Un fossile dall’Egitto riscrive le origini degli esseri umani
Le origini dell’uomo potrebbero non essere dove abbiamo sempre pensato. Un gruppo di ricercatori ha presentato una scoperta che rimette in discussione decenni di ipotesi consolidate, spostando l’attenzione dall’Africa orientale verso il nord del continente. Il protagonista di questa storia è un fossile di primate rinvenuto nel nord dell’Egitto, nella regione di Wadi Moghra, che risale a circa 17/18 milioni di anni fa. La nuova specie è stata battezzata Masripithecus moghraensis e, secondo chi l’ha studiata, potrebbe rappresentare il parente più vicino mai trovato alla linea evolutiva che ha dato origine a tutte le scimmie antropomorfe moderne, esseri umani compresi.
La pubblicazione, apparsa sulla rivista Science il 27 marzo 2026, porta la firma di Shorouq Al-Ashqar e colleghi ed è stata accolta con grande interesse dalla comunità scientifica. David Alba e Júlia Arias-Martorell, in un commento dedicato, hanno scritto senza mezzi termini che i paleontologi potrebbero aver cercato gli antenati delle grandi scimmie nel posto sbagliato. Non è una frase buttata lì per fare effetto: è il risultato di un’analisi filogenetica condotta con un metodo statistico avanzato, chiamato “tip dating” bayesiano, che combina le caratteristiche anatomiche del fossile con la sua datazione per stimare le relazioni evolutive e i tempi di divergenza tra le specie.
Perché Masripithecus cambia le carte in tavola
Per capire la portata di questa scoperta, vale la pena fare un passo indietro. La comunità scientifica concorda sul fatto che le prime scimmie antropomorfe siano comparse in Afro-Arabia durante l’Oligocene, oltre 25 milioni di anni fa. Successivamente, tra 14 e 16 milioni di anni fa, alcune di queste specie si sono diffuse in Eurasia. Il problema è che il passaggio tra le forme più antiche e le grandi scimmie moderne resta pieno di buchi, letteralmente. I fossili di quel periodo cruciale sono rari, frammentari e spesso difficili da interpretare. La maggior parte dei ritrovamenti proviene da poche località dell’Africa orientale, lasciando enormi aree inesplorate.
Ed è proprio qui che Masripithecus entra in gioco. Questo fossile proviene da una zona geografica che si trovava al crocevia tra Africa ed Eurasia, in un momento storico in cui i due continenti stavano diventando fisicamente collegati. I risultati dell’analisi suggeriscono che Masripithecus sia un ominoide basale, strettamente imparentato con il lignaggio che ha poi generato tutte le scimmie viventi.
Nord Africa, Levante o Mediterraneo orientale: nuove ipotesi sulle origini
La conclusione a cui arrivano i ricercatori è tutt’altro che banale. Le origini delle grandi scimmie moderne, e quindi anche le nostre, potrebbero risiedere nel nord dell’Afro-Arabia, nel Levante o nel Mediterraneo orientale. Non nell’Africa orientale, non nelle grandi savane del Kenya o della Tanzania che hanno dominato l’immaginario scientifico per generazioni. Questo non significa che quelle regioni perdano importanza nella storia evolutiva umana, ma il quadro si allarga parecchio.
Questa scoperta ricorda quanto poco sappiamo ancora dell’evoluzione umana e di quanto resti da esplorare. Il fossile di Masripithecus moghraensis è un pezzo di un puzzle enorme, ma è il tipo di pezzo che costringe a riorganizzare tutti gli altri. A volte basta guardare nel posto giusto.


