Una batteria quantistica che si carica più velocemente man mano che cresce: ecco il prototipo che cambia le regole
Un gruppo di scienziati ha costruito un prototipo funzionante di batteria quantistica, un dispositivo che sfrutta le leggi della fisica quantistica per immagazzinare e rilasciare energia. E il dettaglio più sorprendente è che questa batteria si carica più rapidamente quando aumenta di dimensioni, ribaltando completamente la logica delle batterie tradizionali. Il risultato, pubblicato il 13 marzo 2026 sulla rivista Light: Science & Applications, arriva dalla collaborazione tra CSIRO, l’agenzia scientifica nazionale australiana, la RMIT University e l’Università di Melbourne.
Ora, vale la pena fermarsi un attimo. Le batterie che conosciamo funzionano grazie a reazioni chimiche. Litio, cobalto, grafite: roba concreta, tangibile. Una batteria quantistica invece gioca su un terreno completamente diverso. Sfrutta fenomeni come la sovrapposizione quantistica e le interazioni tra luce ed elettroni per gestire l’energia in modi che, fino a poco tempo fa, esistevano solo nelle equazioni teoriche. Nessuno aveva ancora dimostrato che un dispositivo del genere potesse davvero caricarsi, trattenere energia e poi rilasciarla. Questo prototipo lo fa.
Più grande è, più veloce carica: il paradosso quantistico
Daniel Tibben, dottorando alla RMIT e coautore dello studio, ha spiegato che il team ha scoperto qualcosa di davvero inatteso. Le batterie quantistiche guadagnano velocità di ricarica all’aumentare delle dimensioni. Nelle batterie convenzionali non succede nulla di simile: anzi, spesso l’efficienza cala o resta invariata con la scala. Qui invece il comportamento si inverte, aprendo scenari potenzialmente rivoluzionari per i sistemi di accumulo energetico del futuro.
Il prototipo in sé è un piccolo dispositivo organico a strati, capace di ricevere energia tramite un laser, senza connessioni fisiche dirette. Questo aspetto della ricarica wireless non è un dettaglio secondario. Significa che la batteria quantistica potrebbe un giorno alimentare dispositivi a distanza, senza cavi e senza contatto. Daniel Gómez, professore di Fisica Chimica alla RMIT, ha definito il risultato una pietra miliare: «Abbiamo dimostrato un dispositivo che può essere caricato, conservare quell’energia e poi scaricarla. La speranza è che le batterie quantistiche smettano presto di essere un’idea puramente teorica».
Dal laboratorio alla realtà: cosa manca ancora
Il dottor James Quach, ricercatore del CSIRO e primo autore dello studio, ha descritto il prototipo come una dimostrazione di ricarica rapida e scalabile a temperatura ambiente. Le parole chiave qui sono proprio queste: temperatura ambiente. Molti esperimenti quantistici richiedono condizioni estreme, vicine allo zero assoluto. Ottenere risultati simili in condizioni normali cambia parecchio la prospettiva.
Quach ha anche condiviso una visione ambiziosa: «La mia ambizione finale è un futuro in cui le auto elettriche si ricarichino molto più velocemente di quanto serva per fare il pieno di benzina, o in cui i dispositivi vengano alimentati a distanza in modalità wireless». Non siamo ancora a quel punto, naturalmente. Il team sta ora lavorando per estendere la durata della carica, che resta uno degli ostacoli principali prima di qualsiasi applicazione commerciale.
Resta il fatto che questa batteria quantistica rappresenta il passo più concreto mai compiuto verso una tecnologia che fino a ieri sembrava relegata ai paper accademici. Tra ricarica istantanea, trasmissione wireless dell’energia e prestazioni che migliorano con la scala, il potenziale è enorme. Servirà ancora tempo, certo. Ma la direzione è tracciata.


