Le balene beluga cambiano partner e questo potrebbe salvare la specie
Le balene beluga continuano a sorprendere la scienza con un comportamento riproduttivo che nessuno si aspettava di trovare così marcato. Uno studio genetico condotto nell’arco di 13 anni nella baia di Bristol, in Alaska, ha rivelato che sia i maschi sia le femmine cambiano regolarmente compagno nel corso della loro lunga vita. E la cosa più affascinante è che questa abitudine potrebbe essere la chiave per tenere in piedi la diversità genetica di una popolazione relativamente piccola e isolata, composta da circa 2.000 individui.
Lo studio, pubblicato su Frontiers in Marine Science nel giugno 2026, si basa sull’analisi del DNA di 623 esemplari di beluga. A guidare la ricerca è stato il dottor Greg O’Corry-Crowe della Florida Atlantic University, insieme a scienziati del Dipartimento di Pesca e Caccia dell’Alaska e a cacciatori nativi della baia di Bristol. Un lavoro enorme, reso ancora più complicato dal fatto che le balene beluga trascorrono gran parte della loro esistenza sotto i ghiacci artici, dove osservarle direttamente è quasi impossibile.
Un sistema di accoppiamento più flessibile del previsto
Prima di questo studio, si pensava che i maschi di beluga più grandi e competitivi monopolizzassero la maggior parte degli accoppiamenti, come succede in molte altre specie di mammiferi marini. I ricercatori avevano formulato previsioni basate sulla teoria evolutiva e sul fatto che i maschi sono visibilmente più grandi delle femmine. Si aspettavano un sistema fortemente poliginico. Invece, l’analisi genetica ha raccontato una storia diversa.
I maschi risultano sì poliginici, ma in modo moderato. L’ambiente tridimensionale dell’acqua, evidentemente, limita la capacità di un maschio di controllare più femmine contemporaneamente. La vera sorpresa, però, riguarda la strategia a lungo termine. Le balene beluga possono vivere fino a 90 anni, forse anche di più. Questo significa che un maschio può permettersi di accumulare pochi accoppiamenti ogni stagione, distribuendoli su una vita riproduttiva lunghissima.
Le femmine, dal canto loro, si sono rivelate altrettanto strategiche. Cambiano compagno da una stagione riproduttiva all’altra, e secondo i ricercatori questa potrebbe essere una forma di scommessa evolutiva per ridurre il rischio di accoppiarsi con maschi di bassa qualità. Quando i cuccioli avevano fratelli o sorelle, nella stragrande maggioranza dei casi condividevano un solo genitore e non entrambi. Un segnale chiaro di quanto sia diffuso il cambio di partner.
Diversità genetica sorprendente in una popolazione piccola
Il dato forse più inatteso riguarda la salute genetica della popolazione. Con soli 2.000 esemplari, ci si aspettava di trovare segni evidenti di inbreeding e una diversità genetica ridotta. Invece le balene beluga della baia di Bristol mostrano livelli di diversità paragonabili a quelli di popolazioni molto più numerose. E questa diversità è rimasta stabile nel tempo, come hanno confermato i confronti con campioni storici.
Secondo O’Corry-Crowe, è proprio il continuo cambio di partner a spiegare questo risultato. Lo scambio frequente di compagni limita il numero di figli strettamente imparentati all’interno della popolazione, riducendo così la probabilità che individui troppo simili geneticamente finiscano per accoppiarsi tra loro.
I ricercatori avvertono comunque che altre popolazioni di balene beluga potrebbero comportarsi in modo diverso. Nella baia di Bristol le differenze di taglia tra maschi e femmine sono meno marcate rispetto ad altre zone, il che potrebbe indicare livelli di competizione tra maschi più bassi e, di conseguenza, sistemi riproduttivi differenti altrove. Studi futuri con l’uso di droni potrebbero finalmente permettere di osservare direttamente i comportamenti di accoppiamento in natura, aggiungendo un altro pezzo a un puzzle che resta in larga parte ancora da comporre.


