Il riso nasconde un segreto: gli scienziati lo trasformano in un materiale intelligente
Che il riso potesse diventare protagonista di una scoperta ingegneristica, francamente, non se lo aspettava nessuno. Eppure un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall’Università di Birmingham ha scoperto che i chicchi di riso, quando vengono compressi, si comportano in modo decisamente bizzarro. E da questa stranezza è nato un materiale intelligente che potrebbe cambiare il modo in cui si progettano robot morbidi e dispositivi di protezione.
La faccenda funziona così: se si comprime il riso lentamente, i chicchi restano relativamente resistenti. Se invece la pressione arriva in modo rapido e improvviso, il materiale si indebolisce. Sembra controintuitivo, e lo è. Nella maggior parte dei materiali conosciuti succede esattamente il contrario. Questo fenomeno, che i ricercatori chiamano “rate softening”, dipende dal fatto che l’attrito tra i singoli chicchi crolla drasticamente quando le forze vengono applicate velocemente. Le reti interne di forza che normalmente sostengono il carico, in pratica, cedono.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Matter nell’11 giugno 2026.
Da una curiosità scientifica a un metamateriale che si adatta da solo
Il team non si è fermato alla scoperta. Ha usato questa proprietà insolita del riso per costruire un vero e proprio metamateriale, ovvero una struttura composita progettata per avere comportamenti che non esistono nei materiali naturali. Per farlo, gli scienziati hanno combinato unità granulari a base di riso con altri materiali come la sabbia, che al contrario diventa più resistente sotto carichi rapidi.
Il risultato è un materiale granulare capace di reagire in modo diverso a seconda della velocità con cui viene sollecitato. Può piegarsi, irrigidirsi o deformarsi in modi differenti, e la cosa notevole è che tutto questo avviene senza elettronica, senza sensori e senza alcun sistema di controllo attivo. È la fisica stessa a decidere come rispondere.
Come ha spiegato il dottor Mingchao Liu dell’Università di Birmingham: piuttosto che trattare questo fenomeno come una semplice curiosità, il gruppo di ricerca lo ha trasformato in un principio di progettazione. Un carico veloce innesca un comportamento, uno lento ne innesca un altro. Tutto in automatico.
Applicazioni concrete: robotica morbida e protezioni più sicure
Le implicazioni pratiche di questo materiale intelligente a base di riso sono tutt’altro che teoriche. Nel campo della robotica morbida, ad esempio, sistemi costruiti con questi metamateriali potrebbero risultare più leggeri, più sicuri e molto più adattabili rispetto ai robot tradizionali in metallo. Robot di questo tipo sarebbero particolarmente utili per lavorare accanto alle persone, in ambienti complessi, o per compiti delicati come l’assistenza chirurgica.
Ma c’è anche un altro ambito che potrebbe beneficiarne enormemente: l’equipaggiamento protettivo. Un materiale capace di rispondere diversamente in base alla velocità di un impatto potrebbe assorbire energia o deformarsi in modo controllato durante una collisione, riducendo il rischio di lesioni. E, vale la pena ripeterlo, senza bisogno di alimentazione esterna o componenti elettronici.
Quella che era partita come un’osservazione curiosa sui chicchi di riso compressi si è trasformata in qualcosa di molto concreto. La dimostrazione che anche i materiali granulari più comuni, quelli che chiunque ha in dispensa, possono diventare sistemi ingegnerizzati capaci di rispondere in modo intelligente alle sollecitazioni meccaniche. A volte le rivoluzioni partono davvero dai posti più impensabili.


