Il segreto della navigazione dei piccioni era nascosto nel fegato
La navigazione dei piccioni è uno di quei misteri della biologia che tiene impegnati gli scienziati da decenni. Come fanno questi uccelli a percorrere centinaia di chilometri e tornare esattamente al punto di partenza? La risposta, a quanto pare, non sta nel cervello né negli occhi, ma in un organo che nessuno avrebbe mai sospettato: il fegato. Uno studio pubblicato sulla rivista Science alla fine di maggio 2026 ha rivelato che cellule immunitarie ricche di ferro, nascoste proprio nel fegato, funzionerebbero come minuscoli sensori magnetici capaci di percepire il campo magnetico terrestre.
Il gruppo di ricerca, guidato da scienziati del Max Planck Institute of Animal Behavior, dell’Università di Bonn e dell’Università di Duisburg Essen, ha scoperto che i macrofagi epatici, ovvero cellule del sistema immunitario che si occupano di smaltire i globuli rossi invecchiati, accumulano ferro sotto forma di nanoparticelle cristallizzate. Questo ferro conferisce alle cellule proprietà superparamagnetiche, rendendole reattive ai campi magnetici. Analizzando diversi organi tradizionalmente associati alla magnetoricezione, come occhi, becco e cervello, il fegato ha mostrato di gran lunga la risposta magnetica più forte.
Quando il sole sparisce, il fegato diventa la bussola
La parte davvero sorprendente dello studio riguarda gli esperimenti di navigazione. I ricercatori hanno rimosso i macrofagi epatici da alcuni piccioni addestrati a tornare al proprio aviario da distanze superiori ai venti chilometri. Nei giorni di sole, i piccioni senza macrofagi riuscivano comunque a orientarsi, probabilmente sfruttando la posizione del sole come riferimento. Ma nelle giornate nuvolose, quando il sole era nascosto, questi uccelli perdevano completamente la rotta.
Questo dettaglio è fondamentale: dimostra che i piccioni utilizzano più sistemi di orientamento in parallelo, e che il senso magnetico legato al fegato diventa cruciale proprio quando altri riferimenti visivi vengono meno. Come ha commentato il professor Martin Wikelski, direttore del Max Planck Institute of Animal Behavior, quello che sembra un “sesto senso” nella navigazione degli uccelli potrebbe avere in realtà una base fisica concreta.
Un ponte tra sistema immunitario e sistema nervoso
Ma come arriva l’informazione magnetica dal fegato al cervello? I ricercatori hanno utilizzato la microscopia elettronica e scoperto che i macrofagi carichi di ferro si trovano molto vicini a fibre nervose. Questa disposizione suggerisce l’esistenza di un percorso di trasmissione attraverso cui i segnali magnetici potrebbero viaggiare dal fegato al sistema nervoso centrale. È la prima evidenza concreta di come il campo magnetico terrestre possa essere percepito all’interno del corpo e poi trasmesso al cervello per guidare il movimento.
Le implicazioni vanno ben oltre i piccioni. Animali come gli squali sono noti per la loro capacità di navigare senza fare affidamento sulla luce, il che apre la possibilità che meccanismi simili esistano in altre specie. I ricercatori non escludono che perfino gli esseri umani possano rispondere ai campi magnetici in modi ancora non compresi del tutto. La navigazione dei piccioni, insomma, potrebbe aver svelato un collegamento inatteso tra immunità e percezione dell’ambiente che ridefinisce la comprensione stessa di come gli animali si orientano nel mondo.


