Schizofrenia, scoperta la mutazione che intrappola il cervello

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Una mutazione genetica potrebbe intrappolare il cervello in una realtà sbagliata

La schizofrenia è una delle condizioni psichiatriche più complesse da comprendere, e un nuovo studio potrebbe aver individuato un meccanismo chiave che spiega perché chi ne soffre fatica ad aggiornare la propria percezione del mondo. Un team di ricercatori del MIT ha scoperto che una specifica mutazione genetica altera un circuito cerebrale fondamentale, quello che collega il talamo mediodorsale alla corteccia prefrontale. Il risultato? Il cervello resta ancorato a convinzioni superate, anche quando la realtà circostante cambia in modo evidente.

La mutazione riguarda un gene chiamato grin2a, già segnalato in precedenti studi genetici su larga scala come associato alla schizofrenia. Questo gene produce una parte del recettore NMDA, una struttura presente sui neuroni e attivata dal neurotrasmettitore glutammato. Quando grin2a non funziona correttamente, il circuito cerebrale che permette di prendere decisioni flessibili si inceppa. Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience nell’aprile 2026, ha dimostrato tutto questo attraverso esperimenti sui topi, mostrando come gli animali portatori della mutazione genetica faticassero ad adattare il proprio comportamento a condizioni che cambiavano gradualmente.

L’esperimento che ha svelato il problema

Per capire come la mutazione genetica influenzi il processo decisionale, i ricercatori hanno progettato un compito piuttosto ingegnoso. Ai topi veniva data la possibilità di scegliere tra due leve: una offriva una ricompensa bassa ma costante, l’altra inizialmente garantiva una ricompensa molto più alta. Col passare del tempo, però, lo sforzo necessario per ottenere la ricompensa maggiore aumentava progressivamente.

I topi sani si comportavano in modo prevedibile: quando lo sforzo per la leva più vantaggiosa diventava eccessivo, cambiavano strategia e si orientavano verso l’opzione più semplice. Quelli con la mutazione in grin2a, invece, continuavano a oscillare tra le due opzioni molto più a lungo, ritardando la scelta più efficiente. Come ha spiegato Tingting Zhou, ricercatrice al McGovern Institute, nei pazienti con schizofrenia succede qualcosa di analogo: le convinzioni precedenti pesano troppo, e le nuove informazioni non riescono a scalfirle. Il cervello, in pratica, resta bloccato su una versione della realtà che non esiste più.

Una strada verso nuove terapie

La parte più promettente dello studio riguarda ciò che è successo dopo. Utilizzando l’optogenetica, una tecnica che permette di attivare specifici neuroni tramite la luce, il team è riuscito a riattivare il circuito compromesso nel talamo mediodorsale. E i topi hanno ricominciato a comportarsi normalmente, aggiornando le proprie scelte in base alle condizioni ambientali.

Anche se solo una piccola percentuale dei pazienti con schizofrenia presenta mutazioni nel gene grin2a, i ricercatori ritengono che la disfunzione di questo circuito talamocorticale possa rappresentare un meccanismo condiviso, alla base dei deficit cognitivi che caratterizzano molti casi della malattia. Guoping Feng, professore al MIT e tra gli autori senior dello studio, ha sottolineato come questo circuito sia con ogni probabilità uno dei meccanismi che contribuiscono alla compromissione cognitiva tipica della schizofrenia.

Il passo successivo? Il team sta già lavorando per identificare componenti specifici all’interno di questo circuito che possano essere bersagliati con farmaci mirati. Se la strada si rivelerà percorribile, potrebbe aprire scenari del tutto nuovi nel trattamento di una malattia che ancora oggi resta estremamente difficile da gestire, soprattutto sul fronte dei sintomi cognitivi, quelli che i farmaci attuali faticano maggiormente a controllare.

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