Il mistero del Colorado River: perché l’acqua continua a sparire
Per anni i gestori delle risorse idriche si sono trovati di fronte a un enigma apparentemente inspiegabile. Il Colorado River continuava a consegnare meno acqua del previsto, anche quando i livelli di neve accumulata in montagna sembravano più che incoraggianti. I numeri non tornavano, i modelli previsionali fallivano, e nessuno riusciva a capire dove finisse tutta quell’acqua. Ora, una nuova ricerca ha finalmente individuato il tassello mancante del puzzle: la pioggia primaverile, o meglio, la sua assenza.
Il punto è questo. Le primavere stanno diventando progressivamente più calde e più secche in tutta la regione del bacino del Colorado. E quando la stagione primaverile non porta pioggia, succede qualcosa di subdolo. Le piante, stimolate dal sole e dalle temperature più alte, iniziano a consumare quantità enormi di acqua di scioglimento nivale prima che questa riesca a raggiungere i fiumi. Cieli sereni significano più fotosintesi, più crescita vegetale e, inevitabilmente, più evapotraspirazione. L’acqua che dovrebbe alimentare il Colorado River viene letteralmente bevuta dalla vegetazione lungo il percorso.
La siccità del millennio e quel 70% che spiega tutto
Il dato più impressionante emerso dallo studio è che questo meccanismo spiega quasi il 70% del deficit idrico osservato negli ultimi decenni. Non si tratta di un fattore marginale. È la causa principale. E la cosa interessante è che questo fenomeno si lega direttamente alla cosiddetta Millennium drought, la siccità del millennio che sta colpendo il sudovest degli Stati Uniti da oltre vent’anni. Non è solo una questione di meno neve che cade. È una questione di cosa succede a quella neve dopo che si è depositata.
Il Colorado River fornisce acqua a circa 40 milioni di persone tra Stati Uniti e Messico. Alimenta l’agricoltura, le città, gli ecosistemi di sette stati americani. Capire perché il fiume rende meno di quanto promesso dalla neve è fondamentale per pianificare il futuro. E adesso che il meccanismo è stato identificato, i modelli di previsione potrebbero finalmente essere aggiornati per tenere conto di questa variabile ignorata troppo a lungo.
Cosa cambia da qui in avanti
La scoperta non risolve il problema, ovviamente. Ma cambia radicalmente il modo in cui gli esperti possono affrontarlo. Se le primavere secche sono destinate a diventare la norma con il cambiamento climatico, allora le proiezioni sulla disponibilità idrica del Colorado River vanno riviste al ribasso. Non basta più guardare quanta neve cade in inverno. Bisogna capire quanta di quella neve riuscirà effettivamente a diventare acqua di fiume. E questo dipende da fattori che finora erano stati sottovalutati: temperatura primaverile, copertura nuvolosa, attività delle piante. Un quadro molto più complesso di quello che si immaginava, ma finalmente più vicino alla realtà.


