pratica, si tratta di dati raccolti in fasi di osservazione successive alla fine degli studi originali, quando i partecipanti potevano aver smesso di prendere l’aspirina, aver iniziato altri trattamenti, o aver cambiato completamente abitudini. Insomma, troppi fattori confondenti per trarre conclusioni solide.

Il rischio emorragico è reale e immediato

Qui la faccenda si fa seria. Mentre il presunto beneficio preventivo dell’aspirina resta avvolto nell’incertezza e, nel migliore dei casi, richiederebbe oltre un decennio per manifestarsi, il rischio di sanguinamento è concreto e parte subito. La revisione ha trovato prove robuste del fatto che l’assunzione quotidiana di aspirina aumenta il rischio di emorragie extracraniche gravi e, con ogni probabilità, anche quello di ictus emorragico. E non parliamo solo di dosi elevate. Anche la cosiddetta “aspirinetta”, quella a basso dosaggio che tanti assumono quasi con leggerezza, porta con sé questo pericolo. Le persone anziane, chi ha una storia di ulcere gastriche o disturbi della coagulazione, sono ancora più esposte.

Il dottor Bo Zhang, autore senior dello studio, ha espresso una preoccupazione che suona come un campanello d’allarme: la paura è che le persone pensino che prendere un’aspirina oggi le proteggerà dal cancro domani. La realtà dei fatti racconta tutt’altra storia. L’eventuale effetto preventivo, ammesso che esista, impiega oltre dieci anni a comparire. Il sanguinamento, invece, non aspetta.

Niente soluzioni universali: serve un approccio personalizzato

Va detto che esistono situazioni specifiche in cui l’aspirina ha mostrato un ruolo più convincente. Per esempio, studi precedenti hanno evidenziato benefici in persone con la sindrome di Lynch, una condizione ereditaria che aumenta significativamente il rischio di cancro al colon retto. Ma questa revisione Cochrane si è concentrata esclusivamente su individui a rischio medio, e per loro il quadro è tutt’altro che incoraggiante.

Gli autori dello studio sono stati chiari: nessuno dovrebbe iniziare a prendere aspirina con l’obiettivo di prevenire il tumore del colon senza prima aver discusso con il proprio medico dei rischi personali di sanguinamento. La dottoressa Dan Cao, altra autrice senior, ha sottolineato che è necessario abbandonare l’idea di una soluzione valida per tutti. L’uso diffuso e indiscriminato dell’aspirina nella popolazione generale, ha spiegato, non è supportato dalle evidenze disponibili. Il futuro, piuttosto, sta nella prevenzione di precisione: utilizzare marcatori molecolari e profili di rischio individuali per capire chi potrebbe davvero trarne vantaggio e chi, invece, rischia soltanto di farsi del male.

La storia dell’aspirina come arma anti cancro, insomma, è molto più complicata di quanto si credeva. Il bilancio tra benefici e danni cambia nel tempo, varia da persona a persona, e non si presta a risposte sbrigative. Quella che sembrava una soluzione elegante ed economica si rivela, alla luce dei dati più rigorosi, una scommessa con troppe incognite.

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